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Philip Morris scommette sull’Italia: nasce la sigaretta che non brucia il tabacco

Philip Morris International investe 500 milioni di euro nella costruzione da zero di uno stabilimento alla periferia di Bologna, nel quale produrrà le nuove Iqos, sigarette elettroniche che vaporizzano il tabacco, ponendosi come alternativa ai prodotti della concorrenza alimentati a liquidi. All’inaugurazione c’erra anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Lo stabilimento pilota di Zola Predosa
Lo stabilimento pilota di Zola Predosa

L’EVENTO – All’inaugurazione della nuova avventura industriale era presente il gotha della politica e dell’industria bolognese, ad accompagnare il Presidente del Consiglio che ha preso la parola per un breve discorso e firmato la prima pietra del nuovo stabilimento, c’erano per il governo il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e quello dello sviluppo economico, Federica Guidi, ma robusta era anche la presenza degli amministratori locali, con i sindaci della città interessate dall’investimento, accompagnati da quello di Bologna, Virginio Merola.

Tutti in piedi quando Renzi ha ricordato Giacomo Venturi, ex sindaco di Zola Predosa, vicepresidente dalla provincia e figura di spicco del PD locale, spirato pochi giorni fa per i postumi di un grave incidente stradale, un politico locale molto stimato come ha testimoniato la reazione della platea.

Intervento breve per Renzi, che poi ha proceduto con la visita a un’altra importante realtà industriale nelle vicinanze, il leader dell’e-commerce italiano Yoox, e per una visita a Modena, dove ha presenziato a un’iniziativa elettorale del candidato del PD alle prossime regionale, Stefano Bonaccini.

LA SOCIETÀ – La Philip Morris International, il più grande gruppo privato a livello mondiale nel settore del tabacco, è nata nel 2008 quando Philip Morris, che nel frattempo aveva cambiato ragione sociale ed era diventata Atria, aveva ormai allargato il suo raggio d’azione all’alimentare, acquisendo prima la General Foods e poi la Kraft. La nuova società è stata quotata a Wall Street e si occupa del business del tabacco al di fuori degli Stati Uniti, dove rimane appannaggio di Philip Morris Usa che invece è rimasta controllata da Atria. La società oggi ha oltre novantamila dipendenti, più di centotrenta miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa, vende in 180 paesi e ha una quota di più del 15% del mercato internazionale dei prodotti da fumo, nel suo board  siedono personaggi di assoluto rilievo internazionale, come il magnate messicano Carlos Slim  o Sergio Marchionne.

LA NUOVA FABBRICA DI PHILIP MORRIS – Il nuovo stabilimento sorgerà nel comune di Valsamoggia su un’area di circa 310.000 mq e darà lavoro a 600 persone (oltre all’indotto) impegnate nella produzione annua di 30 miliardi di sigarette di nuova tecnologia una volta a regime, l’equivalente del 6 per cento del mercato europeo. Durante e dopo la costruzione dello stabilimento ci sarà lavoro anche per i colleghi del vicino stabilimento di Zola Predosa, dove è già iniziata la fase pilota e si mettono a punto le macchine preposte alla produzione e packaging del nuovo prodotto. Una fase che sarà resa più facile dal risiedere nello stesso distretto industriale leader nella produzione, vendita e assistenza di questo genere di complesse macchine, attualmente usate con successo su linee uniche, capaci di produrre e confezionare milioni di sigarette tradizionali al giorno.

PER UNA VOLTA TUTTI D’ACCORDO – Quello della multinazionale statunitense, ha scritto in una nota il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi, è «un investimento destinato a rivoluzionare la storia industriale della nostra città e della Regione. Mi auguro  che l’impegno di Philip Morris possa essere d’esempio per altre realtà industriali che decidano di venire ad investire in questo territorio». Positivo anche il commento delle sigle sindacali  (Cgil Emilia-Romagna, Cisl Emilia-Romagna, Ugl Emilia-Romagna, Uil Emilia-Romagna, Cgil Bologna, Cisl Bologna Area Metropolitana e Uil Bologna): «i sindacati territoriali e regionali non possono non condividere la soddisfazione per un investimento che porterà nel breve periodo nuovo lavoro in una realtà alle prese con una crisi occupazionale che si è fatta negli ultimi anni drammatica. Il nuovo stabilimento di Philip Morris a Crespellano rappresenta da questo punto di vista una fondamentale boccata di ossigeno che, ci auguriamo, possa essere d’esempio per altri futuri investitori». Una posizione apprezzata da André Calantzopoulos, dall’anno scorso chief executive della Philip Morris International : «Consideriamo il rapporto con le parti sociali un passo fondamentale per il nostro successo», che ha spiegato come la società punti moltissimo sul nuovo stabilimento: «È un investimento di 500 milioni di euro che rappresenta una pietra miliare nella nostra visione strategica», un quarto del totale di due miliardi di euro che l’azienda ha destinato allo sviluppo e alla promozione del nuovo prodotto.

LE MARLBORO HEATSTICK – La scommessa è tutta sul nuovo tipo di sigaretta, che potrebbe godere di una «corsia preferenziale» sia nell’uso che per quanto riguarda la pubblicità in un mercato che vede la tolleranza per le sigarette tradizionali in calo ovunque. Pur contenendo tabacco, si tratterebbe di un prodotto a «potenziale rischio zero», perché il tabacco non viene bruciato ma semplicemente riscaldato, non c’è combustione. Un’idea alla quale hanno dedicato lunghe ricerche più di 400 esperti della Philip Morris tra scienziati, biologi, medici e fisici riuniti nel centro-ricerche di Neuchatel, com’è stato spiegato alla presentazione del prodotto all’inizio di luglio a Losanna. Le Marlboro HeatStick, questo il nome scelto per le sigarette di Philip Morris, sono confezioni contenenti tabacco, all’apparenza mini-sigarette con tanto di filtro, da inserire nel «Iqos», un dispositivo elettrico ricaricabile via USB. Qui le stick vengono scaldate a circa 350°, producendo un consistente vapore, senza gli scarti della combustione. A differenza delle sigarette elettroniche, in quelle di Crespellano rimarranno il profumo e il sapore del tabacco, che l’azienda crede piacerà di più di quello offerto dalle concorrenti alimentate da ricariche liquide, almeno così dicono i test effettuati finora sui consumatori, che hanno dato risposte molto positive.

