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Riforme, Pier Carlo Padoan: «Effetti nel 2016»

Gli effetti delle riforme avviate dal governo Renzi? Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan saranno visibili tra due anni, quindi soltanto a partire dal 2016. Intervistato dalla radio inglese Bbc4, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha ammesso che ci vorrà tempo, senza nascondere le difficoltà del nostro Paese: «Per il 2014 ci aspettiamo una crescita molto inferiore a quella prevista», prima stimata allo 0,8. Un problema, però, non soltanto italiano, ma europeo: «L’economia italiana segna una contrazione dello 0,2%? Ma anche la Germania», ha aggiunto Padoan, sottolineando come la ripresa sia bloccata in tutta l’Eurozona. Per questo ha invitato Mario Draghi e la Banca centrale europea a «fare la loro parte». Tradotto, «portando l’inflazione vicina al 2%», in modo da aiutare l’uscita dalla deflazione. 

 

Matteo Renzi presenta " Sblocca Italia "
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

 

RIFORME, PIER CARLO PADOAN: «EFFETTI NEL 2016» – Il ministro dell’Economia ha difeso l’operato dell’esecutivo Renzi, spiegando come la scarsa crescita italiana «non è dovuta al fatto che le riforme non sono state fatte», ma a difficoltà di «lungo termine», che non si possono risolvere «in qualche trimestre». «Sono sicuro che le nostre riforme porteranno benefici, ma servono due anni», ha spiegato. Nell’intervista non è stata avanzata alcuna ipotesi di manovra correttiva. Uno scenario escluso ieri anche dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. Il motivo? «Sarebbe ulteriormente recessiva in una situazione dove c’è bisogno di investimenti e ripresa». Tutto mentre il governo si prepara al prossimo Consiglio dei ministri del 29 agosto, il primo dopo la pausa estiva. In cantiere c’è il decreto Sblocca Italia, necessario – secondo il presidente del Consiglio – per far smuovere 43 miliardi di euro, già stanziati in gran parte (oltre alla riforma della giustizia e a un pacchetto di interventi sulla scuola). La partita più importante da giocare resta quella della flessibilità, in corso tra il governo italiano e l’Unione Europea. Un confronto non semplice.

L’Italia deve evitare una procedura d’infrazione dovuta al mancato rispetto dei parametri previsti dal Fiscal compact per il progressivo approdo al pareggio di bilancio. Secondo le norme, considerata la mole del debito pubblico italiano, il miglioramento annuale dei saldi che dovrebbe registrare il nostro Paese dovrebbe essere pari ad almeno lo 0,5%. Come ha sottolineato il quotidiano “La Repubblica“, però, l’esecutivo Renzi sta spingendo per ottenere uno “sconto” in cambio delle riforme, che Padoan ha assicurato «andranno avanti». La richiesta è che il parametro sia dimezzato fino allo 0,25%: il nostro Paese potrebbe così risparmiare potenzialmente 4-5 miliardi di euro. «Non commentiamo questa congettura», si è però limitato a replicare Simon O’Connor (portavoce del commissario Ue per gli Affari Economici, Katainen) da Bruxelles, in attesa dell’analisi delle finanze pubbliche in autunno. Non c’è stata una chiusura totale, ma la partita resta complicata.

MORANDO: «80 EURO EFFICACI SOLTANTO SE CONFERMATI PER TRE ANNI» – Sulla “Stampa“, invece, è stato il vice-ministro dell’Economia, Enrico Morando, a tornare sugli effetti degli 80 euro sui consumi (già bollati da Confcommercio come quasi “invisibili” due settimane fa, mentre Padoan aveva replicato come fosse ancora “presto per giudicare“). Non senza sollecitare a rendere permanente il bonus Irpef, allo scopo di registrare reali risultati su consumi, domanda interna e investimenti. «Se a settembre non sarà chiarissimo che saranno confermati per i successivi tre anni, non avranno effetti».

Per quanto riguarda la manovra 2015, Morando ha infine sottolineato come sarà necessario «vedere i numeri a settembre»:

«Nel 2014 riusciamo a stare sotto il 3%, ma per il 2015 si profila una correzione a oggi vicina ai 20 miliardi, necessaria per rispettare l’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio. Tutto è legato al successo o meno dell’operazione spending review”.