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L’Unità: i tempi stringono per il salvataggio del giornale

Solitamente erano sotto il Nazareno, la sede nazionale del Partito Democratico, per svolgere il proprio lavoro. Ieri, invece, erano presenti per protestare, per ricordare che l’Unità, il giornale per cui lavorano, manca dalle edicole dall’inizio del mese di agosto.

foto Giornalettismo
foto Giornalettismo

Infatti, sono passati oltre due mesi da quando il giornale fondato da Antonio Gramsci è stato costretto ad abbandonare le pubblicazioni. Allora, in molti nel partito democratico, fecero a gara per esprimere solidarietà ai lavoratori e – soprattutto  – per assicurarne il ritorno in edicola. Sia il segretario Matteo Renzi, sia il tesoriere del PD, Francesco Bonifazi, fecero dichiarazioni in tal senso, e qualche tweet.

FINE OTTOBRE – Ora il tempo inizia a stringere. I liquidatori hanno fatto sapere che entro la fine di ottobre, se non una vera e propria offerta, serve una manifestazione reale di interesse, tale che non renda esplicito il disinteresse nei confronti della testata. In ballo ci sono tanti posti di lavoro, ma non solo: anche i tanti arretrati di stipendi mai ricevuti da giornalisti, poligrafici segretarie e via dicendo.

LE TRATTATIVE – Da quel che sappiamo una manifestazione d’interesse nei confronti dell’Unità c’è stata e viene da chi potrebbe dare una certa solidità e una prospettiva di lungo periodo alla testata. Stiamo parlando di Matteo Arpre, con interessi nel mondo dell’editoria, editore di Lettera 43, azionista di Banzai, che avrebbe avanzato una seria manifestazione di interesse nei confronti del giornale fondato da Gramsci. Il problema, in realtà, nascerebbe dalla “governance” della testata. Il partito di Renzi e il finanziere non riuscirebbero a trovare una soluzione per rendere l’Unità “libera” da ogni possibile influenza, sia del nuovo editore, sia del partito. Per questo per ora si starebbe pensando ad una sorta di comitato di saggi che dovrebbe scegliere il nuovo direttore dell’Unità, ma proprio su questo punto si farebbe fatica a trovare un accordo.

IL PASSATO CHE PESA  – Ovviamente tra i dipendenti dell’Unità inizia a serpeggiare un po’ di paura e un po’ di delusione. Qualcuno, anzi i più, temono il silenzio che è calato sul destino del giornale della sinistra italiana. «Il primo segnale negativo è stato quando Renzi si è scordato di noi nel discorso di chiusura della festa dell’Unità, da allora siamo caduti nel dimenticatoio»· Anche per questo – ieri – si è deciso di farsi vivi sotto il Nazareno, per “risvegliare” il problema Unità, nella testa dei democratici. Ovviamente c’è chi guarda con negatività al futuro «Non c’è la volontà politica di salvarci» dice qualcuno, iniziando a perdere le speranze nei confronti di un intervento risolutivo dal parte del Pd «Renzi ha paura di un giornale che, anche in piccola parte, possa pungolarlo, sferzarlo», dice qualcun altro. Altri rilanciano «Se non si trova un accordo con chi è disponibile a mettere 20 milioni – concludono alcuni dipendenti – vuol dire che non c’è l’intenzione di salvare l’Unità».

Ovviamente, nessuno, però, dimentica che i problemi vengono dal passato «E’ chiaro – spiegano molti colleghi – che nessuno di noi può imputare a questa segreteria i problemi che hanno portato l’Unità a lasciare le edicole. Le criticità vengono da lontano». Non manca chi mette nel mirino anche la passata gestione del PD: «La verità è che in quattro anni Bersani non è riuscito a traghettarci in un porto sicuro, ormai era chiaro a tutti che Soru (il vecchio editore dell’Unità) aveva perso ogni interesse nel giornale dopo la fine dell’era Veltroni».

Non manca, fortunatamente, chi fa autocritica rispetto ai costi della redazione stessa: oltre ad essere pletorica, alcune figure apicali godono di stipendi e contratti figli della stagione d’oro dell’editoria che, purtroppo per tutti, appartiene al passato. Ancora ieri era possibile vedere sotto il nazareno qualche collega ormai in pensione pronto a battersi per mantenere vivo anche il suo piccolo contratto di collaborazione, tanto utile per aumentare il proprio assegno di previdenza, ma che oggi si trasformerebbe in una piccola ingiustizia per chi da anni, con stipendi figli dei tempi della crisi dell’editoria, tira la carretta giorno dopo giorno.

LA SPERANZA – Ora, la palla, per dirla in gergo calcistico, torna al PD e al suo segretario Matteo Renzi, che, probabilmente,  tutto vuole tranne che venire meno alla promessa di salvare il giornale storico della sinistra italiana, proprio dopo aver annunciato urbi et orbi il contrario. La speranza di tutti è che si trovi al più presto una soluzione che permetta all’Unità di tornare in edicola.