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La Grande Albania e le Piccole Jugoslavie

Degli incidenti avvenuti durante la partita di calcio fra Serbia e Albania hanno colpa anche l’Europa e gli Stati Uniti. Era fatale che nell’Europa orientale e nei territori dell’ex Unione Sovietica, dopo il periodo di sbandamento ma anche di euforia seguito al crollo del comunismo e dopo il superamento della fase del “primum vivere”, con la fase di consolidamento (quella nella quale tutti hanno la pancia un po’ più piena) la storia riprendesse il suo corso. Vecchissime questioni mai risolte (e vecchissime ferite mai pienamente rimarginate) si sono riaperte; soprattutto, naturalmente, nei Balcani. Siamo rimasti sorpresi, ad esempio, dall’esplodere del nazionalismo ungherese. E ci siamo limitati a condannarlo, senza nemmeno cercare di capire. Il drone che ha fatto piovere sullo stadio del Partizan la bandiera della “Grande Albania” – un’Albania più che raddoppiata territorialmente con l’accorpamento del Kossovo, di pezzi di Serbia, Montenegro, Macedonia e Grecia – ci deve aver sorpreso ancor di più.
I nazionalisti di tutte le latitudini, si sa, ragionano come i fanatici dell’Isis, i quali, peraltro in profonda sintonia con lo spirito islamico, considerano – già oggi – “Califfato” (basta dare un’occhiata alle mappe che fanno girare nel web) la somma virtuale di tutte le conquiste territoriali dell’Islam di tutti tempi (Spagna compresa, ad esempio). Questo perché quando una qualsiai landa entra nel recinto dell’Islam diventa “terra consacrata” una volta per tutte: dalla “dar al-Islam” non si può uscire. Allo stesso modo i nazionalisti sacralizzano i confini, sottraendoli a quella storia sempre in movimento cui in realtà appartengono.

Detto questo, però, non bisogna cadere nell’errore contrario di negare al sogno della “Grande Albania” tutte le ragioni, perché ne ha anche di solidissime. Esiste infatti un’Albania fuori dell’Albania – la gran parte del Kossovo e la parte più occidentale della Macedonia – che dopo la fine delle guerre jugoslave sarebbe stato sensato unire al corpo della madrepatria. L’Occidente, per viltà, invece di assumersi il compito di ricomporre con coraggiosa ragionevolezza la geografia politica dell’ex-Jugoslavia preferì baloccarsi in vacue evocazioni di principi fra loro contraddittori (e quindi non principi) come l’autodeterminazione dei popoli e l’integrità territoriale. Ne vennero fuori tante piccole Jugoslavie: dalla Bosnia (stravagante entità statale sentita solamente dai “bosgnacchi” musulmani, ma estranea ai sentimenti dei croati e dei serbi) al Montenegro, dal Kossovo alla Macedonia. Anche di questa follia è figlio il fattaccio dell’altro giorno