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Brasile 2014: Dilma Rousseff contro Aécio Neves per la presidenza

Domenica 26 ottobre il Brasile deciderà se confermare al potere Dilma Rousseff oppure se dare fiducia al candidato del centrodestra Aécio Neves, autore di un formidabile recupero durante questa campagna elettorale. La presidente del più grande Paese sudamericano, e leader del Partito dei Lavoratori, è rilevata con un vantaggio minimo sul suo sfidante, che però al primo turno era stato sottostimato in modo piuttosto significativo dalle indagini demoscopiche.

Aécio Neves, YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images
Aécio Neves, YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images

BRASILE 2014: DILMA ROUSSEFF CONTRO AÉCIO NEVES – Le elezioni presidenziali brasiliane saranno decise dal ballottaggio tra la presidente Dilma Rousseff, leader del Partito dei lavoratori (PT) al potere dal 2002, e il suo sfidante Aécio Neves, senatore del Partito socialdemocratico (PSDB), formazione centrista con tendenze conservatrici a dispetto del nome, ed ex governatore dello Stato del Minas Gerais. Il secondo turno della consultazione per il capo dello Stato del Brasile si svolgerà domenica 26 ottobre, a tre settimane dal primo scrutinio, vinto con più di una difficoltà dalla presidente in carica. Dilma Rousseff ha ottenuto infatti solo il 41,59% delle preferenze espresse, la percentuale più deludente ottenuta da un capo di Stato uscente, e il più basso risultato ottenuto dal vincitore del primo turno negli ultimi 20 anni. La vera sorpresa delle elezioni di 3 settimane fa è stato Aécio Neves. L’ex governatore dello Stato del Minas Gerais ha strappato un solido 33,55% dei voti, a soli 8 punti di distacco dalla presidente in carica. Nessun sondaggio aveva rilevato una quota di consensi così elevati, tanto che secondo la maggior parte delle indagini demoscopiche il ballottaggio si sarebbe dovuto svolgere tra la presidente Rousseff e la sua ex compagnia di partito e di governo Marina Silva, candidata dai socialisti brasiliani dopo la sua corsa presenziale di 4 anni fa sotto le file dei Verdi. Nel 2014 si ripeterà così il ballottaggio tra il candidato del Partito dei lavoratori e il candidato del Partito socialdemocratico, lo schema delle ultime quattro presidenziali, tutte conclusesi con la vittoria del centrosinistra brasiliano. Una circostanza rimarcata dal predecessore di Dilma Rousseff, Lula Da Silva. Dal 2002 al 2010 i candidati del PT avevano però mostrato una forza superiore rispetto alla performance elettorale di tre settimane fa fornita dall’attuale presidente, che nel 2010 aveva vinto in modo netto grazie ad una forte crescita economica.

BRASILE 2014: INSODDISFAZIONE ECONOMICA – Nel 2010 il Brasile aveva registro un aumento del Prodotto interno lordo superiore al 7%, e l’economia sudamericana aveva superato praticamente indenne la grande crisi finanziaria che aveva travolto Stati Uniti ed Europa. 4 anni dopo la situazione è molto diversa, e la crescenti difficoltà a ritrovare il passo sostenuto del recente passato rischiano di concludere il lungo ciclo al potere del Partito dei Lavoratori. Nel 2014 l’economia brasiliana è scivolata in recessione, con due trimestri consecutivi in flessione. A fine anno le stime della Banca centrale indicano una crescita dello 0,7%, praticamente dimezzata rispetto alle aspettative di inizio anno, e in forte contrazione rispetto all’aumento del 2,5% del 2013. Nel trimestre dei Mondiali l’economia si è contratta di quasi 1 punto percentuale rispetto all’anno scorso, e ulteriore inquietudine è provocata dall’alto tasso di inflazione che erode redditi stagnanti. La frenata del Brasile è stata piuttosto netta sotto la presidenza Rousseff: dal 2010 al 2014 il tasso medio di crescita del Pil si dovrebbe assestare intorno all’1,7%, una percentuale decisamente inferiore rispetto a quanto registrato negli anni di Lula. In queste ultime settimane è inoltre esploso un caso di corruzione che riguarda la più importanze azienda del Paese, la compagnia petrolifera Petrobras. Un top manager del colosso energetico, Paulo Roberto Costa, è stato arrestato per aver organizzato un sistema di corruzione per i partiti che hanno sostenuto le amministrazioni del PT, prima il governo di Lula da Silva e poi di Dilma Rousseff. La presidente ha ammesso l’esistenza della corruzione, affermando di volerla proseguire con la massima severità, ma lo scandalo è stato subito sfruttato dal suo avversario Aécio Neves per rimarcare l’esigenza di cambiamento dei brasiliani dopo i 12 anni di potere del Partito dei lavoratori. Costa ha ammesso di aver pagato tangenti anche a esponenti del Partito socialdemocratico.

