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Tiziano Renzi e l’«ombra di Telekom Serbia»: il complottismo di Libero

«L’ombra di Telekom Serbia nell’inchiesta su babbo Renzi». Leggi il titolo in prima pagina di Libero e pensi che il governo guidato dal segretario Pd rischi la crisi per una grana giudiziaria di prim’ordine. Pensi che il papà del premier sia finito in una vicenda giudiziaria così grave da minare alla tenuta dell’esecutivo. Pensi al prossimo post di Beppe Grillo che mostra un’immagine (ovviamente taroccata) del signor Tiziano dietro le sbarre o all’uscita dalla questura, in manette. E pensi anche alla conferenza stampa in cui il presidente del Consiglio annuncerà di rimettere il suo mandato nelle mani del capo dello Stato, stordito dallo scandalo che ha travolto al sua famiglia. Pensi a tante cose. Già immagini gli sviluppi della vicenda. Ti poni domande sulla politica e il Parlamento che verranno. Salvo poi scoprire che nessuno degli scenari futuri ipotizzati si materializzaerà per davvero.

 

libero prima pagina

 

Accade qualcosa di diverso. Cominci a sfogliare qualche pagina del quotidiano che hai tra le mani, arrivi alla quinta, e scopri che il riferimento all’affare Telekom Serbia, una storia di presunte tangenti conclusasi (tra l’altro) con un’archiviazione, semplicemente non esiste. Non c’è. O meglio, il legame è così flebile e cominci a chiederti quale possa essere il «colpo di scena» di cui si parlava in prima pagina. Nel lungo articolo Libero parla dell’avvocato Vittorio Zagami, legale di Antonello Gabelli, 51enne di Alessandria, uno degli indagati insieme al padre di Renzi nell’inchiesta per bancarotta fraudolenta della Chil Post, società fallita nel 2013 e attiva nella distribuzione di giornali e materiale pubblicitario. L’avvocato Zagami – ricorda Libero – «è comparso nella vicenda Telekom Serbia quando un certo dottor Favaro si propose a Paolo Guzzanti come testimone del trasporto e della consegna dei 1.500 miliardi di tangenti. Favaro si rivelerà poi essere proprio Zagami». Giacomo Amadori, giornalista del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, dice di aver incontrato l’avvocato e di aver da lui ricevuto l’offerta di un’intervista al suo assistito in cambio di denaro. Libero racconta della conversazione tra Amadori e Zagami, in cui il legale di Gabelli (in passato arrestato per esercizio abusivo della professione forense e arrestato dall’Interpol) dice di «aver fatto il carcere, la latitanza» e sottolinea di essere stato «prosciolto con formula piena da Telekom Serbia».

Insomma, l’avvocato sembra un tipo alquanto misterioso, un po’ sui generis. Davanti al giornalista di Libero stando al racconto dello stesso Amadori, Zagami è sembrato particolarmente interessato a mostrare coraggio e tenacia. «Per combattere le pellacce ci vogliono le pellacce. Non ho paura di niente, ho fatto il carcere, la latitanza», ha detto il legale esibendo i suoi tesserini. Poi non si è tirato indietro nell’accusare il papà di Renzi. «Hanno venduto una scatola vuota, dopo averla privata di tutti i contratti commerciali», ha detto Zagami in riferimento al fallimento della Chil Post. E non ha risparmiato accuse nemmeno al notaio che avrebbe sottoscritto i due atti di compravendita della società finiti al centro dell’inchiesta della magistratura senza precisare le modalità di pagamento. «Perché – ha chiesto l’avvocato – la società viene ceduta senza un dimostrato passaggio di soldi? Si tratta di cessioni simulate? In casi come questo il notaio ha l’obbligo, per le norme antiriciclaggio, di fare una segnalazione». Sono queste le legittime domande e le legittime argomentazioni di un difensore che troveranno una risposta nelle sedi opportune. Sì… ma… il legame Tiziano Renzi e Telekom Serbia?