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«Ti auguro di finire nelle mani del norcino!» (colui che macella il maiale)

Devo tornare sul mio pezzo di mercoledì scorso, 17 settembre, riguardante il “saluto romano” e la condanna dei due giovani simpatizzanti di CasaPound.

Lo faccio non per dare visibilità ai commentatori dell’articolo ma per evidenziare il contenuto dei loro commenti.

Ne ho scelti quattro (tra parentesi le mie precisazioni):

1) «Ti auguro di finire nelle mani del norcino! Il fascismo nel nostro paese (h)a lasciato una ferita profonda, e per questo e` stato messo fuorilegge in tutti i sensi!» (ho aggiunto la lettera “h”)

2) “se dietro quel saluto in realtà si nasconde ancora la voglia di ghettizzare” (cita lo stralcio dell’articolo e poi lo commenta)
«Appunto, cazzo, punisci la cosa che davvero fa ribrezzo (la diversità, sottinteso, in ogni sua espressione), quella che sta dietro, non il flatus vocis che ci sta davanti!»

3) «Oggi salutare col saluto romano è una necessità di alta igiene. Stringere la mano a una persona può significare contagiarsi di una serie di brutte malattie quali la sifilide, la tubercolosi, il colera,l’rbola, ecc. Il divieto del saluto romano è soltsnto stupidità di qualche magistrato prostatectomizzato.» (quindi il saluto romano è indice di machismo ed è una necessità per non essere contagiati)

4) “Quel che io dicevo è che siamo una società multietnica e che dobbiamo tutelare anche quei cittadini che si sentono feriti dai simboli comunisti (quindi i comunisti sono assimilabili a un’etnia… o a una razza, da cui difendersi)”

Mussolini sta bene dove sta e lo lascerei riposare in pace.
Quanto ai commenti, mi limito a respingere ai mittenti l’ignoranza e la violenza contenuta in essi.

Queste frasi danno ulteriore ragione alla Cassazione e alla motivazione della sentenza: perché non sia concesso definire il saluto romano come un “innocente gesto della memoria” se dietro al gesto ci sono parole come queste.

E aggiungo che è corretto che la Cassazione interpreti così quel gesto, proprio perché è ben consapevole di cosa c’è sotto, come si evince chiaramente anche dai commenti (o dal “flatus vocis”, per rispondere a uno dei commentatori).

Altro che “mutato clima politico”, “sentenza che farebbe ridere se non fosse in realtà liberticida e smaccatamente politica”, “sistema che ha paura dei gesti simbolici e delle opinioni è ormai arrivato al capolinea”.

Quello che teme la Prima sezione penale della Corte non sono le opinioni né la facoltà di esprimerle ma la degenerazione della libertà di pensiero in qualcosa di diverso e molto più grave: fenomeni di intolleranza, atti discriminatori, insulti alla memoria, episodi di violenza.

L’intento è quello sacrosanto di  tutelare la democrazia e il rispetto delle minoranze,  per fronteggiare con convinzione il “rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe. L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose” (l’estratto è della sentenza relativa al caso in discussione).

Continuate pure a commentarlo (l’articolo) ma non dite che il “saluto romano” è “libertà di espressione”.
Non prendeteci in giro.

Gabriele Guarino per Giornalettismo