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Sinodo della famiglia, risposarsi in Chiesa sarà più facile?

Sinodo della Famiglia, Papa Francesco metterà mano ai tribunali ecclesiastici che rendono nulli i matrimoni cattolici, consentendo così ai fedeli di risposarsi, legittimamente e pienamente, in Chiesa? Secondo molti, la riforma del sistema della Sacra Rota potrebbe essere una delle strade più efficaci da percorrere per affrontare la crisi, o quantomeno lo scollamento, fra l’istituzione del matrimonio cattolico, uno e indissolubile, e le tante crisi delle famiglie e delle unioni matrimoniali, che stanno portando ad una platea di divorziati, separati, magari risposati cattolici che vivono con estrema fatica e dolore la loro condizione di irregolarità.

SINODO DELLA FAMIGLIA, COME RISPOSARSI IN CHIESA? – Dal punto di vista pastorale, lo dicevamo ieri, la Chiesa si dibatte fra chi ritiene che i divorziati, dopo un percorso penitenziale, debbano essere riammessi alla Comunione, e chi invece sposa una linea più rigida. Ma su una linea di lavoro sembrano essere tutti d’accordo, e anzi, la stessa linea viene presentata come una sorta di “controproposta” da parte degli ambienti più conservatori della Curia: una profonda riforma dei tribunali ecclesiastici, delle corti religiose che valutano non la possibilità di annullare, ma se sussistano o meno i presupposti per dichiarare nulle le unioni sponsali. La differenza è sostanziale: il matrimonio, uno e indivisibile, non può essere annullato, ma se si verifica che prima o durante la celebrazione del sacramento alcuni presupposti erano mancanti, si può riconoscere che l’unione non è mai avvenuta.

I TRIBUNALI ECCLESIASTICI – “Ciò che Dio ha unito, l’uomo non divida”, dice il Vangelo: ecco, è da capire appunto se l’unione era valida e voluta da Dio, perché se così non fosse, l’unione andrebbe proclamata nulla nel più breve tempo possibile. Per accertare, oggi, se si può dichiarare nulla l’unione matrimoniale come è noto esistono i tribunali ecclesiastici: corti religiose che valutano la sussistenza di un numero tassativo e ridotto di cause di nullità. La questione è molto tecnica e ha creato, negli ultimi anni, un numero considerevole di storture. “Considerato che i motivi per chiedere di invalidare un matrimonio sono spesso difficilmente dimostrabili, il rischio che un matrimonio dichiarato nullo, perché viziato da un errore in origine, si trasformi in “divorzio mascherato” è alto”, scriveva Giacomo Galeazzi, vaticanista della Stampa, un paio di anni fa. Insomma, è opinione comune e nota, che avendo grandi disponibilità finanziarie, conoscendo i nomi giusti e avendo sufficiente pazienza, la dichiarazione di nullità da parte del tribunale ecclesiastico è oggi abbastanza garantita. 

 

RIFORMARE LA SACRA ROTA – Il Sinodo della Famiglia parte avendo ben presente la questione. L’Instrumentum Laboris, risultato della consultazione delle comunità cristiane di tutto il mondo, riporta: “Esiste un’ampia richiesta di semplificazione della prassi canonica delle cause matrimoniale”, ma d’altro canto “alcuni invitano alla prudenza, segnalando il rischio che tale snellimento e semplificando o riducendo i passi previsti, si producano ingiustizie ed errori o si dia l’impressione di non rispettare l’indissolubilità del sacramento” alimentando così l’idea dell’esistenza “di un divorzio cattolico”. Attualmente una causa di nullità matrimoniale presso i tribunali ecclesiastici ha una durata di circa cinque o sei anni dal momento in cui si avvia la causa di nullità fino al recepimento della sentenza nello Stato italiano”. Questo perché oltre al tribunale di primo grado è obbligatorio oggi, e automatico, l’invio al tribunale d’appello o alla Sacra Rota Romana della sentenza per la conferma: serve la doppia sentenza conforme. Per quanto riguarda i costi “gli onorari complessivi degli avvocati nelle cause di nullità matrimoniali sono fissati dalla Conferenza Episcopale Italiana tra un minimo di euro 1.500 ed un massimo di euro 2850, per l’intero procedimento nei due gradi di giudizio, salvi gli oneri fiscali di legge e le ulteriori spese imprevedibili quali supplementi di istruttoria, aggiunta di nuovi capi, richieste di dilazioni di termini”.

LE RICHIESTE DEI FEDELI – In breve il complessivo costo del procedimento rotale, al termine del quale il matrimonio si dichiara mai celebrato e le parti in causa possono normalmente risposarsi in Chiesa, può facilmente superare i 4mila euro. “Molti avanzano richieste circa lo snellimento”, dice l’Instrumentum: “Processo canonico semplificato e più rapido, concessione di maggiore autorità al vescovo locale, maggiore accesso dei laici come giudici, riduzione del costo economico del processo. In particolare, alcuni propongono di riconsiderare se sia veramente necessaria la doppia sentenza conforme, almeno quando non c’è richiesta di appello”. Altro problema è quello dell’accessibilità alla procedura: in Italia c’è un tribunale per regione, ma fuori dalla penisola i tribunali ecclesiastici sono molto pochi e di faticoso accesso.

PAROLA AL VESCOVO – Insomma, accelerare gli strumenti giudiziali della Chiesa già esistente sembra essere una strada su cui tutti, nella diversità di posizioni fra i vescovi, potranno concordare. Angelo Scola, arcivescovo di Milano ed esponente delle correnti più conservatrici al Sinodo, in particolare ha auspicato che venga percorsa in particolare di una delle ipotesi suggerite al sinodo dall’Instrumentum.

La prossima assemblea straordinaria potrebbe suggerire che il papa valorizzi di più il ministero del vescovo. In particolare, essa potrebbe suggerire che egli esamini la fattibilità della proposta, che è senza dubbio complessa, di dar vita a una procedura canonica non giudiziale che avrebbe come suo arbitro finale non un giudice o un collegio di giudici, ma piuttosto il vescovo o un suo delegato.

Scola teorizza un procedimento extragiudiziale “rigoroso nella raccolta delle prove, che sarebbero inoltrate al vescovo assieme ai pareri dell’incaricato stesso, del difensore del vincolo e di una persona che assiste il richiedente”. Il vescovo sarebbe così chiamato a decidere se il matrimonio sia o non sia nullo, fatto salvo il diritto del fedele dell’appello a Roma. E non si può non vedere come questo procedimento, apparentemente proposto in un ottica di apertura per le cause di nullità, restituisca invece ulteriore potere alla gerarchia ecclesiastica, sopratutto locale: affiancando alla via giudiziale (che è sempre più il regno di avvocati esperti delle segrete cose e di veri e propri divorzi pagati oro spacciati per sentenze di nullità) una via extragiudiziale, si restituirebbe ai vescovi e dunque al clero la cura delle anime anche nella pastorale familiare, l’impostazione della procedura amministrativa di annullamento , e la prima parola sulla nullità del matrimonio. Non poco.