Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis e il default della Grecia
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Il countdown del default della Grecia

Il default rappresenta ancora una minaccia per la Grecia di Alexis Tsipras. Nei prossimi mesi il governo ellenico dovrà rimborsare più di 11 miliardi di debiti ai suoi creditori internazionali, e al momento senza un nuovo programma di aiuti Atene non sembra in grado di poter onorare le sue scadenze. Per questo motivo gli stati dell’eurozona spingono perché una decisione sull’eventuale proroga del programma per la Grecia sia già presa nella prossima riunione dell’eurogruppo.

 

TAPPE DEL DEFAULT GRECIA –

Il Consiglio Europeo di ieri sera è servito per avviare la discussione tra il governo di Alexis Tsipras e i creditori europei. Oggi gli esperti di Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale si incontreranno con il governo greco a Bruxelles per discutere di come conciliare le richieste dei Paesi creditori – una proroga del programma di aiuti che confermi la maggior parte delle misure di aggiustamento strutturale contenute nel Memorandum della Troika – e il rifiuto dell’austerità proclamato da Alexis Tsipras. Una conciliazione andrà in qualche modo trovata, per evitare il rischio default Grecia che spaventa gli investitori internazionali e potrebbe terremotare l’eurozona ancora incapace di ritrovare un percorso stabile di crescita.

  • 13 febbraio – I rappresentanti del governo greco e la Troika, sotto nome di copertura di “esperti”, si incontrano a Bruxelles per cercare una soluzione al debito greco. La delegazione delle istituzioni europee e internazionali, il nuovo nome della Troika, sarò guidata come prima dai dirigenti Declan Costello della Commissione, Klaus Masuch della Bce e Rishi Goyal del Fmi.
  • 16 febbraio – L’eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri finanziari dell’eurozona e decide in merito ai programmi di assistenza finanziaria per i Paesi dell’unione monetaria, si riunisce a Bruxelles per prendere una decisione sul rischio default Grecia. La maggior parte dei Paesi creditori spinge per un rinnovo del programma di aiuti ad Atene, visto l’elevato rischio di bancarotta.
  • 18 febbraio – Scadono gli aiuti straordinari alla liquidità delle banche adottati dal programma Ela. Questo tipo di supporto finanziario viene erogato dalle banche centrali nazionali, ma deve essere approvato dalla Bce. La Banca centrale europea dovrebbe acconsentire  a un rinnovo dei crediti Ela, che permettono agli istituti di credito di ottenere prestiti a un tasso del 1,55% senza la presentazione di adeguati collaterali.
  • 28 febbraio – A fine febbraio finisce il secondo programma di assistenza finanziaria per la Grecia, adottato nel 2012 e prolungato di due mesi a fine 2014. Il governo di Atene dovrà rimborsare più di due miliardi di euro ai suoi creditori entro la fine di questo mese.
  • 1° marzo – La Grecia potrebbe diventare insolvente senza l’erogazione di nuovi prestiti. In questo momento si stima che nelle casse di Atene ci siano circa 7 miliardi di euro, che dovrebbero pagare circa 11 miliardi di debiti entro la fine dell’estate del 2014, oltre a finanziare l’erogazione di stipendi e pensioni pubblici così come le altre attività statali.
  • Fine marzo – La Grecia deve rimborsare oltre 4 miliardi di euro ai suoi creditori internazionali, di cui poco meno di 3 al Fondo monetario.
  • 20 luglio – La Grecia deve rimborsare debiti alla Bce di circa 3,5 miliardi di euro
  • 20 agosto – La Grecia deve rimborsare altri 3,2 miliardi di euro di debiti alla Bce.

 

Il rischio default Grecia è giudicato assai elevato visto che non si capisce come il governo di Atene possa rimborsare i suoi debiti e finanziarie le attività correnti senza nuovi prestiti internazionali. I tassi richiesti attualmente dai mercati dei capitali, ben superiori a una media del 10%, sono semplicemente insostenibili per quasi ogni economia, specie per una come quella ellenica che si trova in deflazione e con una crescita del Pil nominale stagnante nel caso migliore. A peggiorare la situazione per le finanze pubbliche greche è arrivata la forte flessione del gettito fiscale registrato a gennaio, quando lo stato ha incassato il 23% in meno delle entrate previste.

Photocredit:  REUTERS/Francois Lenoir