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La ricetta del Nobel Jean Tirole per uscire dalla crisi

Uno Stato più snello ed efficiente, investimenti in istruzione per meglio prepararsi al futuro e non per stimolare la congiuntura, e un contratto unico che faciliti le assunzioni delle imprese e riduca la divisione del mercato del lavoro. Il premio Nobel per l’Economia Jean Tirole illustra cosa la Francia dovrebbe fare per uscire dalla crisi, consigli validi per tutta l’eurozona.

JEAN TIROLE E IL CONTRATTO UNICO – Pochi giorni fa il professor Jean Tirole ha vinto il Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel . L’economista francese spiega in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung quali siano le principali misure che la Francia dovrebbe adottare per contrastare la crisi. Per combattere la disoccupazione  servirebbe un contratto unico che diminuisca l’attuale spaccatura del mercato del lavoro. L’economista francese aveva lanciato la proposta di unire i contratti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato una decina d’anni fa, insieme al suo collega ora capo economista del Fmi Olivier Blanchard. «Da una parte ci sono contratti a tempo indeterminato troppo rigidi, che possono essere risolti solo se un’azienda fallisce o chiude una fabbrica. Dall’altra parte ci sono i contratti a tempo determinato. Molti di questi occupati passano da un contratto a termine all’altro, a volte transitando in nuovi stage o periodi di disoccupazione, senza ricevere alcuna significativa formazione professionale. Una situazione catastrofica, che viene parzialmente celata dalle statistiche ufficiali, visto che il numero delle persone che non lavorano è superiore rispetto al tasso di disoccupazione rilevato. «L’impresa che licenzia deve essere tassata, ma questa misura deve essere neutrale, non portando costi aggiuntivi alle aziende. Chi non licenzia deve esserne sgravato. Il sistema francese, che prevede il finanziamento della tutela dalla disoccupazione anche da parte delle imprese che non riducono il personale, non crea buoni incentivi. Una contromisura simile alla proposta fatta da me e Blanchard è stata introdotta dal presidente americano Roosevelt durante la Grande Depressione. Ci siamo ispirati a lui».

JEAN TIROLE E GLI INVESTIMENTI – In questi mesi diversi osservatori economici, e anche il Fondo monetario internazionale, hanno ribadito l’esigenza di accrescere gli investimenti da parte degli Stati. Per Jean Tirole però gli investimenti non servono per stimolare la congiuntura, ma per attrezzarsi per il futuro. «Per questo dobbiamo investire nell’istruzione, a tutti i livelli, dagli asili fino alla ricerca nelle università. Nella concorrenza sempre più aspra del 21esimo secolo possiamo sfruttare un vantaggio comparato dal lato dell’offerta: non solo nei servizi, che non possono essere esportati, ma anche nei settori dell’economia ad alta intensità di conoscenza. L’economista francese rimarca come investimenti infrastrutturali, come la costruzione di nuovi ponti o autostrada, debba essere valutata caso per caso. «La Francia ha alcune linee ad alta velocità che non sono profittevoli. La loro costruzione ha solo aumentato l’indebitamento, che negli anni successivi dovrà essere ridotto con tasse più alte che danneggiano la competitività del sistema».

JEAN TIROLE E LA CRISI DELLA FRANCIA –  Secondo Tirole il modello francese, basato su un sistema di Welfare molto generoso può essere conservato solo adottando importanti riforme strutturali. «La Francia ha necessità di recupero non solo nel consolidamento fiscale, ma anche nella liberalizzazione dei servizi, del mercato del lavoro e del sistema previdenziale. Il debito pubblico sale in misura inquietante, come la disoccupazione». L’economista francese rimarca come il costo del debito, attualmente molto basso per Parigi, potrebbe salire in futuro, e per proteggersi da questo rischio serve recuperare credibilità di fronte ai mercati grazie alle riforme. Una linea seguita in passato da Germania e dai Paesi scandinavi, e che la Francia può seguire. «Purtroppo al momento non c’è vasto consenso sulla necessità di riformare il nostro paese. I politici hanno molto paura ad affrontare questo percorso».

JEAN TIROLE E LA CRISI DEL DEBITO – Jean Tirole rimarca come il livello di pericolosità del debito pubblico cambi da paese a paese. «La sostenibilità del debito dipende da numerosi fattori. Esiste un limite, ma si trova a un livello diverso in ogni paese». Per il Premio Nobel 2014 è accettabile che in una recessione non si introducano misure di austerità troppo pesanti, al fine di non provocare una recessione. « È normale che in una recessione un paese si trovi in deficit. Il problema della Francia però è che negli ultimi 40 anni non sia mai stato raggiunto un avanzo di bilancio anche durante una fase congiunturale positiva, con deficit al 3% nonostante una buona crescita del Pil». Per Tirole ora non si devono adottare misure di rigore eccessive, ma è necessario che la Francia riduca in modo credibile la spesa pubblica, criticando il piano di rientro dal deficit del governo Valls. «Promettere che il nostro bilancio sarà in pareggio tra 5 anni non basta. Allo stesso tempo dobbiamo introdurre riforme per risvegliare fiducia».

Photo credit: REMY GABALDA/AFP/Getty Images