Mose: Orsoni scarica le responsabilità sul Pd veneto

12/06/2014 di Alberto Sofia

«Sono stato spinto dal partito ad accettare i finanziamenti di Giovanni Mazzacurati. Ma io non ho mai preso un euro». Così Giorgio Orsoni, sospeso dal ruolo di sindaco di Venezia, dopo l’arresto nell’inchiesta sulla Tangentopoli veneta del Mose, si è difeso dalle accuse di aver incassato finanziamenti illeciti per la campagna elettorale delle amministrative del 2010, nel corso dell’interrogatorio di sei giorni fa nell’aula bunker di Mestre. Responsabilità scaricate sul Pd veneto e sui compagni di partito. Con tanto di nomi, come ha spiegato il quotidiano “La Repubblica“. Quelli del consigliere regionale Giampietro Marchese (anche lui arrestato) e dei deputati Michele Mognato e David Zoggia, ex responsabile organizzazione dei democratici e bersaniano doc. Quest’ultimo già accusato, durante un interrogatorio di garanzia, dall’ex amministratore delegato della società “Autostrada di Venezia e Padova”, Lino Brentan, di aver beneficiato a sua volta di 65mila euro come finanziamento per la campagna elettorale. Dichiarazioni smentite dallo stesso parlamentare dem: «Mai ricevuto gli importi riportati», si era difeso.

 

Mose Giorgio Orsoni carcere tangenti 3
Giorgio Orsoni – Photocredit: Lapresse

 

GIORGIO ORSONI ACCUSA IL PD VENETO –  Adesso ad accusare Zoggia, che con Mognato e Marchese era ai vertici del Pd veneto, è stato lo stesso Giorgio Orsoni, che era finito ai domiciliari proprio per l’accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti. In totale, 560 mila euro: 110 mila euro «contabilizzati» – ma illeciti perché versati dal Consorzio Venezia Nuova attraverso tre sue società con il meccanismo delle false fatture – , più altri 450 mila «in nero».  Il sindaco veneziano ha rivelato come la segreteria del Pd locale temesse la candidatura di Renato Brunetta (l’attuale capogruppo alla Camera di Forza Italia era considerato il favorito, ma venne poi sconfitto) per le comunali del 2010. «A quel punto vennero da me in tre», ha spiegato Orsoni, precisando di aver subito pressioni affinché si avvicinasse al Consorzio Venezia Nuova e accettasse il finanziamento. «È stata una campagna elettorale “chiavi in mano”, io facevo quello che diceva il Pd», avrebbe spiegato il sindaco ai magistrati, come ha riportato anche il Corriere del Veneto.

 

Davide Zoggia
Davide Zoggia: indicato da Orsoni come il politico che, insieme a Marchese e Mognato, avrebbe spinto affinché accettasse il finanziamento del Consorzio Venezia Nuova – Photocredit: Lapresse

 

IL DENARO AL COMITATO DI ORSONI – I magistrati hanno ricostruito come avvenne il passaggio dei 110mila euro «contabilizzati», ma frutto delle false fatturazioni. Sia Piergiorgio Baita, ex capo di Mantovani (società capofila di Cvn), che lo stesso Giovanni Mazzacurati, l’82enne «padre del Mose» e «grande burattinaio» della Laguna, hanno spiegato agli inquirenti di aver consegnato il denaro a Ferdinando Sutto (l’uomo deputato per effettuare i pagamenti, come ha ricordato Repubblica). Da lì il finanziamento sarebbe arrivato al commercialista di Orsoni, che gestiva il comitato elettorale.

Dalle carte è emerso anche un altro retroscena: una parte dei finanziamenti per la campagna elettorale di Orsoni, versati dalla Sitmar Sub Carl, si sarebbe tradotto per gli inquirenti in un aumento del prezzo per la vigilanza di cinque barche del Cvn da parte della Sitmar. Nicola Falconi, ad della società, avrebbe quindi ottenuto un aumento di prezzo sul contratto di vigilanza , dopo aver fatto arrivare la somma di 247mila euro al comitato di Orsoni.

I LUSSI DI MAZZACURATI CON I SOLDI DEGLI ITALIANI – Dalle stesse carte dell’inchiesta è emerso come lussi e spese di casa Mazzacurati fossero pagati con il soldi del Mose. Agli inquirenti è bastato analizzare conti correnti e intercettazioni per scoprire tutti gli sprechi, oltre all’«uso privatistico delle risorse pubbliche». Tutto alle spalle degli italiani. Dagli impianti di climatizzazione in case private, ai rinfreschi alla Mostra del cinema: aveva puntato anche un attico in Piazza di Spagna, 230 metri quadri, «da acquistare sempre a spese del contribuente», hanno ricordato gli inquirenti. Dopo il Mose, Mazzacurati guardava già alle prossime mosse. Il futuro era l’ospedale di Padova, un nosocomio che doveva trasformarsi in un nuovo affare. Con il bancomat di Stato da utilizzare per i propri vantaggi personali.

++ Aggiornamento ++ ore, 11 

ORSONI TORNA IN LIBERTÀ, REVOCATI I DOMICILIARI –  Il gip Alberto Scaramuzza ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che torna quindi in libertà, pur restando indagato nell’ambito dell’inchiesta sul Mose.

 

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