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Spending Review, Italia e Francia sono le peggiori d’Europa

Spending Review, così l’Italia e la Francia sono le peggiori d’Europa: Irlanda, Spagna, Olanda e Regno Unito centrano i propri obiettivi di razionalizzazione della spesa pubblica già da anni, mentre nel nostro paese e anche fra i nostri cugini d’Oltralpe gli obiettivi sono stati mancati già da alcuni anni. Insomma, c’è chi fa i compiti e chi no: ma qui i compiti sono tagli, licenziamenti, contrazione alla spesa pubblica e misure “lacrime e sangue” su pubblico impiego e finanziamenti dei servizi pubblici.

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ITALIA E FRANCIA IN CONTROTENDENZA – Fra i paesi europei che hanno messo in campo un programma di contrazione della spesa pubblica, il migliore è certamente l’Irlanda. “A Dublino, infatti, la sforbiciata della spesa pubblicasi è rivelata più efficace: dal 2011 al 2013 – secondo i dati di Eurostat – il suo peso sul Pil è diminuito di oltre quattro punti percentuali, passando dal 47,1 al 42,9 per cento. Sul podio salirebbero anche Spagna e Gran Bretagna, dove i tagli procedono secondo la tabella di marcia. L’Olanda, ex “allieva modello” che si è scoperta fragile, dovrebbe invece accontentarsi del quarto posto. Tra i grandi, invece, gli unici in controtendenza sono Italia e Francia”, dice il Sole 24 Ore. In Italia dal 2011 al 2013 la spesa pubblica sul Pil è cresciuta quasi dello 0,9%, in Francia è cresciuta del 1,2%: insomma, i nostri due paesi arrancano mentre “il resto dell’Europa fa sul serio”.

I PAESI VIRTUOSI – Vediamo in che senso: in Irlanda il governo ha ridotto i dipendenti pubblici di 37.500, ha tagliato i bonus per i figli neonati e i sussidi di disoccupazione, ha ulteriormente stretto sulla sanità con “razionalizzazione del sistema dei ticket sanitari e regole più rigide per i certificati di malattia”. Risparmi complessivi per 7,8 miliardi di euro fino al 2015. Anche la Spagna ha fatto i suoi compiti: stop alla tredicesima per parlamentari, funzionari e impiegati pubblici e taglio dei giorni di ferie per il pubblico impiego e tagli alle agevolazioni per partiti e sindacati. “Pesanti riduzioni del budget per scuola, università e sanità, eliminazione delle agevolazioni ai pensionati per l’acquisto di medicinali”, scrive il Sole: risparmi a Madrid di quasi 40 miliardi di cui “un terzo già realizzati”. In Inghilterra dove i tagli hanno portato in piazza i sindacati per uno dei più partecipati scioperi degli anni recenti, la spending review ha colpito selettivamente alcuni ministeri: “Quello responsabile degli enti locali e la giustizia subiranno un taglio del 10%, mentre trasporti ed energia registreranno una riduzione della spesa del 9% e la cultura del 7 per cento. Restano escluse solo sanità e istruzione”.

ULTIMI DELLA CLASSE – Italia e Francia, come dicevamo, arrancano. La spending italiana ammonta a 53,5 miliardi di euro da qui al 2017, nel dettaglio 4,5 miliardi per il 2014, 17 per 2015 e 32 per il 2017. Quasi lo stesso ammontare quello previsto dal governo francese, circa 50 miliardi di euro: “Oltre il 4o% degli interventi riguarderanno welfare e sanità, mentre a livello locale si punta sul dimezzamento del numero di regioni e sulla semplificazione dell’organizzazione territoriale. L’obiettivo dichiarato è racimolare un gruzzolo per abbassare le imposte”. Tuttavia la Corte dei Conti francese ha definito “ambizioso” il piano della spending francese, lasciando intendere che il governo di Manuel Valls starebbe ignorando alcuni problemi di copertura: “La Corte punta però il dito su 30 miliardi di risparmi previsti, ma «ancora poco documentati e dall’esito incerto», come l’intervento sui regimi complementari di assicurazione sulla vecchiaia e quelli sulle collettività territoriali”