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«L’ho fatto per rivalsa, non so su chi»: la confessione shock di Riccardo Viti

«Sono finito, ormai non mi salva più nessuno». Con un mormorio pronunciato davanti al pm Paolo Canessa, Riccardo Viti ha confessato di aver seviziato e legato a quella sbarra Andreea Cristina Zamfir, la prostituta romena trovata morta sotto un cavalcavia di Ugnano all’alba di lunedì mattina. Viti, idraulico fiorentino di 55 anni, ha ammesso il delitto dopo essere stato arrestato dalle forze dell’ordine questa mattina e condotto in Questura. Viti, incensurato, è stato interrogato anche in relazione agli altri casi simili denunciati in precedenza.

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il momento dell’arresto di Riccardo Viti

«SPERAVO LA TROVASSERO COME LE ALTRE» – Secondo quanto si è appreso da fonti vicine all’inchiesta, Riccardo Viti avrebbe ammesso di aver compiuto negli ultimi anni diversi stupri con prostitute, a cui chiedeva giochi erotici. «Speravo la trovassero come le altre…» – Avrebbe detto Riccardo Viti agli inquirenti che lo hanno interrogato. «Faccio questa cosa per un senso di rivalsa» – avrebbe spiegato Viti. Ma a chi gli ha chiesto contro chi avesse questo senso di rivalsa, l’idraulico 55enne avrebbe risposto: «Boh, non so, mia madre è una brava donna». SkyTg24 riporta anche altre frasi pronunciate dall’uomo, che avrebbe ammesso di «Aver fatto una bischerata» e di «aver lasciato la donna legata mentre urlava».

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I MANICI DI SCOPA RITROVATI IN GARAGE – Subito dopo il ritrovamento del corpo di Andreea Cristina, gli investigatori si erano messi sulle tracce del maniaco seriale utilizzando un identikit realizzato sulla base delle testimonianze fornite da alcune prostitute, che avevano parlato di un maniaco che chiedeva giochi erotici particolari riferendosi a un uomo tra i 50 e i 60 anni, piuttosto grasso, basso e calvo. Le immagini dell’arresto diffuse dalla polizia mostrano che l’identikit corrisponde esattamente alla realtà. Le forze dell’ordine hanno condotto anche una perquisizione nella palazzina di via Locchi 49, dove abitava Viti: nel garage, oltre al nastro adesivo in uso presso l’ospedale Careggi, sono stati ritrovati e sequestrati anche alcuni manici di scopa.

IL DNA DI VITI SUL LUOGO DEL DELITTO – Secondo quanto accertato dall’autopsia, prima di morire Andreea Cristina sarebbe stata violentata con un pezzo di legno simile e, ad incastrare Viti, ci sono anche alcune sue tracce genetiche trovate sul luogo del delitto e su alcuni reperti esaminati dalla polizia scientifica, come quel nastro adesivo che avrebbe strappato con i denti prima di bloccare i polsi della donna alla sbarra.

LA SEGNALAZIONE DEL POLIZIOTTO – A portare gli inquirenti sulle tracce di Viti è stata anche la segnalazione di un poliziotto: l’agente, che ora lavora alla squadra mobile, si è ricordato di un intervento con la volante di circa 2 anni fa richiesto da prostitute in cui emergevano modalità di violenza analoghe a quelle dell’inchiesta. Furono identificate delle persone fra cui lo stesso Riccardo Viti. Il poliziotto ha ricercato negli archivi l’atto in cui era riportato quell’intervento sulla strada e da li è stato recuperato il nominativo di Viti permettendo di attivare accertamenti mirati anche sull’idraulico di Rifredi, quartiere alla periferia nord di Firenze dove viveva l’uomo. Secondo quanto emerge, la richiesta di un intervento al 113 fu fatta per una discussione scaturita, sembra, proprio per la richiesta di un particolare gioco erotico.

LE DICHIARAZIONE DEGLI AMICI DI ANDREEA – Nel frattempo parlano anche gli amici e il marito di Andreea Cristina: della giovane dicevano che «si prostituiva ogni tanto per dar da mangiare ai suoi due bambini e per avere soldi da inviare ai parenti in Romania» e il compagno della ragazza si augura che possa essere seppellita nel suo paese natale.

«UN TIPO GENTILE, MA STRANO E INFANTILE» – «Stiamo soffrendo, stiamo soffrendo». È quanto si sono limitati a commentare i genitori di Riccardo Viti che, chiusi in casa dalle prime luci dell’alba, si rifiutano di rispondere alle domande dei giornalisti. I vicini e i conoscenti dell’uomo, sconvolti dalle rivelazioni delle ultime ore, lo hanno descritto come «una persona gentile» anche se «un po’ ruvido e strano, a volte infantile». Secondo quanto raccontato dai vicini di casa, Viti sarebbe sposato con una donna originaria dell’Est, che avrebbe avuto un figlio da una precedente relazione. Viti e’ diplomato in ragioneria, ma non avendo un impiego da anni lavora con il padre che fa l’idraulico. Nel tempo libero insegna o fa l’arbitro di karate. La moglie lavora in un’azienda di pulizie che ha un appalto con l’ospedale fiorentino di Careggi. Un dettaglio significativo visto che alcune delle prostitute seviziate sono state legate con del nastro adesivo dell’azienda sanitaria. Una vicina, che stamani ha assistito all’arresto, racconta di averlo visto uscire in manette accompagnato dagli agenti. Dice di non conoscerlo troppo bene ma di essere rimasta colpita una volta quando in un supermercato lo vide con la madre mentre comprava dei prodotti «per lui ma più adatti ad un bambino». Viti, la moglie e il ragazzo abitano in un appartamento in zona Careggi, comunicante con quello dei genitori dell’uomo, che però ha ingresso su un’altra strada.

 

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NARDELLA: «FIRENZE È SICURA» – L’arresto di Viti è stato commentato anche da Dario Nardella, vicesindaco di Firenze, che ha ribadito che «Firenze è una città sicura, con forze dell’ordine professionalmente preparate: sono davvero contento, oggi e’ una bella giornata. Abbiamo anche dato una risposta a chi, anche indirettamente, ha voluto insinuare che esista un mostro di Ugnano, o che Firenze sia una città popolata da mostri. Chiaramente – ha aggiunto Nardella – per una valutazione definitiva aspettiamo le considerazioni finali sui contenuti della confessione. Ma voglio fin d’ora complimentarmi con le forze dell’ordine e gli investigatori – ha concluso- perché hanno compiuto un lavoro straordinario».

(Photocredit: LaPresse)