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Lista Falciani, ecco i nomi degli italiani

Dal presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, all’amministratore delegato di Benetton, Eugenio Marco Airoldi, passando per il sondaggista Renato Mannheimer, l’imprenditore Giulio Malgara, l’ex rettore della Bocconi, Luigi Guatri. Sono soltanto alcuni dei nomi più noti, come svela l’Espresso, tra i 7mila italiani presenti nell’elenco segreto dei clienti della filiale svizzera di Hsbc. Ovvero, quelli presenti nella lista Falciani, l’archivio trafugato da un ex funzionario della banca, svelato dopo anni di indiscrezioni. Un elenco che ha fatto emergere, in totale, i nomi di circa centomila clienti provenienti da 200 diversi Paesi del mondo che avevano depositato tra il 2006 e il 2007 circa 180 miliardi di euro nei forzieri della Hsbc Private Bank a Gineva. Fondi sui quali, in alcuni casi, c’è l’ombra pesante dell’evasione fiscale.

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DAL PRESIDENTE DI TELECOM ALL’EX RETTORE BOCCONI, I PRIMI NOMI DEGLI ITALIANI NOTI NELLA LISTA FALCIANI –

Il settimanale aveva già anticipato come nella lista Falciani comparissero i nomi dello stilista Valentino Garavani, di Flavio Briatore e di Valentino Rossi. I quali avevano però replicato all’Epresso di non avere più conti in sospeso col Fisco italiano. Ma non solo. Dalle anticipazioni dell’Espresso era poi emersa la presenza nell’elenco di due parlamentari italiani. Ovvero, Giuseppe Civati (Pd) e il defunto Giorgio Stracquadanio (radicale passato a Forza Italia, molto vicino a Marcello Dell’Utri). Se i familiari di Stracquadanio non hanno voluto rilasciare commenti sul conto di circa 10,7 milioni di dollari legato all’ex parlamentare, l’ex candidato alla segreteria dem ha replicato per chiarire la sua situazione. A Civati è collegato a un deposito con soli 6.589 dollari di cui è titolare il padre Roberto, ex amministratore di aziende importanti come la Radaelli Tecna di Milano. Ha spiegato Civati:

«Non ho mai avuto accesso a quel conto, di cui non sapevo proprio niente. Solo ora mio padre mi ha spiegato di averlo aperto quando era amministratore e azionista della Redaelli, che aveva fabbriche anche all’estero: c’erano soldi regolarmente dichiarati nei bilanci. Nel 2011 la Finanza ha sottoposto mio padre a una verifica a cui non è seguita alcuna contestazione. Il conto si è estinto nel 2011 per effetto delle spese bancarie, senza che dal 1998 sia mai stato effettuato alcun versamento o prelievo»

GLI ITALIANI NELLA LISTA FALCIANI. ECCO CHI HA BENEFICIATO DELLO SCUDO VARATO DAL GOVERNO BERLUSCONI

La lista fa emergere una “fotografia” della situazione che risale al 2007. Come sottolinea l’Espresso, secondo la Guardia di Finanza sono stati 1264 gli italiani che hanno beneficiato dello scudo fiscale varato dal 2009 dal governo Berlusconi per mettersi in regola con il Fisco:

«Le indagini hanno portato alla denuncia alla magistratura di soli 190 presunti evasori. È la conferma che il meccanismo legale ideato dall’ex ministro Giulio Tremonti per consentire il rimpatrio dei capitali esportati illegalmente all’estero si è trasformato in un salvacondotto di massa. In effetti, molti dei clienti della Hsbc interpellati da “l’Espresso” hanno precisato di aver sfruttato lo scudo fiscale per riportare in Italia i loro soldi. È questa, per esempio, la spiegazione fornita dall’ex rettore della Bocconi Guatri che, interpellato per questo articolo, ha detto di «non ricordare» questo conto all’Hsbc, ma di «aver comunque aderito allo scudo fiscale alcuni anni fa». Il finanziere Luigi Maria Clementi, presidente del gruppo turistico I Grandi Viaggi (quotato in Borsa), ha invece rimpatriato 134 milioni di dollari nel 2009, con l’ultimo dei tre condoni. L’elenco dei salvati dallo scudo comprende lo stilista Roberto Cavalli, con un deposito di 1,7 milioni di dollari. Cavalli ha dichiarato tramite portavoce di aver regolarizzato la sua posizione. Lo scudo ha dato una mano anche all’avvocato d’affari Alberto Ledda che compare nella lista Falciani (con 402 mila dollari) al pari del brianzolo Enrico Ferrari (4,1 milioni), già direttore dell’Autodromo di Monza, sotto processo per presunti reati legati al gestione della pista, dei due fratelli Claudio e Alberto Pederzani (10,3 milioni), gioiellieri con vetrina in via Monte Napoleone e di Manuela Ronchi (72 mila euro), ex manager del ciclista Marco Pantani», si legge.