Rapporti di cambio del Real brasiliano, VANDERLEI ALMEIDA/AFP/Getty Images
Rapporti di cambio del Real brasiliano, VANDERLEI ALMEIDA/AFP/Getty Images

BRASILE 2014: SPINTA VERSO IL CAMBIAMENTO – L’insoddisfazione economica e l’ostilità verso la diffusa corruzione erano state all’origine delle proteste contro i rincari dei prezzi del trasporto pubblico, che avevano portato circa due milioni di persone a manifestare contro il governo di Dilma Roousseff. Le proteste si erano indirizzate contro gli sprechi di denaro pubblico, e le spese eccessive effettuate dal Brasile per organizzare l’edizione 2014 dei Mondiali di calcio. La presidente aveva risposto al movimento accogliendo molte delle richieste fatte dai manifestanti, ma le nuove misure introdotte non hanno spento le ragioni della protesta, proseguita, seppure con minor forza, durante lo svolgimento del torneo della Fifa. Il diffuso desiderio di cambiamento che si registra nell’opinione pubblica aveva trainato la candidatura di Marina Silva, l’ex ministro dell’Ambiente di Lula che aveva lasciato il governo e il PT per protestare contro il disboscamento della Foresta Amazzonica. Gli splendori demoscopici della candidata del Partito socialista, per un paio di settimane rilevata come vincitrice al primo e al secondo turno, sono durati poco tempo e non sono stati confermati al momento del voto. L’esplosione mediatica di Marina Silva aveva però testimoniato la frattura di una parte significativa dell’elettorato, moderato e progressista, con il PT di Rousseff e Lula, che poi si è indirizzato verso l’alternativa di cambiamento più credibile, Aécio Neves. Esponente di una dinastia politica importante – è nipote del primo presidente eletto del Brasile dopo la fine della dittatura militare – e leader del Partito socialdemocratico, una formazione moderata e punto di riferimento del centrodestra nonostante le origini progressiste, Neves ha stupito molto osservatori per la sua campagna brillante, risultando secondo diverse indagini il vero vincitore dei confronti in TV. Il candidato del PSDB ha proposto punti programmatici moderati, che non mettono in discussione i programmi sociali introdotti dai governi precedenti. Grazie a questo posizionamento centrista, e alla comune avversità verso un nuovo mandato di Dilma Rousseff, Marina Silva ha deciso di sostenere Aécio Neves insieme al suo partito, che aveva sostenuto la presidente in carica nella precedente legislatura.

Dilma Rousseff, VANDERLEI ALMEIDA/AFP/Getty Images
Dilma Rousseff, VANDERLEI ALMEIDA/AFP/Getty Images

BRASILE 2014: RISULTATI E SONDAGGI – Marina Silva, la candidata dei socialisti brasiliani, ha ottenuto il 21,32% delle preferenze alle elezioni di tre settimane fa. Gli oltre 22 milioni di voti conquistati dall’ex ministro dell’Ambiente di Lula Da Silva saranno decisivi nella sfida tra Dilma Rousseff e Aécio Neves, che si annuncia equilibrata come nessun altro dei ballottaggi svoltisi dal 2002 al 2010 tra i candidati di PT e PSDB. I sondaggi sono stati piuttosto imprecisi al primo turno per quanto riguarda il risultato dell’ex governatore dello Stato di Minas Geiras, che è stato sottostimato di quasi 10 punti percentuali, ma avevano rilevato con discreta precisione i consensi della presidente, e avevano confermato il brusco arresto della corsa di Marina Silva avvenuto nell’ultima parte della campagna elettorale. Le indagini demoscopiche sul ballottaggio rilevano una dinamica che appare favorire il presidente in carica. Nei giorni successivi al primo turno Aécio Neves era passato in testa, mentre in questi ultimi giorni la campagna aggressiva di Dilma Rousseff, giocata in particolar modo sui temi sociali, ha riportato in vantaggio la leader del PT. Le elezioni presidenziali saranno decise dalla dicotomia tra il Nord più povero legato ai programmi sociali difesi e allargati dai governi del PT, e il Sud dinamico e più ricco ansioso di politiche economiche più liberali. Aspettative testimoniate dal risultato del più grande stato brasiliano, São Paulo , dove Aécio Neves ha surclassato il presidente in carica con un margine di vantaggio di quasi 20 punti percentuali. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Datafolha per O Globo questo dato sarebbe confermato al ballottaggio, anche se Dilma Rousseff riuscirebbe a recuperare posizioni grazie al primato a Rio e nell’area settentrionale del paese. Anche a Minas Geiras, stato governato da Neves, il presidente sarebbe in grado di arrivare in testa, seppur di un soffio, come già verificatosi al primo turno. Per Dilma Rousseff sarà essenziale confermare le larghe maggioranze conquistate negli stati del Nord, vinti tutti con margini di vantaggio anche molto ampi, con l’eccezione di Acre e Pernambuco, gli unici vinti da Marina Silva. Il nuovo presidente dovrà confrontarsi con un Congresso nazionale ancora più frammentato del recente passato. Alla Camera dei Deputati brasiliana ci saranno 28 partiti, e trovare una maggioranza parlamentare stabile sarà alquanto complicato. La coalizione che ha sostenuto Dilma Rousseff ha conquistato la maggioranza dei seggi, ma vista la trasversalità di questo cartello elettorale un’eventuale presidenza di Aécio Neves potrebbe trovare più di una sponda per le sue iniziative legislative.