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Tav, costi triplicati: “Se è così fermiamo tutto”

Tav, i costi della grande opera Torino-Lione sono quasi triplicati e nessuno sembra spiegarsi perché. Aumenti del 165%, a spanne, contenuti nel contratto di programma firmato ad agosto fra Rete Ferroviaria Italiana e il ministero, e inserito per l’approvazione nel decreto “Sblocca Italia“. Si passa da 2,9 miliardi di finanziamento a 7,7 miliardi, di cui 4,16 interamente a carico dello stato: un aumento che nessuno condivide, nemmeno gli esponenti politici che storicamente sono sempre stati sostenitori del tunnel sotto le Alpi.

“SE E’ COSI’ FERMIAMO TUTTO” – A parlare su tutti i giornali è oggi Stefano Esposito, senatore del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Trasporti del Senato, da sempre in primissima linea per la realizzazione dell’opera e minacciato anche dal movimento No-Tav, che oggi dice: “Se le cose stanno così, fermiamo tutto. Se il costo effettivamente aumentasse così ci metterei un minuto a presentare una mozione per fermare i lavori e il primo firmatario sono io“. La cosa che sorprende è che nessuno sa perché i costi siano così lievitati: “Ho chiesto tutte le informazioni, ma le risposte date non mi hanno convinto. Quelle italiane sono cifre opache”. La spiegazione ufficiale di questi rialzi dovrebbe essere quella data dalla Ltf, che realizza il tratto internazionale dell’opera, che ha dichiarato che “l’aumento del 3,50 % annuo serve a compensare l’eventuale crescita dei costi in futuro”, ma per Esposito “solo i mafiosi applicano un tasso di interesse e inflazione al 3,50%”.

“INCREDIBILE” – Anche Altero Mattioli, ex ministro delle Infrastrutture di Forza Italia, si dice stupidto: “E’ incredibile. La costruzione della Torino Lione non si può affrontare con questa superficialità“. Repubblica ha contattato il commissario di governo di Rete Ferroviaria che si accoda allo stupore: “Non so darmi una spiegazione razionale, si tratta di una sommatoria di negatività che mi auguro siano frutto di un caso. Mi sembra una roba fatta da contabili che non tiene conto del contesto economico”. Tali revisioni al rialzo dell’inflazione dipenderebbero da un tasso di rialzo deciso “in un contesto macroeconomico che prevedeva una forte crescita dei prezzi di petrolio, elettricità e macchinari che invece non si è verificata a causa della crisi”. Insomma, un preventivo stellare e che nessuno si sa spiegare. Giuseppe Civati e Sinistra Ecologia e Libertà rilanciano l’idea di una commissione di inchiesta: “Un’idea evidentemente non così peregrina“.