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L’intervista della moglie di Bossetti a Matrix: «L’assassino è ancora libero»

«Sostengo e confermo che mio marito è innocente Hanno preso un abbaglio, l’assassino è ancora libero». Per la prima volta dal giorno dell’arresto del marito Massimo Bossetti, Marita Comi – moglie del carpentiere di Mapello in carcere da giugno con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio – parla davanti alle telecamere. La donna è stata ospite ieri sera di Luca Telese a Matrix, una lunghissima intervista nel corso della quale ha ribadito l’innocenza del marito. (Qui l’intervista completa di Matrix)

Photocredit: Mediaset/Matrix
Photocredit: Mediaset/Matrix

MARITA COMI: «MIO MARITO È INNOCENTE» – Pur non avendo mai rilasciato dichiarazioni pubbliche prima di ieri sera, Marita Comi ha sempre sostenuto l’innocenza del marito. E lo stesso ha fatto ieri sera, nonostante le reticenze – anticipate da Telese in apertura della puntata – ad andare in televisione per parlare della vicenda: «Questo fatto ci ha stravolto la vita. A me, ai miei figli e a tutti quelli che ci stanno intorno». E poi, rivolgendosi alla famiglia Gambirasio: «Da mamma capisco il loro dolore, però io sono sicura dell’innocenza di mio marito. Sicura che l’assassino è ancora in giro».

MARITA COMI: «QUELLA SERA MIO MARITO NON HA FATTO TARDI» – Durante il servizio che ha preceduto l’intervista alla signora Bossetti, si sono ripercorse le tappe fondamentali del caso di Yara Gambirasio, la scomparsa della tredicenne di Brembate, il ritrovamento, tre mesi più tardi, del suo corpo privo di vita in un campo di Chignolo d’Isola, le indagini e l’arresto di Bossetti accusato di essere ‘Ignoto 1’, il proprietario del dna ritrovato sui vestiti della ragazzina e, quindi, accusato anche di esserne l’assassino. Si ripercorrono anche le indagini su Bossetti, gli indizi a suo carico e le conclusioni tratte dagli investigatori, che Matrix definisce in alcuni casi «prive di senso»: come ad esempio il «silenzio» nel quale si sarebbe chiuso Bossetti, dopo la scomparsa di Yara, perché per due settimane non si era scambiato sms né telefonate con la moglie. Nel dibattito tra colpevolisti e innocentisti che sta dividendo il paese, la moglie di Massimo Bossetti non ha dubbi nel difendere il marito: «Non posso dirle con certezza a che ora Massimo sia tornato a casa quella sera del 26 novembre 2010 – dice Marita – Ma siamo abitudinari. Mangiamo sempre tutti insieme verso le sette e mezza, massimo le otto. Quindi posso dirle che non ha mai fatto tardi».

 

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MARITA COMI E IL BIGLIETTO CON I NUMERI DEL BANCOMAT – Si parla poi anche del famoso “biglietto” ritrovato in possesso di Bossetti, dove erano segnati alcuni numeri di telefono accanto a nomi di donne. Un biglietto che aveva insospettito gli investigatori, pensando a una “doppia vita” dell’uomo. La Comi però smentisce ogni cosa: «Conosco quel biglietto, perché ne ho uno simile, scritto da mio marito». E, davanti alle telecamere, estrae dal portafogli un biglietto da visita dell’impresa edile del marito dove, sul retro, erano segnati a penna alcuni presunti numeri telefonici: «Sono i numeri del bancomat, s’è inventato questa cosa per mascherare un po’ i numeri, perché magari a memoria non se li ricorda» – spiega la donna.

MARITA COMI: «IO CREDO ALLA SIGNORA ESTER» – Non manca nemmeno un accenno alla madre di Massimo Bossetti, Ester Arzuffi, al centro delle prime fasi dell’inchiesta per la sua presunta relazione extraconiugale con Giuseppe Guerinoni, da cui sarebbe nato Bossetti. La Arzuffi ha sempre negato ogni cosa, sostenendo che Bossetti fosse figlio del marito Giovanni. Marita Comi si schiera dalla parte della suocera: « Io le credo, anche per rispetto di mio marito, perché è sua madre. Poi vedremo».

MARITA COMI: «SE FOSSE STATO UN PEDOFILO AVREI PROTETTO LE MIE BAMBINE» – Marita Comi allontana anche le accuse, trapelate come indiscrezioni dagli inquirenti, del ritrovamento di materiale pedopornografico sul computer di Bossetti e dichiara – rispondendo a una domanda di Telese, di non aver mai avuto il minimo sospetto sul fatto che suo marito avesse potuto “guardare” le ragazzine: «Se lo avessi sospettato gliene avrei parlato. E poi, se fosse stato davvero così avrei cercato di proteggere le mie, di bambine».

(Photocredit copertina: Mediaset/Matrix)