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Come funziona il lobbismo nell’Unione europea

Milioni di euro investiti ogni anno dalle più grandi multinazionali americane o europee per influenzare il processo legislative dell’UE, con spese effettuate in campagne personali per contattare i parlamentari oppure offrire loro benefit di varia natura. Il lobbismo è un fenomeno molto rilevante all’interno dell’Unione europea, e una Ong, LobbyControl, ha pubblicato il primo studio sistematico su questo tipo di attività.

LOBBISMO NELL’UE – Un’organizzazione non governativa tedesca, LobbyControl, ha realizzato il primo studio sistematico sul lobbismo all’interno delle istituzioni europee. Aziende così come federazioni di imprese investono numerosi milioni di euro per influenzare il processo legislativo dell’UE. Le competenze esclusive in materia di mercato unico rendono la normazione comunitaria centrale per le maggiori aziende dei paesi industrializzati, che tentano di influenzarla attraverso le pratiche del lobbismo. A guidare la classifica delle imprese che spendono di più per influenzare i legislatori e i funzionari dell’UE sono 3 multinazionali americane: Philip Morris, Exxon e Microsoft. Queste tre corporation, leader nel tabacco nell’informatica e nell’energia, hanno investito circa 5 milioni di euro a testa per il lobbismo, seguite da Siemens AG, il colosso tedesco attivo nel settore elettrotecnico, energetico e medicale. Al numero 5 e 6 della classifica delle aziende che più hanno speso per il lobbismo ci sono due colossi energetici come Shell e GDF Suez, seguite poi da General Electric, altro gigante statunitense, mentre all’ottavo posto c’è anche un’impresa cinese, la Huawei Technologies.

I MILIONI DEI LOBBISTI – Nelle prime 20 imprese per investimenti in lobbisimo non c’è nessuna azienda italiana. I dati raccolti da LobbyControl si basano sul registro dei lobbisti dell’Unione europea, che però viene realizzato su base volontaria dalle stesse imprese. In passato ci sono state diverse critiche rispetto a questo sistema così lasco di controllo, che talvolta viene utilizzato anche per inserire dati non veritieri, falsi, oppure scherzosi. La Commissione UE ha ammesso di aver cancellato circa 400 registrazioni dal 2012 vista la loro inaffidabilità. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha inserito la regolamentazione del fenomeno tra le sue priorità programmatiche, vista la rilevanza assunta da questa pratica. Secondo Die Welt a Bruxelles ci sono 7 mila organizzazioni che svolgono il lobbismo, e sono circa 15 mila le persone che svolgono questa professione nella capitale UE. Le somme maggiori sono state erogate da alcune federazioni di imprese. La londinese Association for Financial Markets in Europe (Afme) ha speso oltre 10 milioni di euro l’anno scorso per promuovere gli interessi degli operatori dei mercati finanziari britannici, che sono regolamentati da normative comunitarie.

CHI SONO E COSA FANNO I LOBBISTI – Uno dei lobbisti più importanti di Afme è Simon Lewis, ex portavoce del governo di Gordon Brown. Die Welt rimarca come sia in forte crescita il passaggio di persone dalle istituzioni al privato per svolgere attività di lobbisimo, un fenomeno assai diffuso negli Stati Uniti. Negli Usa importanti politici sfruttano le loro reti di relazioni personali costruiti in anni di carriera al Congresso per guadagnare molti più soldi nel settore privato. Il quotidiano tedesco racconta inoltre di alcune curiose campagne organizzate dall’azienda leader per lobbismo in Europa, Philip Morris. La multinazionale americana ha inviato lo scorso Natale pacchi di cioccolato con foto di obesi mascherati da Babbo Natale, in segno di sarcastica protesta contro la direttiva Ue che ha obbligato i produttori di sigarette a dare più evidenza sui pacchetti ai danni provocati dal fumo. Una delle tante pratiche messe in pratica dai lobbisti per ottenere norme più favorevoli agli interessi delle loro aziende.

Photocredit: Mark Renders/Getty Images