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Mi avete fatto passare la voglia di votare

Tempo fa, quando si parlava di voto e astensione, stigmatizzavo – anche con una certa violenza verbale tipica dei giovani infervorati – chi scientemente decideva di non votare in protesta con un mondo della politica da cui non si sentiva rappresentato.

“Come puoi poi lamentartene – pensavo e dicevo – se non contribuisci a rendere migliore il paese in cui vivi con l’unico strumento che hai per farlo? Come puoi sentirti un cittadino se nei fatti non partecipi, per quello che è il tuo ruolo, alla vita politica del tuo paese? Come puoi ‘sfruttare’ i servizi di un paese per cui non fai l’unica cosa che puoi fare?”. Per certi versi ancora la penso così, ma oggi posso comprendere. Oggi capisco.

Certo oggi è diverso da 5, 10 anni fa, quando la scelta ci sembrava fra il peggio e il meno peggio forse perché mai avremmo immaginato l’oscena deriva poli-tainment che ci attendeva dietro l’angolo. Forse, se all’epoca tutti avessimo con coscienza fatto quello che dovevamo fare, oggi non saremmo al punto di dover scegliere fra chi ci vende le pentole con sottofondo di acciaio inox e chi invece un’ottima mountain bike con cambio shimano.

Allora oggi ci stavo proprio pensando, e un’ondata di disgusto mi ha scossa dalla testa ai piedi, perché ho pensato che a questo giro sono io che trovo inutile votare. Inutile e dannoso quasi, perché così avallo questo schifo, questo eterno ritorno della guerriglia civile a parole (e ora anche a fatti) che è diventata la campagna elettorale. Noi che avremmo voluto vedere un sistema diverso, una cultura nuova figlia del fallimento degli ultimi vent’anni, oggi ci troviamo davanti quegli stessi errori che ci hanno condotto fino al quasi-fallimento, riprodotti ed estremizzati, quelle eccezioni da campagna elettorali oscenamente ridotti in una realtà trasfigurata che è divenuta eterno spot pubblicitario, di cui siamo vittime.

Ci avete scippati della bellezza di poterci occupare di questo paese, ci avete resi schiavi di un tifo che non ci deve appartenere, facendo sì che le nostre energie fossero a servizio dei vostri comodi e non delle nostre necessità. In poche parole, avete distrutto il concetto stesso di politica, rendendola né più né meno che un derby.

Come zombie in cerca di cervelli freschi, vaghiamo barcollanti nelle strade o per la rete alla ricerca dell’avversario da distruggere: non è così che deve essere. E voi sapevate che sarebbe diventato così, da dieci anni lo sapevate, e invece di agire per il nostro interesse – che, fra parentesi, è quello che siete pagati per fare – avete agito per il vostro, estremizzando ancora di più una guerra civile di parole criminale che finirà con il distruggerci.

Mi avete fatto passare la voglia di votare, quasi. Perché in fondo è arrendersi a voi, e c’è chi ancora non è pronto a farlo, non ha perso la speranza, non vuole arrendersi ad andare via o a uniformarsi a un mondo che non gli appartiene. Anche oggi resistiamo. Anche oggi ci proviamo. Ma non è certo merito vostro.