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Gli speculatori tornano a scommettere contro l’Italia

Nelle ultime settimane sui mercati dei capitali è tornata la paura della rottura dell’euro. I timori di una disgregazione dell’unione monetaria non si rivolgono più verso i Paesi che sono stati assistiti dalla Troika come Grecia o Irlanda, bensì verso Francia e sopratutto Italia. Un dato confermato dalla fuga dei capitali dall’eurozona registrata a settembre, con 18 miliardi di euro che sono andati via nonostante un consistente surplus nel bilancio delle partite correnti.

L’ITALIA E IL RISCHIO DI ROTTURA DELL’EURO – I mercati finanziari stanno tornando a speculare sulla rottura dell’eurozona? Movimenti massicci in questo non si vedono ancora, ma diversi segnali indicano come gli investitori percepiscano un diverso futuro rispetto alla crescente integrazione dell’unione monetaria. Settimana prossima verrà avviata, dopo gli stress test, l’unione monetaria, ma i timori per la disgregazione dell’eurozona sono tornati su valori record che mancavano dall’inverno del 2013. Il quotidiano tedesco Die Welt rimarca come l’indice di rottura dell’euro (Euro-Break-up Index, Ebi) rilevato dalla società finanziaria Sentix sia cresciuto in modo significativo nell’ultimo mese. «In questo momento il 12% degli investitori si aspetta che un Paese lasci l’unione monetaria entro un anno. Le probabilità di uscita della Francia si sono triplicate, mentre l’Italia è la Nazione che ha registrato il più significato peggioramento. Il suo valore è tornato quello di inizio 2013, dopo i pessimi risultati degli stress test della Bce». Per gli investitori monitorati dall’indice Ebi l’Italia ha il 3% di lasciare l’eurozona, mentre Spagna o Portogallo non arrivano all’1%.

L’ITALIA E I RENDIMENTI DEI BOND SOVRANI – Nell’indice Ebi solo Grecia e Cipro hanno valori superiori a quelli dell’Italia, che ha ormai sorpassato gli altri Paesi che hanno ricevuto gli aiuti finanziari negli anni dell’eurocrisi. Sebastian Wanke, uno dei responsabili di Sentix, sottolinea come i timori per il collasso dell’unione monetaria sia cresciuto per la prima volta in modo rilevante da molti mesi ormai. Die Welt rimarca come il peggioramento dei valori per il nostro Paese sia testimoniato anche dalla crescita dei tassi di interesse dei nostri titoli di Stato decennali. Lo spread è passato nell’ultimo mese da un valore di 130 a 165 punti base, e la distanza tra Btp e Bonos iberici è tornata sui massimi del 2012. I rendimenti sui bond decennali emessi dal ministero del Tesoro è ora pari a 2,5%, un valore apparentemente basso, visto le crollate aspettative di inflazione. Con una crescita dei prezzi così contenuta, pari a poco più di 0, il tasso reale è di circa 2 punti percentuali, non molto inferiore rispetto ai valori di inizio 2013. Il servizio del debito diventa difficilmente sostenibile se consideriamo la crescita praticamente piatta del Pil nominale da ormai diverso tempo.

L’EUROZONA E LA FUGA DEI CAPITALI – Secondo Die Welt un altro dato inquietante sui timori dei mercati sul futuro dell’eurozona è la fuga dei capitali registrata a settembre. Secondo gli ultimi dati della Bce 17 miliardi di euro hanno abbandonato l’unione monetaria, e già a agosto per la prima volta il saldo era tornato negativo dopo molti mesi con il segno più. Il deflusso di settembre è stato il più consistente dal febbraio 2012. Il dato desta timori visto che l’eurozona ha un surplus nella bilancia delle partite correnti, ovvero esporta di più rispetto a quanto importa. Un economista di Barclays rimarca al quotidiano tedesco come l’unione monetaria registri afflussi di capitale normalmente, visto il surplus commerciale che genera la sua economia. «Solo in un’acuta eurocrisi, quando gli investitori temono per la sua rottura, si verificano movimenti che compensano il surplus commerciale con un deflusso di capitali».Secondo Die Welt, considerando il surplus finanziario generato nella nostra bilancia commerciale, ciò significa che in realtà a settembre 35 miliardi hanno abbandonato l’unione monetaria.

Photo credit: DENIS CHARLET/AFP/Getty Images