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Il soldato sopravvissuto al massacro dell’Isis

Un soldato iracheno di religione sciita, Ali Hussein Khadim, è sopravvissuto ad un massacro dei miliziani dello Stato islamico. Il giovane 23enne, dopo essersi finto morto mentre centinaia di suoi commilitoni venivano fucilati, ha raccontato al New York Times come è riuscito a sfuggire al terrore islamista.

Isis Ali Hussein Khadim 1

L’UOMO SOPRAVVISSUTO ALL’ISIS – Ali Hussein Khadim è un giovane iracheno che sta vivendo la sua seconda vita. La prima è infatti finita ad inizio giugno, quando il militare dell’esercito regolare è finito nelle mani dell’Isis. Il movimento islamista terrorista, che ora si fa chiamare Stato islamico, aveva appena conquistato la seconda città irachena, Mosul, grazie all’appoggio della rete militare sunnita ancora fedele ai vertici del regime di Saddam Hussein. Khadim era stazionato insieme ai suoi commilitoni in una base militare di Tikrit, la città natale dell’ex dittatore giustiziato dopo l’invasione dell’Iraq del 2003, quando i comandati della postazione si sono allontanati. La conquista di Mosul da parte dell’Isis li aveva spinti alla fuga, lasciando senza alcuna informazione sul da farsi circa 3 mila di grado inferiore, rimasti nel complesso dell’esercito. Khadim insieme ai suoi commilitoni, ha deciso di allontanarsi a piedi dalla caserma, in abiti civili, per raggiungere a piedi la città di Bagdad, distante circa 160 km. Un viaggio però subito interrotto, quando un carro dell’Isis ha notato il gruppo di soldati che si davano alla fuga.

IL MASSACRO DELL’ISIS – L’Isis aveva inizialmente promesso a Khadim e ai suoi compagni di lasciarli fuggire, ma il controllo nel complesso di Tikrit si è rivelato una trappola. I miliziani dell’allora non ancora califfo al-Baghdadi hanno deciso di sterminare i militari di religione sciita, risparmiando invece i sunniti. I terroristi hanno comunicato di averne uccisi 1700, e parte del massacro è documentato in un video diffuso sui social network, e ripreso dal New York Times. Khadim racconta che era il quarto della fila dei condannati a morte, che si sono disposti sdraiati lungo la fosse comune scavata dai terroristi. Il colpo che avrebbe dovuto ucciderlo è stato però sparato vicino alla sua testa, e quando ha sentito di esser stato sfiorato, il giovane militare iracheno si è fatto cadere in mezzo agli altri cadaveri, fingendosi morto. Nessuno dei miliziani di Isis ha notato come fosse ancora vivo, e non è stato controllato. Khadim racconta di aver sentito un ordine impartito ad un jihadista di lasciar morire dissanguato uno dei condannati a morte, piuttosto che colpirlo un’altra volta, visto che il miliziano dell’Isis si era accorto di come quel militare iracheno fosse ancora in vita, benché gravemente ferito.

L’ORRORE PER L’ISIS – Ali Hussein Khadim è rimasto diverse ore in mezzo ai cadaveri, e quando è scesa la notte, è uscito dalla fosse dirigendosi verso il fiume Tigri. Il colpo che avrebbe dovuto ucciderlo non è mai arrivato, e così è riuscito a mettersi in salvo sfuggendo alla sua sorte. Mentre si nascondeva tra le canne del fiume, il giovane militare ha sentito la voce di un’altra persona. Era un autista della sua caserma, gettato dai terroristi dell’Isis nell’acqua perché anche lui reputato erroneamente morto. Abbas era però stato gravemente ferito, e dopo diversi giorni in cui hanno mangiato insetti e piante per sopravvivere alla fame, consiglia a Khadim di allontanarsi, per denunciare l’orrore terrorista. Il giovane militare lascia il suo rifugio sul greto del Tigri, e dopo diverse settimane raggiunge l’Iraq meridionale, dove ora vive. La storia di Khadim, raccontata al NY Times, è stata confermata dall’Ong Human Rights Watch, che ha spiegato come le immagini satellitari mostrino l’eccidio compiuto dall’Isis a Tikrit. Le stime dei militari uccisi fatta da HRW è tra i 500 e i 700, mentre i terroristi, che avevano rivendicato il massacro, avevano parlato di 1700 sciiti uccisi perché infedeli.

(Photocredit: Screenshot del video del New York Times

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