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La Commissione Ue alla prova del Parlamento

La nuova Europa sta per partire. Il Parlamento europeo ha iniziato le audizioni dei singoli commissari della Commissione Juncker, e diversi esponenti designati per il prossimo esecutivo dell’UE hanno riscontrato numerosi problemi, tanto da doverne svolgere un’altra. Il disappunto di una parte del mondo socialista, come emerso anche nella Direzione nazionale del PD, verso l’eccessivo squilibrio a favore dei popolari è uno degli elementi che ha provocato la tensione tra parlamentari e nuovi commissari. Il Financial Times ha rimarcato come diversi parlamentari chiedano a Juncker una ricomposizione della sua squadra di governo.

Vera Jourova,  JOHN THYS/AFP/Getty Images
Vera Jourova, JOHN THYS/AFP/Getty Images

L’ESAME DELLA COMMISSIONE JUNCKER – Lunedì 29 settembre 2014 sono iniziate le audizioni dei 27 commissari designati da Jean-Claude Juncker per affiancarlo nell’organismo di governo dell’Unione Europea per i prossimi cinque anni. I commissari verranno sottoposti ad un approfondito esame da parte delle commissioni di riferimento dei loro portafogli, un processo che potrebbe modificare le scelte personali trovate dal presidente Juncker dopo un lungo e come sempre complesso confronto con gli esecutivi degli stati membri. Il ciclo di audizioni è stato inaugurato lunedì pomeriggio dal maltese Karmeu Vella e dalla svedese Cecilia Mallström, indicati da Juncker come futuri responsabili di Ambiente e Pesca e del Commercio. Due confronti piuttosto complicati, che hanno evidenziato ancora una volta la tendenza del Parlamento europeo ad essere particolarmente aggressivo nei confronti dei futuri commissari, visto il particolare rapporto fiduciario esistente tra l’assemblea legislativa UE eletta dai cittadini e l’esecutivo. I commissari non possono essere bocciati individualmente, ma le commissioni competente, come già fatto più volte in passato, possono esprimere un giudizio negativo che influenzerà il definitivo voto di fiducia alla Commissione. Nel recente passato è rimasto celebre il caso di Rocco Buttiglione, che, dopo la nomina del governo Berlusconi, si scontrò con l’aperta ostilità della commissione parlamentare per le Libertà civili. La bocciatura che ne derivò consigliò al presidente Barroso e all’esecutivo italiano di nominare un altro commissario, Franco Frattini, per ottenere il voto di fiducia del Parlamento altamente in pericolo. Diversi malumori esistenti nei confronti della Commissione Juncker, più rigorista e conservatrice di quanto era nelle aspettative della vigilia, potrebbero aumentare le difficoltà del ciclo di audizioni che si concluderà martedì 7 ottobre.

 

Federica Mogherini, Matteo Renzi, Pedro Sanchez, Manuel Valls e Diederik Samsom,  VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
Federica Mogherini, Matteo Renzi, Pedro Sanchez, Manuel Valls e Diederik Samsom, VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

RENZI, D’ALEMA E LA COMMISSIONE JUNCKER – Un’eco del dibattito europeo sulla composizione e sulle priorità programmatiche della Commissione Juncker è stata registrata anche nella Direzione nazionale del Partito Democratico di lunedì 29 settembre. Come già fatto in un’intervista sul “Corriere della Sera” del giorno precedente, Massimo D’Alema ha rimproverato al presidente del Consiglio la penalizzazione socialista e lo strapotere popolare che si registra all’interno dell’esecutivo UE. I pesi politici della Commissione Juncker sono i seguenti: 14 esponenti del Ppe, 8 Pse e 6 liberali, comprendendo anche il presidente. Matteo Renzi ha risposto all’ex presidente dei Ds rimarcando come i governi socialisti siano 8 come i commissari ottenuti, una replica po’ imprecisa. Il punto più problematico dell’affermazione di Renzi è il numero di governi socialisti indicati, 8, che non corrisponde né al numero dei capi di stato e governo del Pse presenti al Consiglio Europeo, che sono 9, e neppure al numero di esecutivi guidati da esponenti affilati all’eurosocialismo. I governi presieduti da un esponente del Pse sono 11, mentre in Bulgaria e Slovenia ci sono maggioranze parlamentari di centrosinistra, per quanto piuttosto slegate dalle dinamiche politiche europee come spesso capita negli ex paesi del Patto di Varsavia. Gli esecutivi guidati dal Ppe sono invece 11, mentre i liberali possono contare su 3 primi ministri, per quanto di orientamento politico differenziato come capita all’interno dell’Alde. Il Ppe è arrivato primo alle elezioni europee, così conquistando l’incarico più importante all’interno delle istituzioni comunitarie, la presidenza della Commissione affidata a Juncker. Lo squilibrio a favore dei popolari è stato favorito dal sistema politico della maggior parte degli stati membri dell’UE, che si basa prevalentemente su coalizioni di partiti affiliate a diverse famiglie politiche europee. Tre governi guidati da un primo ministro del Pse, gli esecutivi di Austria, Belgio, Danimarca e Repubblica Ceca, hanno indicato come commissari 2 esponenti del Ppe ed uno dell’Alde. Si tratta di paesi molto legati alla Germania, geograficamente così come storicamente, e piuttosto distanti dalla battaglia anti austerità intrapresa da Matteo Renzi e François Hollande.

