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Perchè l’Occidente non salva Kobane dall’Isis

La caduta di Kobane nelle mani dell’Isis avrebbe un enorme significato simbolico. I curdi, gli alleati più preziosi contro l’avanzanta dell’estremismo islamico, potrebbero scatenerarsi contro la Turchia, rompendo la fragile coalizione che sostiene l’intervento degli Stati Uniti. Le divisioni del fronte anti Isis appare come il vero motivo che causa l’incapacità di frenare l’avanzata dei jihadisti di al-Baghdadi.

KOBANE, L’ISIS, E LE DIVISIONI DELLA COALIZIONE – Da diverse settimane la piccola città di Kobane, 60 mila abitanti in maggioranza curdi, che vivono a nord di Aleppo vicino al confine con la Turchia, è diventata il simbolo del conflitto dell’Occidente contro l’Isis. I miliziani fondamentalisti del califfato proclamato da al-Baghdadi stanno conquistando un enclave curda di enorme significato simbolico per la sua vicinanza a Istanbul. Kobane verrebbe presa dall’Isis nel momento in cui gli Usa e gli alleati hanno intrapreso una campagna militare per fermare l’affermazione del jihadismo sunnita in Siria e in Iraq, e rappresenterebbe di conseguenza un successo dall’elevato valore strategico. Un’analisi di Frankfurter Allgemeine Zeitung rimarca come la caduta della città curda stia avvenendo per le divisioni che paralizzano la coalizione internazionale allestita dagli Stati Uniti. Per Usa e Europa conta solo fermare l’avanzata dell’Isis, mentre per i paesi arabi sunniti l’obiettivo primario rimane la caduta di Assad e il conseguente indebolimento dell’Iran. La Turchia esita a intervenire nel conflitto, vincolato alla fine del regime di Damasco. Nello stesso tempo Ankara vuole assolutamente impedire che possa nascere un’altra regione autonoma del Kurdistan.

KOBANE, LA TURCHIA E I CURDI – Da ormai diverso tempo la Turchia di Erdogan ha rotto il suo antico rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, e sembra decisa a rischiare la sua reputa internazionale per non danneggiare i suoi interessi nell’area. La drammatica ipotesi di una Srebenica dei curdi, un massacro etnico compiuto dall’Isis una volta entrata in città, sembra un’eventualità accettata dal governo di Ankara. Il conflitto tra gli obiettivi della Turchia e la strategia americana evidenziano quanto le alleanze sul terreno siano mutevoli e decisive per il successo di un’operazione, che secondo Faz potrebbe essere efficace solo coinvolgendo tutti gli attori coinvolti nel conflitto, con una conferenza regionale che al momento nessuno vuole. La Turchia è indisponibile a intervenire a protezione dei curdi, anche per non legittimare i movimenti di liberazione di quell’etnia che Ankara ha combattuto in modo molto aspro negli scorsi decenni. Il Pkk di Ocalan, rimarca Faz, è uno degli esempi più clamorosi dell’alleanze in continua mutazione sul terreno: fino a qualche tempo fa era considerata un’organizzazione terrorista, e ora viene salutata come un esercito di liberatori dal jihadismo. La caduta di Kobane acuirebbe la tensione tra curdi e Turchia, e il simbolico attentato terrorista della donna peshmerga contro l’Isis potrebbe essere replicato contro chi non ha difeso il suo popolo. L’incubo degli attacchi dei jihadisti è un altro dei motivi che ha frenato Erdogan dall’intervenire contro i miliziani di al-Baghdadi.

KOBANE E LA VITTORIA DELL’ISIS – La conquista di Kobane sarebbe per l’Isis un successo fondamentale per la sua propaganda. L’espansione del califfato al confine con la Turchia renderebbe l’entità territoriale governata da al-Baghdadi sempre più simile ad uno Stato, e rafforzerebbe la propaganda jihadista. L’autoproclamato califfo cita da diverso tempo su una profezia associata a Maometto, che recita come l’esercito dell’Islam prima conquisterà al-Amaq, la città di Dabiq, e poi arriverà a Roma, che all’epoca significava Costantinopoli. I miliziani dell’Isis hanno occupato Dabiq, che si trova a nord di Aleppo, poche settimane fa, e al-Baghdadi ha celebrato con grande enfasi questo successo militare. La marcia verso Istanbul, la città dei califfi, verrebbe così confermata dalla conquista di Kobane. L’avanzata dell’Isis è stata favorita dalla sottovalutazione della ribellione sunnita. Il nuovo gruppo terrorista è militarmente molto più solido di al-Qaida, che non è mai stata capace di garantire il dominio su un territorio in maniera autonoma. Isis invece è appoggiata da ufficiali e truppe degli eserciti iracheni e siriani, e quando ha conquistato Mosul, è stata salutata con entusiasmo dalla popolazione sunnita, che ha accolto i “liberatori” dal governo sciita di Bagdad. Le conoscenze militari sono state dimostrate dal rapido abbandono della città curda di Arbil, così come dalla capacità di avanzare nonostante le bombe Usa. Il consolidamento statuale di Isis, che sembra sempre più vicino, sarebbe il vero fallimento dell’Occidente, conclude amaramente Faz.

Photocredit: ARIS MESSINIS/AFP/Getty Image

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