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I cani che fiutano i soldi

I cash dog al lavoro negli aeroporti “riportano” due milioni di euro

Due milioni di euro in due anni. Soldi destinati a prendere illegalmente la via dell’estero e intercettati dall’infallibile fiuto di cani addestrati a sentirne l’odore.

I CASH DOG – Si chiamano “cash dog” l’ultima, efficacissima arma sfoderata dalla Guardia di finanza contro il fenomeno dell’export in nero di valuta: i primi due, ribattezzati Tango e Cash, sono entrati in servizio all’aeroporto di Malpensa giusto due anni fa. E il buon esito della sperimentazione ha convinto i vertici delle Fiamme gialle ad “arruolarne” da un paio di mesi altri quattro, a Venezia-Tessera, Capodichino, Torino Caselle e Ponte Chiasso: a Zeb, quello schierato al confine con la Svizzera, sono bastati pochi giorni per finire sui giornali grazie alla scoperta di 65mila euro nascosti nelle scarpe e nel reggiseno di una insospettabile quarantenne in transito al valico autostradale di Brogeda.

IDEA INGLESE – “L’idea non e’ nostra – ammette il tenente colonnello Luigi Macchia, comandante del Gruppo di Malpensa delle Fiamme gialle – l’abbiamo ripresa dagli inglesi, ma ci e’ piaciuta subito e ci abbiamo lavorato su con convinzione”. Il primo passo e’ stato quello della scelta della razza: niente pastori tedeschi, bravissimi nell’individuare stupefacenti ed esplosivi ma con un approccio un po’ troppo “aggressivo” per un controllo di questo tipo, e niente springer spaniel come oltre Manica, “abbiamo pensato subito ai labrador”, che per socievolezza e facilita’ di apprendimento sono gia’ usati in diversi campi, dalla ricerca delle persone alla guida dei non vedenti, passando per la pet-teraphy.

I LABRADOR – “L’addestramento (nel centro di Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, ndr) ha richiesto tempo e pazienza – ricorda Macchi – parafrasando il vecchio detto latino, potremmo dire che ‘pecunia olet’. Solo che a odorare e’ l’inchiostro usato per la stampa, e l’inchiostro usato per gli euro non e’ lo stesso dei dollari, le due valute statisticamente piu’ esportate”.

I DIECIMILA EURO – Non solo: senza dichiararlo prima, si possono portare fuori dal paese fino a 10mila euro, quindi “per evitare troppe ‘positivita’ ai controlli i nostri cani sono stati ammaestrati a fiutare dai 50mila euro in su. Peccato che somme cosi’ ingenti era impossibile averle per il training: troppi alti i rischi. E cosi’ abbiamo dovuto ‘ripiegare’ su banconote… tritate, ovvero su banconote ormai logore, ritirate dalla circolazione e ridotte in pezzi cosi’ minuti da non poter essere ricostruite”.

LA FASE DI PROVA – La fase di prova, come detto, e’ partita a fine 2009 alla Malpensa e i risultati ottenuti hanno superato persino le aspettative: “i flussi del denaro esportato illegalmente – sottolinea il tenente colonnello Macchi – sono diretti per lo piu’ verso la Cina e alcuni paesi latino americani e i trucchi usati dai ‘corrieri’ sono i piu’ disparati: di solito chi cerca di far uscire somme tanto consistenti le nasconde addosso o nel bagaglio a mano ma da quando ci sono i nostri ‘cash dog’ c’e’ chi comincia a occultarle nei bagagli da stivare. Noi continuiamo a usare i metodi di screening tradizionali, affinando le tecniche di intelligence e le analisi su giorni e orari a rischio, e ogni volta che possiamo ci facciamo aiutare dai nostri labrador che naturalmente non possono essere fatti lavorare per piu’ di 5 o 6 ore: il pericolo e’ di stancarli troppo”. Attualmente l’Italia e’ – con Inghilterra, Israele, Sud Africa e Stati Uniti – uno dei 5 Paesi al mondo che ricorrono ai cani fiuta-soldi, ma “presto – assicura l’ufficiale – altri imboccheranno la stessa strada”. (AGI)