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Bene la Leopolda, disastro Marino

LA LEOPOLDA DI MATTEO RENZI 8
“Non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd e riportarlo dal 41 al 25%. Non consentiremo a nessuno di fare del Pd il partito dei reduci, delle statue di cera”. In questa frase si racchiude il senso della tre giorni della sinistra renziana che segnerà il futuro del Pd e del governo. La scissione in atto non è tra le persone di uno stesso partito, tra Faraone o Fassina, tra la Serracchiani e la Bindi, ma è una frattura non più ricomponibile tra due mondi e due culture anteposte. Tralasciando ogni giudizio sull’azione di governo, che dipende delle sensibilità politiche del singolo, chi contesta Renzi sbaglia nel pensare che non abbia idee o che la Leopolda sia solo un evento di corrente. Insomma, quel gran bel pezzo della Leopolda, piaccia o no, è stato il luogo di formazione politica della classe dirigente che attualmente governa l’Italia. Robetta non da poco…

SILVIO BERLUSCONI 7
“Il trasversalismo di Matteo Renzi tutto sommato nonostante forti limiti, è da considerarsi un progresso… Io ovviamente non sono renziano, questo è il succo della caricatura nemmeno troppo divertente che si fa della mia posizione. Spero semmai che il più giovane contraente impari qualcosa dall’esperienza del più vecchio contraente, cioè dal sottoscritto”. Indovina, indovinello chi ha detto chi ha detto questo (non) ritornello? Si, proprio lui. Berlusconi, finalmente è uscito allo scoperto e ha gettato la maschera: il segretario dl Pd è il suo leader naturale del centrodestra… Ops della sinistra riformista. Detto tra noi, Silvio non è un liberale di centrodestra ma un ex socialista craxiano trovatosi a guidare il centrodestra per combattere lo spettro del comunismo targato PCI-PDS-DS. Ora che Renzi ha rotto persino con la Cgil è chiaro che per l’ex Cavaliere ricostruire il centrodestra in Italia è importante quasi quanto rifare la difesa del Milan…

LEOPOLDA BLU 6
Si è svolta una settimana fa #svegliacentrodestra, la Leopolda blu organizzata a Milano dal giovane Lorenzo Castellani. Non ha avuto la stessa risonanza mediatica di quella renziana , è un granello di sabbia in mezzo al deserto più totale in cui si trova il centrodestra italiano e, sinceramente, l’iniziativa non ha convinto del tutto neanche il sottoscritto. Ma è pur sempre un inizio da parte di giovani non cooptati e non (tutti) iscritti a Forza Italia. C’è chi non si arrende, speriamo solo non si sia trattata di una reunion degli ultimi giapponesi nostalgici del centrodestra che doveva essere e che non è mai stato…

DEBORAH SERRACCHIANI 5
Lite furibonda quella che l’ha vista protagonista con Rosy Bindi, sulla quale mi astengo dal fare facili battute perché troppe ne sono già state fatte troppe in questi anni. Definire “imbarazzante” la Leopolda non è certo stata una genialata da parte dell’esponente ex diccì di fede antirenziana, ma la Serracchiani in un futuro non molto prossimo, paradossalmente rischia di diventare la nuova Bindi. Rottamatrice ben prima di Renzi con un discorso contro l’allora segretario Dario Franceschini, un intervento che le valse prima l’elezione al Parlamento Europeo e poi quella a governatrice del Friuli. Il tutto all’ombra e per merito dell’attuale ministro della cultura e che continua a seguire fedelmente fino alla prossima svolta… Almeno la Bindi è sempre stata dalla stessa parte, magari per alcuni quella sbagliata ma pur sempre la stessa…

BEPPE GRILLO 4
“La mafia è stata corrotta dalla finanza. Prima aveva una sua morale, chiamiamola così”. È questa l’ultima sparata di Beppe Grillo intervenuto a Palermo per lo “Sfiducia day” contro il governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Risultato di tutta la serie di fuoriuscite del comico nazionale? 2,5% alle amministrative di Reggio Calabria, città commissariata per infiltrazioni mafiose. Per la serie credibilità zero, intanto #vinciamopoi…

IGNAZIO MARINO 3
Otto romani su dieci bocciano l’operato del sindaco della Capitale. Non ci voleva certo un sondaggio per accertare un’evidenza che balza agli occhi di tutti. Il giudizio sul governo della città non lascia alternative: si deve dimettere, spetta al pd romano trarne le dovute conseguenze. La prima tra tutte è quella di impedire che la prossima candidatura alla poltrona di primo cittadino sia decisa da Goffredo Bettini, uomo macchina del partito a livello locale. La seconda è cambiare strategia comunicativa, ovvero evitare di divulgare sondaggi che sputt BIIP… sporcano l’immagine del partito e nasconderne altri che possono offuscare l’immagine del segretario-premier… Si legga alla voce Zingaretti…