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Tre anni fa la strage di Utoya

Settantasette morti e un paese sconvolto da un’esperienza mai vissuta prima e dalla scoperta di avere in sé un mostro razzista che non ha esitato a far strage di ragazzini in nome di una delirante xenofobia.

L'attentato nel centro di Oslo  (Photo credit HOLM MORTEN/AFP/Getty Images)
L’attentato nel centro di Oslo (Photo credit HOLM MORTEN/AFP/Getty Images)

I CROCIATI ALL’ITALIANA –  Fa impressione leggere oggi Madgi Cristiano Allam che invoca seriamente la crociata proprio nell’anniversario della strage di Utoya, ma probabilmente è tutto fuorché una coincidenza visto che già all’epoca il leader di Io Amo L’Italia arrivò ad affermare che la colpa della strage non era di Breivik, imputato e condannato per ciò che accadde nell’isola di Utoya, ma di un’Europa mollacciona che si faceva invadere dai musulmani. E per colpire i mollaccioni Breivik prima piazzò un furgone carico d’esplosivi nel centro di Oslo, poi con calma prese un traghetto e si recò sulla vicina isola di Utoya, dove i giovani della sinistra norvegese festeggiavano. Lì ne uccise a decine, indifesi, uno per uno, fino a che non arrivò la polizia norvegese alla quale s’arrese.

L’IDEOLOGIA – L’ideologia che ha mosso Breivik è nota, è un collage dei discorsi della senescente Fallaci e di altre tirate contro il «multiculturalismo», che è la parola con la quale oggi l’estrema destra cerca di nascondere l’eterna repulsione per le razze o le culture diverse: ieri erano gli ebrei, oggi tocca ai musulmani e ovviamente ai loro complici, così come ai «comunisti» o comunque la sinistra «buonista». Non bisogna infatti pensare che Breivik sia un prodotto del caso, le sue balzane idee sembrano strane in Norvegia, ma da noi circolano liberamente sulle labbra di xeonofobi ed estremisti di destra.

LA NORVEGIA ESEMPLARE – La risposta della Norvegia ferita fu esemplare, nessuno invocò leggi speciali, nessuno invocò la forca, Breivik fu condannato al massimo della pena prevista dal codice norvegese (30 anni, ma prolungabili) e sistemato in una dignitosa celletta, da dove han fatto notizia solo le sue lamentele perché la Playstation era troppo vecchia. Il corpus ideologico di Breivik, da lui raccolto e pubblicato poco prima di lanciarsi nella mattanza avrà identica fortuna e finirà nel dimenticatoio, nessuno, nemmeno tra le frange più lunatiche della destra europea è sembrata interessata a raccogliere la sua eredità ideale, se non pochi altri fanatici che mescolano alla xenofobia il fanatismo religioso.

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PERCHÈ BREIVIK HA PERSO – La Norvegia ha sconfitto Breivik perché non ha abdicato alla sua civiltà per vendicarsi di uno stragista come non ne aveva mai visti, Breivik ha perso perché si è macchiato inutilmente del sangue di decine di norvegesi in un’azione demente e terribile che ha fatto terra bruciata attorno agli estremismi più radicali. Resterà il dolore per quelle 77 vittime e un’isola tagliata a metà, Utoya porterà per sempre un ricordo di quella ferita sotto forma di un taglio che la dividerà fisicamente in due. Questo sarà infatti il progetto che farà dell’intera isola un memoriale dedicato alla strage.