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La Banca d’Italia commissaria Banca Etruria

«Gravi perdite del patrimonio dovute a «consistenti rettifiche sul portafoglio crediti». Sono queste le ragioni che hanno indotto la Banca d’Italia a proporre al ministero dell’Economia il commissariamento di Banca Etruria, istituto di credito di cui è vicepresidente Pier Luigi Boschi, papà del ministro delle Riforme Maria Elena.

 

pier carlo padoan

 (Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Foto di Fabio Cimaglia da archivio LaPresse)

 

BANCA ETRURIA, PADOAN ‘COMMISSARIA’ IL PAPÀ DEL MINISTRO BOSCHI – Le perdite sarebbero emerse dagli «accertamenti» di Bankitalia, che ha dunque sciolto il cda e nominato due commissari, Riccardo Sora e Antonio Pironti. Del caso parla oggi Il Corriere della Sera in un articolo a firma Mario Gerevini:

Non è uno dei «tanti» commissariamenti per almeno due ragioni, una tecnica e una «politica». È una società quotata in Borsa e dunque la decisione tocca anche, indirettamente, una serie di puri investitori, italiani ed esteri. E poi si potrebbe dire che il ministro Pier Carlo Padoan commissariando l’Etruria ha «commissariato» il papà del ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, e cioè Pier Luigi Boschi vicepresidente dell’istituto di Arezzo. E proprio il ministro Boschi su Twitter ha immediatamente commentato: «Smetteranno di dire che ci sono privilegi?» e «Dura lex, sed lex».

 

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BANCA ETRURIA, 22,9% DI CREDITI DUBBI – Come ricostruisce Il Corriere della Sera, la Banca d’Italia tiene sotto osservazione l’Etruria da diverso tempo. La banca ha 1.800 dipendenti, 186 sportelli e una percentuale del 22,9% di crediti dubbi sul totale dei crediti alla clientela, il doppio di quasi tutte le altre Popolari:

La Vigilanza più volte negli ultimi anni è andata in pressing sui vertici della banca. Squilibri tecnici, rischi di credito, carenze di organizzazione e di governo societario. A un certo punto un terzo del portafoglio crediti era in default. Quando un consiglio di amministrazione riceve verbali ispettivi di quel tenore e ha il fiato sul collo degli ispettori, di solito oltre alle sanzioni (effettivamente comminate nell’ottobre scorso per un totale di 2,5 milioni), scatta la classica pulizia. In questo caso è stata fatta troppo superficialmente e la situazione è degenerata.

I conti al 30 settembre parlano addirittura di una perdita di 126 milioni.

(In copertina: il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Foto di Fabio Cimaglia da archivio LaPresse)