TUTTI I NOMI

In totale, gli oltre 7mila italiani hanno depositato nella filiale di Ginevra circa 6,8 miliardi di euro. Nel 2008, però, la metà dei conti era vuota, perché questi erano stati chiusi o svuotati. Di certo, non è un reato – va precisato – trasferire soldi in Svizzera, se tutto viene segnalato nella dichiarazione dei redditi. Tra i nomi emersi nella lista Falciani, il presidente di Telecom Recchi ha spiegato all’Espresso di aver chiuso il suo conto nel 2004 e come questo rappresentasse un investimento personale regolarmente denunciato. Stessa difesa (ovvero, “tutto dichiarato”) per Airoldi, numero uno di Benetton. Poi emergono altri nomi, tra coloro che risiedono all’estero:

«Edoarda Vesel Crociani, proprietaria del gruppo Vitrociset, che produce radar e sistemi elettronici, risulta invece intestataria insieme a due famigliari di un conto su cui a fine 2007 erano depositati poco più di 15 milioni. Edoarda Vesel è la vedova di Camillo Cruciani, il manager di Stato, morto nel 1980, coinvolto nello scandalo Lockheed. Il suo legale ha spiegato che «la signora Vesel Crociani ha definitivamente lasciato l’Italia dal 1976, per trasferirsi con la propria famiglia prima in Messico, poi negli Stati Uniti e dal 1980 a Montecarlo, dove ha acquisito la nazionalità monegasca», per cui «non ha alcun obbligo di dichiarare alle autorità italiane il proprio conto, sul quale non sono mai confluiti redditi provenienti dall’Italia».

Emerge anche il nome di Davide Serra, finanziere residente a Londra noto per aver partecipato più volte alla Leopolda di Renzi – con tanto di uscite polemiche, sotto accusa per le frasi sul diritto allo sciopero da limitare, poi in parte rettificate – e per il suo sostegno al premier. Attraverso un portavoce, ha precisato di essere titolare di un conto alla Hsbc e di rispettare le regole del sistema fiscale inglese. 

Nella lista anche il “re dei panzerotti”, Luigi Luini: a lui era legato nel 2007 un conto da circa 250 mila dollari all’Hsbc. Il diretto interessato ha fatto sapere che si trattava di «un conto di famiglia, chiuso da anni, su cui l’Agenzia delle Entrate non ha formulato rilievi».

CHI RICORCA POCO O NON COMMENTA

Nell’elenco dei nomi contattati dall’Espresso c’è anche chi ha spiegato di  “non ricordare” di aver posseduto conti all’Hsbc. Questo è il caso di Luigi Zunino, un uomo d’affari. O di Renato Mannheimer, sondaggista già finito coinvolto in un’inchiesta per evasione fiscale. E poi c’è Franco Gussalli Beretta, dirigente della nota fabbrica d’armi al quale è collegato un conto di 4 milioni e 136 mila dollari, che ha spiegato di non aver “nulla da dire”, precisando però di aver richiesto il supporto di consulenti che agiscono “nel rispetto delle normative”. Nessun commento nemmeno dalla giornalista e scrittrice Ludina Barzini, dall’attrice Stefania Sandrelli, dalla cantante Ornella Vanoni o da altri clienti noti alle cronache come la figlia di Raul Gardini, Eleonora, a cui è associato un deposito di 722 mila dollari. Ma non solo. In diversi preferiscono non commentare. Compreso l’imprenditore Adolfo Savini, che ha creato il gruppo Olidata.

Nella lista, infine, ci sono anche condannati e imputati. Come Daniele Lorenzano, ex dirigente Fininvest, già punito con una condanna di tre anni e otto mesi per frode fiscale nel processo Mediaset. Lorenzano ha spiegato all’Espresso di non essere soggetto al fisco italiano perché residente all’estero. Ma c’è anche il caso dell’imprenditore Giorgio Dal Negro, assolto nel processo Mediaset per mancanza di dolo. Spiega il settimanale:

«I conti esteri scoperti con le indagini penali erano inutilizzabili dal fisco. Il problema si è riaperto con la lista Falciani, che gli attribuisce un conto svizzero da oltre 12 milioni. «Dal Negro ha regolarizzato la sua posizione», chiarisce il suo difensore, Nadia Alecci, «versando a rate l’intero importo che gli è stato contestato dalla Finanza»