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«Gli ultras della Croazia volevano mandare un messaggio alla Federazione»

I tifosi croati che domenica hanno interrotto Italia-Croazia a San Siro volevano mandare un messaggio chiaro alla propria Federazione ed al padre-padrone del calcio del loro Paese, l’amministratore delegato della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic, descritto come il «burattinaio» della Federazione Croata di Calcio.

LaPresse - Fabio Ferrari
LaPresse – Fabio Ferrari

UN MESSAGGIO ALLA FEDERAZIONE – Secondo quanto riportato dal Guardian, i 200 tifosi croati responsabili del lancio di fumogeni e del rischio di un’interruzione di un incontro dominato fino a quel momento dai ragazzi di Nico Kovac sono in queste ore oggetto di violente critiche da parte dell’opinione pubblica e della stampa del loro Paese. Ma appunto non si è trattato né di una spacconeria né di una violenza gratuita. Quelle persone volevano catturare l’attenzione della politica pallonara del loro Paese mettendola a nudo nella propria inadeguatezza. E per farlo hanno scelto di essere pronti a tutto, anche a danneggiare la loro Nazionale se fosse stato il caso.

 

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L’ACCUSA AI BAD BLUE BOYS DELLA DINAMO ZAGABRIA – Detto che ancora bisogna capire come hanno fatto ad entrare i fumogeni a San Siro, l’atteggiamento aggressivo dei tifosi contro la Polizia ha creato interrogativi, domande e necessità di trovare un colpevole. Il responsabile della sicurezza della Federazione Croata, Zoran Cvrk, ha puntato il dito contro i Bad Blue Boys, gruppo organizzato a sostengo della Dinamo Zagabria: «2-300 di loro sono arrivati allo stadio con mezzi propri e con i biglietti procurati da loro amici italiani». Secondo altre fonti, insieme a loro ci sarebbero stati membri della Torcide dell’Hajduk Spalato, i più acerrimi rivali della tripla B.

TUTTI CONTRO ZDRAVKO MAMIC – Molti tifosi in Croazia si ritengono una specie in via di estinzione in un ambiente controllato dalla Federazione e da Zdravko Mamic. I tifosi della Dynamo negli ultimi anni sono stati oggetto di un’attenzione maniacale che ha portato all’allontanamento di centinaia di supporter colpevoli anche di aver cantato cori contro lo stesso Mamic che, continua il Guardian, gestisce la squadra come se fosse un qualcosa di sua proprietà nonostante sia arrivato nel 2011 dopo il voto dell’assemblea dei soci, assemblea nella quale ogni membro può essere eletto alla guida del sodalizio.

LA SITUAZIONE DELL’HAJDUK SPALATO – Nello specifico, i tifosi dell’Hajduk Spalato si sentono presi di mira da una Federazione -e da Mamic- che sanziona pesantemente ogni loro intemperanza quando per i tifosi delle altre squadre le conseguenze sono minime. Di contro gli scandali che coinvolgono alti membri della Federazione, come sospetti di combine e anche un’aggressione condotta da un funzionario della Federazione al presidente dell’Hajduk, passano sotto silenzio. Inoltre molti pensano che la Nazionale sia diventata in realtà una specie di vetrina per i giocatori della Dinamo che possono essere vendute a prezzi gonfiati. Il risentimento dei tifosi dell’Hajduk a tal proposito è tale che negli ultimi anni la Croazia ha giocato più spesso a Londra che a Spalato.

I CANTI NAZIONALISTI – A rendere le cose ancora più intricate il fatto che sugli spalti di San Siro sono comparsi degli striscioni con su disegnata una U stilizzata, il simbolo degli Ustascia, i fascisti croati responsabili dalla seconda guerra Mondiale in poi di uccisioni di massa nei campi di concentramento di Serbi, Ebrei, Rom e Croati antifascisti. Molti tifosi cantavano il famoso Za Dom Spremni, letteralmente «per la Patria, pronti!», il saluto degli Ustascia, grido che è costato a Joe Simunic una squalifica internazionale di 10 gare. Non è mancato neanche il «Ajmo ustase», Avanti Ustascia, un grido inneggiante al movimento che, nel 1941, diede all’Italia fascista parti del Paese, tra cui Spalato.