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La vera storia dei lavoratori che si danno malati il lunedì

Un’analisi in parte imprecisa da parte della CGIA di Mestre, ha scatenato una serie di reazioni e considerazioni del tutto fuori bersaglio, visto che in nessun modo i numeri presentati dall’INPS dimostrano che i lavoratori tendono a schivare il lunedì, abusando dei certificati medici.

certificati

Dice la CGIA di Mestre che:

Oltre il 30 per cento dei certificati medici che attestano l’impossibilità da parte di un operaio o di un impiegato di recarsi nel proprio posto di lavoro è stato presentato di lunedì.

Il fenomeno è spiegato dal Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi, che ricorda pure che i lavoratori dipendenti italiani sono considerati tra i migliori al mondo, così:

““Nel fine settimana si concentrano le attività conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l’avvento della crisi, inoltre, sono sempre di più coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell’abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attività ambulatoriale, l’elevato numero di certificati che si riscontra al lunedì è in gran parte riconducibile a queste situazioni”.

Quest’ultima considerazione però è andata del tutto dispersa nelle cronache che hanno ripreso l’analisi di CGIA, forse sono i neretti che hanno tratto in inganno molti, renderebbe meglio sottolineato così

Nel fine settimana si concentrano le attività conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l’avvento della crisi, inoltre, sono sempre di più coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell’abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attività ambulatoriale, l’elevato numero di certificati che si riscontra al lunedì è in gran parte riconducibile a queste situazioni”.

Tutti i media e molti commentatori hanno comunque colto la palla al balzo per ventilare l’idea che tra quelli che presentano il certificato al lunedì ci siano lavoratori poco seri e onesti, anche se da nessuna parte nell’articolo intitolato «LAVORATORI DIPENDENTI. Oltre il 30 per cento dei certificati medici viene presentato di lunedì» si giunge a considerazioni del genere, anche l’enfasi sul lunedì nel titolo è più che allusiva, a un contenuto che però non c’è.

Il focus dell’autore e di chi lo ha impaginato è chiaramente sulla questione del lunedì e il pezzo fa confusione proponendo la tesi indimostrata che ora «Con l’avvento della crisi» i lavoratori si facciano male di più di prima perché impegnati in lavoretti per risparmiare, ma tuttavia non dimentica le difficoltà di ottenere i certificati nel weekend, indicandole come la vera ragione del fenomeno. I dati infatti si riferiscono al giorno di presentazione del certificato, non alle assenze effettive in quel giorno, paradossalmente il lavoratore che si assenta lunedì vede più spesso il certificato trasmesso nei giorni successivi, mentre molti di quelli per i quali è trasmesso il lunedì, quel giorno sono al lavoro.

Peccato che invece il dettaglio sia poi sparito quando lo stesso articolo è stato ripreso da La Repubblica e del del Corriere della Sera, solo per citare i due maggiori quotidiani italiani, pezzi dai quali molti sono partiti in molti a divagare esercitandosi nella retorica dei lavoratori fannulloni e disonesti, tutti con l’enfasi sull’assenteismo del lunedì.

È bene ribadire che nel pezzo di CGIA non ci sono dati o altre considerazioni che indichino un aumento dei certificati nel 2012 sugli anni precedenti. Cosa peraltro impossibile da verificare, visto che il sistema è appena entrato a regime e che quelli del 2012 sono i primi dati che ha prodotto l’Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell’Inps .

La CGIA di Mestre ha sicuramente qualche responsabilità nella presentazione confusa dei dati, come l’ha avuta in precedenza nel caso che fece molto rumore partendo da una confusione sui numeri dei suicidi. Una presentazione che finisce per offrire una spiegazione che ha ben poco di scientifico e molto dell’improvvisato. Spiegazione che poi è stata poi stravolta dai mezzi d’informazione e da molti commentatori che hanno sorvolato sul fatto che il lunedì presentano il certificato medico quasi tutti tra quelli che si sono ammalati dal tardo venerdì fino alla mattina di lunedì, un arco di tempo di due giorni e un po’, che rappresenta proprio quel «più del 30%» dei sette giorni che compongono la settimana.

A questo si può aggiungere che, più che i lavoretti, milioni di italiani approfittano del fine settimana per praticare attività sportive, volontariato, escursioni e a volte solenni mangiate, tutte attività che mediamente li espongono a maggiori rischi rispetto ai giorni lavorativi, per non parlare della maggiore incidenza degli incidenti stradali nel weekend tra chi durante la settimana non usa l’autovettura o la usa in condizioni diversissime, ma non bisogna neppure dimenticare che diversi di quei lavoratori lavorano anche nei weekend e che per loro il lunedì non è certo il giorno più desiderabile da schivare.

