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Moncler, Bertelli (Prada) sul servizio di Report: «Una dimostrazione della stupidità umana»

A dieci giorni dal servizio di Report su Moncler, nel quale veniva denunciata la pratica dello spiumaggio e i maltrattamenti sulle oche per la produzione dei piumini del marchio di abbigliamento, il patron di Prada Patrizio Bertelli butta fuoco sulla benzina ravvivando la polemica, dichiarando che il servizio mandato in onda è «una dimostrazione della stupidità umana». Nel programma aveva trovato spazio anche Prada, che produce in Transnistria – un Paese non ancora riconosciuto dall’Onu e formalmente parte della Moldavia – per abbattere i costi. «Naturale che in un mondo globalizzato una impresa cerchi risorse produttive con costi più contenuti, per esempio in Ucraina o in Slovenia, e non si può impedirlo in un mercato liberale. Questo non vuol dire che noi dobbiamo fare i carabinieri sui produttori ai quali ci affidiamo» ha detto Bertelli prendendosela con Report.

Nella foto: Patrizio Bertelli (Stefano De Grandis/Lapresse)
Nella foto: Patrizio Bertelli (Stefano De Grandis/Lapresse)

BERTELLI ALL’ATTACCO DI REPORT – Prada, in occasione del Milano Global Fashion Summit, fa riferimento a quello che definisce un «famoso antagonismo» che non ha mai capito nei confronti di chi ha a che fare per lavoro con gli animali e ne sfrutta i prodotti. si tratta di «persone che hanno una cultura ormai passata da 30 anni che affrontano il problema delle oche esattamente come coloro che sostengono che il palio di Siena vada chiuso per i cavalli», dichiara Bertelli che conclude «Non capisco quale possa essere la distinzione con una gallina o una balena».

LA RISPOSTA DELLA GABANELLI» – «È vero, non c’è niente di male ad andare a produrre all’estero così come non è illegale a essere avidi», risponde nel merito la giornalista di Rai3. «Dico che quella di Prada è avidità perché parliamo dell’industria del lusso che si fregia del titolo ‘Made in Italy’ producendo invece in Paesi lontani dall’Italia. Posso capire una piccola azienda con un margine di guadagno di pochi euro che decide di delocalizzare per sopravvivenza. Capisco molto meno le aziende che hanno margini di guadagno altissimi come Prada e gli altri marchi che vivono anche sul fatto di vendere capi che usano impropriamente la dicitura Made in Italy». Gabanelli attacca poi il patron di Prada ricordando un’inchiesta di Report sulla produzione di borse Prada a Napoli: «Si ricordi il signor Bertelli chi davvero ha rovinato il made in Italy. A proposito – racconta – noi di Report con la Gdf entrammo nei laboratori di Napoli dove artigiani in nero producevano per 28 euro al pezzo borse Prada che venivano rivendute a 400» La giornalista conclude: «Sul capo di Bertelli c’è un inchiesta aperta per un elusione fiscale 460 milioni. Io per esempio non ho nessuna inchiesta di questo genere». E poi, la stoccata finale: «Spende molti soldi per monitorare la stampa, ne spenda anche per controllare cosa succede negli stabilimenti di produzione».

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VECCHI ATTRITI – Tra Bertelli e la Gabanelli vi sono attriti dal 2009, quando l’imprenditore denunciò la trasmissione di Rai 3 in seguito alla messa in onda di un servizio, sempre a firma di Sabrina Giannini, dal titolo «Gli schiavi del lusso». Nell’inchiesta si mostrava come le borse e gli accessori di Prada venissero prodotti a costi bassissmi rispetto a quelli con cui adavano sul mercato, a discapito della qualità del prodotto. Il procedimento venne però archiviato nel 2011 perché, scrisse il gip «Le notizie riportate nel servizio oggetto di querela sono veritiere; sussisteva certamente l’interesse pubblico alla conoscenza delle stesse; infine la modalità di esposizione appaiono indubitamente improntate a correttezza».

 

 

 

(Photocredit: Cosima Scavolini/LaPresse & Stefano De Grandis/Lapresse)