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La nuova sigaretta elettronica che si fumerà nei luoghi pubblici

Previsto per il prossimo anno lo sbarco in Italia della sigaretta elettronica che si potrà fumare nei luoghi pubblici. Avrà tabacco ma si potrà farle pubblicità. Eppure, come spiega il Corriere della Sera, è già guerra tra i produttori di «bionde» classiche e sigarette elettroniche che si contendono un mercato in difficoltà.

(Photocredit Corriere della Sera.it)
(Photocredit Corriere della Sera.it)

LA BOZZA DEL DECRETO – La nuova sigaretta elettronica viene definita dall’ultima bozza del decreto legislativo allo studio al Ministero dell’Economia sulla tassazione dei tabacchi. Secondo l’articolo uno, la sigaretta elettronica non dev’essere considerata un prodotto da fumo bensì un prodotto da inalazione. Questo cambio fa decadere ogni divieto:

Per le vecchie sigarette tradizionali vale sia il divieto di fumo nei locali pubblici sia quello di pubblicità. Per le sigarette elettroniche già in commercio, che contengono nicotina ma non tabacco, la situazione è più complessa. Sulla pubblicità, dopo un periodo di divieto assoluto, la linea è stata ammorbidita ma i paletti sono tantissimi. Il divieto di fumo, invece, vale solo per le scuole mentre per i locali pubblici siamo al fai da te: se un ristorante vuole vietarle può farlo ma non c’è nessun obbligo.

LA NOVITÀ E LE REAZIONI – Per le sigarette elettroniche di nuova generazione, contenenti tabacco a differenza delle «vecchie», le regole cadrebbero aprendo la porta al fumo ed alla pubblicità. Per il produttore sono prodotti a «a potenziale rischio ridotto». Il tabacco viene riscaldato e non bruciato e l’assenza di carta esclude la combustione. La novità non piace però a tutti. Riccardo Polosa, professore ordinario di medicina interna e direttore del centro di prevenzione e cura del tabagismo all’università di Catania, è drastico:  «I prodotti da fumo diventano da inalazione? Tutto questo è ridicolo. Al pari del fumo presente nella combustione va ricordato che anche in seguito a fenomeni chimici non combustibili si liberano fumi».

 

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LE PREOCCUPAZIONI DEI CONCORRENTI – La sigaretta elettronica di nuova generazione peraltro sarà prodotta dalla Philip Morris International che ha installato la prima fabbrica del prodotto in provincia di Bologna, dando lavoro a 600 persone con un investimento di mezzo miliardo di euro. Una novità interessante nel panorama lavorativo italiano che lascia però dei dubbi. Massimiliano Mancini, presidente di Confindustria Anafe, l’associazione dei produttori delle sigarette elettroniche adesso in commercio, ha fatto sapere che stante così le regole i produttori degli apparecchi «classici» rischiano di subìre gravissime conseguenze, peggiori dell’auomento delle accise che ha portato nel 2013 al taglio di 4.200 punti vendita in Italia cancellando 4.000 posti di lavoro:

«Quello che preoccupa è la totale assenza di trasparenza che c’è dietro certi procedimenti. Con un ruolo pervasivo, che rifugge ogni confronto reale, da parte di burocrazie autoreferenziali»