 Vytenis Andriukaitis, AFP PHOTO/Emmmanuel Dunand
Vytenis Andriukaitis, AFP PHOTO/Emmmanuel Dunand

PSE, PPE, ALDE NELLE ISTITUZIONI DELLA UE – Il Ppe è il primo partito sia al Consiglio che al Parlamento europeo. I capi di stato e di governo affiliati ai conservatori sono 12, anche se in realtà in Romania c’è un esecutivo guidato dal Pse, in aperto contrasto col presidente conservatore. Gli 11 governi legati al Ppe sono riusciti ad esprimere 3 commissari in più grazie alle concessioni dei socialisti in Austria e Belgio, e la nomina di Juncker che ha tolto così all’Alde, o allo stesso Pse, un esponente per la Commissione. Il partito europeo che più ha beneficiato delle alleanza parlamentari che reggono la stragrande maggioranza degli esecutivi continentali – i cabinetti formati da un solo partito sono presenti solo a Francia, Cipro, Malta, Spagna e Ungheria – è in realtà l’Alde, che esprime tre primi ministri ed ha ottenuto solo l’8% dei seggi alle ultime elezioni europee. Fanno parte del gruppo dei liberali i commissari di Danimarca, Estonia, Repubblica Ceca Slovenia e Svezia, a cui poi si aggiunge il commissario del Regno Unito, unico rappresentante dei conservatori europei dell’Ecr. Benchè nel gruppo dei liberali europei prevalga l’orientamento favorevole al centrodestra, nella squadra scelta dal presidente della Commissione le sensibilità dei vari commissari sembrano equilibrate, o al limite leggermente favorevoli al centrosinistra europeo. Danimarca e Repubblica Ceca sono paesi guidati da primi ministri socialisti, mentre il partito dell’ex premier slovena Alenka Bratusek ha un orientamento socialliberale. La Commissione di Juncker si è leggermente spostata a sinistra rispetto all’esecutivo guidato da José Manuel Barroso, che era composto da 13 esponenti del Ppe, 7 dell’Alde e 7 del Pse. Nel 2009 i rapporti di forza all’interno di Consiglio così come Parlamento europeo erano comunque più favorevoli al centrodestra rispetto al 2014. Il calo elettorale del Ppe alle elezioni del 2014 così come il minor numero dei primi ministri espressi non hanno però portato ad una riduzione del suo peso nelle istituzioni comunitarie. Il partito di maggioranza relativa dell’Europarlamento esprime il presidente di Commissione e Consiglio Europeo, ed un numero maggiore di commissari.

Jonathan Hill,  JOHN THYS/AFP/Getty Images
Jonathan Hill, JOHN THYS/AFP/Getty Images

I DUBBI SUI COMMISSARI DI JUNCKER  – Un riequilibro, eventuale e minimo, degli attuali rapporti di forza all’interno dell’esecutivo UE potrebbero arrivare dalle audizioni dei 28 commissari. I malumori maggiori riguardano il Pse, soprattutto per quanto riguarda le deleghe effettive di Pierre Moscovici. Il commissario agli Affari economici e finanziari è stato indicato dalla Francia nonostante l’aperta ostilità di Angela Merkel e dei suoi alleati conservatori. Jean-Claude Juncker ha ribadito in una lettera come le valutazioni sui conti degli Stat membri , di competenza del commissario agli Affari economici e finanziari, dovranno essere approvate anche dal vice presidente della Commissione Vladis Dombrovskis. L’ex premier dell’Estonia, nominato commissario agli Affari economici e monetari ed al Dialogo sociale, è un esponente del Ppe noto per il suo approccio rigorista, e il ruolo descritto da Juncker depotenzierebbe le competenze di Moscovici. La Commissione prende le proprie decisioni in modo collegiale, però lo spazio di autonomia dei suoi componenti rimane abbastanza ampio. L’audizione di Moscovici è stata particolarmente controversa, visto che i parlamentari conservatori e popolari hanno manifestato le loro perplessità su come il ministro delle Finanze del governo Ayrault abbia gestito il bilancio francese.  Nel Pse come in altri gruppi parlamentari si sono palesati molte perplessità su altri quattro commissari designati, che dovranno fornire ulteriori chiaramenti: la ceca Vera Jourova, il britannico Jonathan Hill, l’ungherese Tibor Navracsics e lo spagnolo Miguel Arias Cañete.  Tibor Navracsics ha scontato le numerose perplessità, se non l’aperta ostilità, dei partiti progressisti nei confronti dell’autoritarismo più volte rivendicato dal premier magiaro Viktor Orban, e dovrà fornire nuove risposte scritte ai parlamentari europei come la sua collega socialista della Repubblica Ceca. Jonathan Hill e Miguel Arias Cañete sono stati particolarmente criticati per essere politici particolarmente vicini alle lobby finanziarie ed energetiche su cui dovranno vigilare da commissari. L’esponente del Pp spagnolo, nominato da Juncker a guidare la DG Energia, ha venduto solo due settimane fa le azioni di due aziende petrolifere di cui è stato presidente. Una petizione lanciata da Avaaz lanciata per contrastare la designazione di un “barone del petrolio” a commissario all’Energia ha raccolto più di 300 mila firme. La sua audizione è stata particolarmente tesa, e il gruppo socialista ha espresso riserve sul suo voto favorevole.  I legami professionali e gli orientamenti sulle deregulation del settore finanziario hanno reso particolarmente accesa l’audizione di Jonathan Hill, esponente dei Tory noto anche per le sue posizioni euroscettiche, che è stato costretto a confrontarsi nuovamente con le domande dei parlamentari.