UNA SIGARETTA PER LA SALUTE? – Un prodotto che soprattutto si promette meno nocivo per la salute «Una lama scalderà il tabacco, non c’è più combustione, la sigaretta non si accende e i danni alla salute potrebbero essere ridotti sensibilmente. Il tabacco non si fuma ma si inala, ma parallelamente all’inalazione c’è il gusto», ha spiegato l’AD alla presentazione a giugno. Ma su questo punto Philip Morris, per bocca del suo CEO André Calantzopoulos, è stata chiara: sugli effetti sulla salute di questi prodotti a «potenziale riduzione di rischio» (PRR) l’azienda non si rilascerà pareri conclusivi fino a che le autorità di controllo e i numerosi test ai quali sono sottoposti non daranno una risposta certa. La nuova sigaretta sarà immessa sul mercato in Giappone e in Europa a partire dal prossimo dicembre. La città italiana designata per prima per l’esperimento sarà Milano, le altre città italiane seguiranno nell’anno a venire. La speranza è che la nuova sigaretta possa essere classificata tra i prodotti da inalazione, che sfuggono alle pesanti limitazioni e tasse imposte ai prodotti da fumo, traslando la supremazia del tabacco anche oltre la frontiera della sigaretta elettronica alimentata a liquido e diventando la scelta d’elezione per chi deciderà di lasciare le sigarette tradizionali per darsi all’inalazione dei vapori di tabacco. Tabacco ovviamente Philip Morris e venduto per cominciare con lo storico marchio Marlboro.

LO SLALOM TRA LE ACCISE – A confortare l’azienda in Italia è anche il decreto legislativo per il riordino delle accise sui tabacchi, che ha introdotto la nuova categoria dei «tabacchi da inalazione senza combustione», per i quali prevede una disciplina specifica, sia rispetto alle normali sigarette sia rispetto ai prodotti per l’inalazione senza combustione di sostanze diverse dal tabacco già in commercio. Per questi prodotti si prospetta una tassazione calibrata su quella che grava sulle sigarette, attraverso l’introduzione di un’accisa pari al 60% di quella che grava sull’equivalente quantitativo di sigarette, calcolata con riferimento al prezzo medio ponderato di un chilogrammo convenzionale rilevato per l’anno 2013. Tassate di meno perché meno dannose, ma ancora meno dannose sembrano considerate le sigarette alimentate a liquido, per le quali è stabilita un’accisa del 40% rispetto a quella del tabacco da fumo.

L’IMPIANTO – L’impianto pilota di Zola Predosa è già al lavoro per consegnare i prodotti per il lancio, quello di Crespellano sarà pronto tra 18 mesi, all’interno più della metà delle macchine sarà italiane, con le bolognesi G.D. e IMA a far la parte del leone, come confermato dal responsabile per la comunicazione Francesco Luti. Luti ha spiegato che è stata proprio la vicinanza con questi partner industriali a determinare la scelta di Crespellano e Zola Predosa per i due nuovi stabilimenti, aziende con le quali Philip Morris collabora da anni con soddisfazione, tanto che lo stabilimento Intertaba di Zola Predosa raccoglie successi da quasi mezzo secolo. Lo sviluppo delle nuove linee di produzione, che hanno dovuto essere calibrate su un prodotto del tutto nuovo, è stato favorito e accelerato proprio dalla vicinanza con queste aziende, che nello stabilimento di Zola Predosa hanno già messo in opera una macchina lunga più di quaranta metri, destinata a essere il prototipo di quelle che finiranno nella fabbrica di Crespellano prima, e poi in tutto il mondo se il nuovo prodotto avrà il successo sperato.

LE CONTESTAZIONI –  La visita di Renzi ha funto anche da catalizzatore per le proteste contro l’operato del governo, FIOM ha organizzato una manifestazione e si è fatta precedere da una Lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella quale ha chiesto incontro e e una discussione franca sul merito della riforma del lavoro, anche se «Noi siamo con quell’investimento. Noi quell’investimento l’abbiamo voluto e lo difenderemo», anche perché è stato fatto prima dell’emergere delle polemiche sull’articolo 18 e l’azienda ha riconosciuto come «fondamentale» per il suo successo anche il rapporto con i sindacati locali. Anche Sel (che alle prossime regionali in Emilia-Romagna è alleata col Pd)  ha deciso di contestare il premier:  «Il presidente del Consiglio deve smetterla di raccontare favole e di coprirsi dietro le spalle dei precari per giustificare manovre sul lavoro che mirano solo a stralciare diritti e a rendere tutti ancora più precari e ricattabili chiederemo a Renzi di dirci la verità Chi ha paura dell’articolo 18? In nome di chi si sta procedendo allo stralcio della norma? A quanto pare le multinazionali come la Philip Morris che sono venute a investire da noi non hanno paura dell’articolo 18», si legge in una nota di Egle Beltrami, coordinatrice di Sel Bologna. A causa di un equivoco i contestatori si sono però diretti allo stabilimento di Crespellano, mancando così il Presidente del Consiglio, che a chi gli chiedeva se incontrerà i rappresentanti della FIOM ha risposto: «Sento tutti i giorno Landini al telefono».