Da dove Bortolussi abbia tratto i dati per avventurarsi nella spiegazione dell’aumento dei lavoretti a causa della crisi non è dato saperlo ed è sperabile non si tratti di una considerazione sospesa solo alle sue impressioni, ma alla fine diventa una spiegazione che serve solo ad  alludere a un aumento del numero dei malati al lunedì anche se nei numeri dell’Osservatorio non c’è evidenza di alcun aumento. Cosa peraltro impossibile, dato che questa è la prima serie completa di dati che produce e che quindi non c’è che un raffronto parziale con l’anno prima, anno d’esordio del sistema.

certificati 2Il grafico qui sopra, compreso nel rapporto, non dice che i lavoratori si ammalano di più il lunedì, come non dice che il venerdì i dipendenti si ammalano molto meno degli altri giorni lavorativi o che addirittura il sabato e la domenica diventino quasi invulnerabili, conclusioni specularmente logiche a quelle del «boom» del lunedì motivato da una moria fraudolenta di dipendenti, ma solo che anche una parte di quelli che s’ammalano dal venerdì in poi, vede il suo certificato trasmesso nei giorni a seguire, in particolare il lunedì, visto che non c’è necessità che impone d’avvisare il datore di lavoro se ci si ammala il sabato o la domenica e che i medici in quei giorni sono molto meno reperibili. I certificati trasmessi sabato e domenica sono in parte quelli di chi si è ammalato venerdì e in parte appartengono a chi nel fine settimana avrebbe dovuto lavorare, ma nessuno che s’ammala di sabato e domenica manda il certificato in quei giorni se per lui sono giorni non lavorativi, perché non ce n’è bisogno e il lavoratore non ha neppure titolo alla malattia. La legge tra l’altro concede al lavoratore 2 giorni per richiedere il certificato, al netto dei festivi, poi il medico ha 24 ore per trasmetterlo all’INPS:

Il certificato medico attestante la malattia del lavoratore deve essere richiesto al medico curante entro il termine di 2 giorni, salvo serie motivazioni (Cass. 8.8.2005, n. 16627). Se il giorno di scadenza del termine è festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno seguente non festivo (INPS; circ. 28.1.1981, n. 134368).

Il 30% dei certificati presentato al lunedì è quindi il risultato statisticamente più ovvio, che semmai stupirebbe se fosse più basso, dato che i restanti quattro giorni lavorativi si dividono la quasi totalità del restante 70% e che a dividere 70 per 4 viene 17,5. Che per due fa un 35%, che probabilmente una volta fatta la tara di sabato e domenica quando tutto è immobile, pesa proprio come quel «Oltre il 30 per cento » dei certificati presentati il lunedì.
Ma c’è altro, perché andando ad aprire l’originale del rapporto dell’INPS si legge che:

“Nel 2012 sono stati trasmessi 11.738.081 certificati medici per il settore privato e 5.476.865 per la pubblica amministrazione ; nel settore privato il numero dei certificati di malattia trasmessi è stato sostanzialmente uguale a quello del 2011 mentre per la pubblica amministrazione complessivamente si rileva un aumento del 16,3%.

Davvero una sorpresa, ancora di più considerando che l’INPS dice che parte dell’aumento dei certificati «trasmessi» all’Osservatorio è «dovuto evidentemente al ritardo con cui è partita la procedura di trasmissione telematica», con la conseguenza che nel 2011 molti certificati non sono entrati nei conti dell’Osservatorio perché la procedura era ancora agli inizi e non tutti gli attori hanno provveduto per tempo. I dati che sono disponibili quindi non dicono di un aumento dell’assenteismo nel pubblico impiego e non dicono di un’anomala corsa a darsi malati il lunedì, restituiscono anzi una situazione più o meno statisticamente invariata da un anno all’altro e un numero di certificati presentati il lunedì perfettamente congruo con l’andamento che è lecito attendersi da dipendenti onesti e non da fannulloni che il lunedì non trovano la voglia di andare a lavorare.

Le uniche «anomalie» statistiche che spiccano nel rapporto sono rappresentate dal notevole assenteismo in Calabria e dalla differenze di genere e provenienza geografica tra i lavoratori del settore pubblico, registrando più assenze tra le donne e tra le diverse regioni mano a mano che si procede a Sud. Differenze che spariscono del tutto nel settore privato, che non ne registra quasi, indicando che più che una moria di dipendenti il lunedì, le anomalie statistiche sull’assenteismo presenti nel rapporto illuminano una differenza sostanziale nella gestione degli enti e delle aziende pubbliche al Sud, La sostanziale identità dei numeri nel settore privato, sia tra Nord e Sud che tra uomini e donne, indica infatti che il fenomeno non è essere legato a differenze antropologiche o culturali dei lavoratori, ma che trova invece la sua ragione d’essere in deficit etico e qualitativo dei dirigenti pubblici, che diventa più evidente mano a mano che si scende a Sud. In sintesi quindi si può dire che gli stessi dati che indicano un deficit evidente nella classe dirigente meridionale, sono invece stati rivoltati e usati come una clava per sostenere falsamente l’esistenza di un malcostume e della disonestà tra tutti i lavoratori dipendenti, al Sud come al Nord.