#StopFnsi: la mobilitazione dei giornalisti contro l’equo compenso e il loro sindacato

Venti euro ad articolo, sei euro e 25 per una segnalazione ad agenzie e web, 250 euro per un pezzo per un mensile. Così, tesserino alla mano, diversi giornalisti precari si sono presentati stamane davanti alla FNSI chiedendo le dimissioni immediate del segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi e di tutti i componenti della giunta esecutiva, rei di aver firmato un accordo inviso alla maggior parte di coloro che ne saranno oggetto. Sul tavolo l’equo compenso accordo che, secondo Coordinamento precari, freelance e atipici di Stampa Romana, «mina definitivamente l’informazione libera, indipendente e di qualità perché rende ricattabili i ‘cinesi’ dell’informazione, senza diritti e sottopagati».

 

 

 

EQUO COMPENSO, L’ACCORDO A fine giugno è stato firmato l’accordo sull’equo compenso per il lavoro giornalistico che regola le condizioni di collaborazione coordinata e continuativa, i cococo. Non tutto però è filato liscio, nella riunione (con la presenza del sottosegretario con delega all’Editoria Luca Lotti) l’unico a opporsi al documento è stato l’Ordine dei Giornalisti. Perché? Perché sui compensi non ci sarebbe nulla di nuovo sotto il sole. I co co co potranno esser pagati 3.000 euro lordi l’anno con una produzione minima di 144 articoli da più di 1600 battute. I timori dei freelance però è che superando la cifra minima stabilita non ci sarà modo di ottenere un compenso maggiore. Spiega il blog senzabavaglio:

Prima di tutto che vengono stabiliti – con il consenso del sindacato – dei minimi di pagamento che partono da 250 euro lordi al mese, a fronte di un impegno continuato. Minimi che non garantiscono le basi per una vita decente, e che a volte rischiano di non coprire neanche le spese del lavoratore, altro che richiesta di un mutuo o l’acquisto di una macchina. Per arrivare a garantirsi questa cifra minima i collaboratori dei quotidiani (la grande massa dei co.co.co.) dovranno vedersi pubblicati una media di dodici articoli al mese lunghi almeno una ”vecchia” cartella (1.600 battute). Quindi ogni articolo pubblicato potrà essere pagato 20 euro e un’ottantina di centesimi. Lordi.

CASA NOSTRA – «Vogliamo entrare, questa è anche casa nostra», hanno chiesto all’ingresso del grande portone su Corso Vittorio Emanuele II a Roma. Pochi attimi poi sono volate parole pesanti, tensione. Franco Siddi ha preferito salire al secondo piano mentre il gruppo ha indetto una sorta di assemblea e conferenza stampa dentro lo stabile al primo piano. A presidiare i corridoi agenti e polizia.

Qui uno dei momenti dell’irruzione, tensione con Franco Siddi:

 

 

PRO E CONTRO – Tesserino, partita IVA che succhia troppo a fine mese, litri di benzina spesi, mille minuti di chiamate fatte, pagine di nera e giudiziaria scritte (e firmate spesso in prima) per pochi spicci al mese. Spesso, dietro i volti che si sono incontrati oggi alla FNSI, c’è il “motore” dei principali quotidiani (locali e non). Un motore che però pare scollegato con ciò che sostiene il sindacato. Siddi, dalle colonne del quotidiano torinese La Stampa, è convinto di aver fatto la scelta “giusta”:

Già, riprende Siddi. «Non si può più misurare il contratto collettivo con le aspettative di un professionista che ha avuto la fortuna di lavorare in un momento nel quale qualunque attività imprenditoriale, qualunque professione era sempre in forte crescita e in espansione. La realtà è cambiata in Italia e all’estero: nessuno è disposto a pagare i giornalisti a prescindere dai risultati economici».

e ancora…

Detto questo, si poteva fare meglio, vero? «Se mi chiede se questo è il miglior contratto possibile o l’accordo che avremmo voluto fare, dico no…Ma questo, però, è l’accordo massimo possibile. Soprattutto se teniamo conto che è il primo contratto che costringe la controparte ad assumere il modello contrattuale per tutta la professione. La legge sull’equo compenso ci ha aiutato in questa direzione. Ma siamo andati oltre definendo profili professionali diversi». E, comunque, arrivano pure un po’ di incentivi per giovani e aziende che assumono… «Per la prima volta – sottolinea Siddi – c’è uno scambio tra prepensionati in uscita e reingressi e ciò significa andare sempre di più verso i giovani. In questo senso il decreto del governo (a firma Lotti) ha giocato un ruolo significativo favorendo l’apertura di canali con diritti a gradazione crescente per far ripartire l’occupazione; giovanile sì ma anche per il reinserimento di chi il lavoro lo ha perduto in questi anni».

PRECARI VS PRECARI – Di tutt’altro avviso chi invece sta dall’altra parte della barricata. «Le redazioni – spiegano oggi dalla protesta – si riempiranno di precari che diventeranno “cavalli di Troia” capaci di minare il contratto nazionale del lavoro».
Il problema è che da parte di un sindacato ci si aspettava almeno una “clausola di salvaguardia” per evitare magari il minimo compenso imperante. Eppure tale clausola non figura nel contratto.

guarda il video:

Guarda il prima e dopo l’accordo:

(Facebook presidente Odg Enzo Iacopino)

L’Ordine sta dalla parte dei manifestanti e ha deciso di impugnare davanti al Tar l’accordo sull’equo compenso sottoscritto il 19 giugno da Governo, Federazione Nazionale della stampa, Federazione Italiana Editori Giornali e Inpgi. La proposta di costituirsi in giudizio contro la delibera è stata avanzata nella seduta odierna dell’assemblea di oggi, motivata «dalla volontà di tutelare i diritti dei più deboli mortificati dall’accordo raggiunto da Fnsi e Fieg». Nel mentre si chiede la testa di Siddi in un accordo che pare tutt’altro che digerito nelle redazioni italiane.

(Copertina Twitter ele_voltolina)

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