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Truffe: 400 milioni rubati ai risparmiatori

Ci sono quelli che hanno raccolto milioni di euro promettendo rendimenti stratosferici e quelli che più semplicemente hanno approfittato della propria posizione per far sparire nel nulla il denaro affidato a banche e finanziarie da inconsapevoli clienti. Ritratti tutti insieme nel rapporto della Guardia di Finanza sulla «tutela del risparmio», restituiscono un quadro preoccupante della situazione nel nostro paese.

 

guardia di finanza 1

 

IL RECORD DA 300 MILIONI – Secondo il rapporto, i migliori ta questi artisti del furto in grande stile, sono riusciti a far sparire circa 400 milioni di euro nei primi nove mesi del 2014. Non si tratta d’incalliti criminali, ma di professori, bancari, promotori finanziari che approfittano della fiducia riposta in loro e spesso si adoperano per ottenerla facendo promesse e carte false. Esemplare il caso di Alberto Micalizzi, che insegnava di economia aziendale alla Bocconi di Milano e  che lo scorso anno è riuscito a far sparire 300 milioni di euro potendo contare dell’accesso al portafoglio clienti anche di alcune banche d’affari. Se Micalizzi svetta e ha raccolto il bottino record dell’anno, molti altri emuli hanno comunque lasciato buchi da qualche milione di euro nelle tasche dei risparmiatori o nelle casse delle istituzioni finanziarie che hanno provveduto a svuotare.

DICE IL RAPPORTO – Non è un fenomeno limitato, ma coinvolge un numero notevole di truffati e quasi sempre per somme ingenti, dice il rapporto: «Non si tratta, al contrario di quanto comunemente percepito, di fenomeni isolati e limitati a ristretti ambiti provinciali. Il numero dei risparmiatori coinvolti e l’entità delle somme di denaro interessate da queste forme di truffa costituiscono gli indici per comprenderne la diffusione»

MADDOF ALL’ITALIANA – Molti sono i casi nei quali l’occasione è sembrata agevolare i ladri, come in quello del promotore finanziario calabrese Massimo Cedolia che aveva l’incarico di gestire il fondo alimentato con i soldiraccolti al Santuario di San Francesco di Paola e che invece  li ha usati per giocare in Borsa con «una dissennata attività di trading online ad altissimo rischio, condotta contravvenendo alle prudenziali direttive dei frati e senza autorizzazione» e tenendo per sé i guadagni, con i quali ha messo insieme«28 fabbricati, 8 terreni, 10 automezzi per un totale di due milioni e 300 mila euro», tutto sequestrato dalle fiamme gialle.

QUELLI CHE APPROFITTANO DELLA LORO POSIZIONE – Nel dossier si parla anche del caso di Benvenuto Morandi, ormai ex sindaco del Comune Valbondione ed ex direttore della Banca Intesa Sanpaolo di Fiorano al Serio, il quale:  «Abusando del doppio ruolo di direttore e primo cittadino ha sottratto 20 milioni di euro dai rapporti di conto riconducibili a diversi clienti». Dopo di che «L’indagato predisponeva false contabilità bancarie relative all’emissione di assegni circolari, alla disposizione di bonifici e prelevamenti in contanti a nome degli ignari titolari dei conti correnti», lo hanno arrestato nel maggio scorso.

QUELLI CHE FANNO CARTE FALSE – Più eleaborata la truffa di un broker ferrarese, che «attraverso la produzione di falsi certificati di investimento riferiti a operazioni remunerate apparentemente con alti tassi di interesse, ha tratto in inganno oltre 100 risparmiatori sottraendo loro un patrimonio complessivo che supera gli 11 milioni di euro». Più diretto e brutale un collega di Varese che «trasferiva dai conti dei clienti a quelli di alcuni sodali ingenti somme di denaro, carpendo la fiducia delle sue vittime e di alcuni funzionari di banca attraverso l’uso di documenti e contratti falsificati». Stesso genere di truffa che ha visto protagonista
Pierpaolo Visintin, promotore di Pordenone che spicca perché ha investito i proventi della truffa in viaggi da favola.

LE SOLITE PIRAMIDI – Non mancano poi i truffati da promesse di rendimenti irrealistici, tra il 5 e l’8% sembra la misura che funziona, che hanno affidato i loro soldi agli autori di truffe secondo lo schema della piramide, che hanno pagato gli interessi fino a che nuovi ingenui entravano nello schema e che alla fine sono spariti con tutto il capitale quando la vena d’ingenui si è esaurita. Reati che creano allarme sociale e minano la fiducia già scarsa nelle istituzioni finanziarie, anche se il più delle volte le stesso sono parte lesa accanto ai risparmiatori truffati.