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Nuda e crocifissa: così è morta Cristina

Completamente nuda, salvo un paio di scarpe da tennis ai piedi, inginocchiata davanti alla sbarra bianca che segna la fine della strada. Il capo rivolto all’inditero, il corpo freddo, le braccia immobili, legate con del nastro adesivo. «Come se fosse crocifissa», racconta Pasquale Checcacci, un ottantenne che abita in zona dal ’54, vicino al viadotto di Ugliano sotto l’autostrada tra Scandicci e Firenze. E’ morta così Cristina Zamfir, 26 anni, della Romania. Aveva trascorso una vita alla deriva, raccontata oggi dal Messaggero:

Divorata dalla droga, senza casa, senza riferimenti. Dormiva dove capitava, da connazionali o conoscenti casuali. Si prostituiva per tirar su qualche soldo. L’ultimo cliente domenica sera l’aveva rimorchiata chissà dove, l’ha portata in fondo alla Strada del Cimitero di Ugliano dove qualcuno, sui muri ha lasciato questa scritta: «Qua si caricano le troie».

Firenze, donna trovata morta in periferia: era nuda e crocifissa

IL RITROVAMENTO – La ragazza è morta lentamente, serviziata con un grosso oggetto di ferro, secondo quanto presume il medico legale. Probabilmente ha cercato di liberarsi come testimoniano le ecchimosi sui polsi, probabilmente ha provato a gridare ma il suo urlo non è stato sentito, in una zona isolata e sotto il caos delle auto che sfrecciano lungo l’autostrada. La borsa e gli abiti di Cristina sono stati abbandonati a poco più di un chilometro dal viadotto dell’orrore, nella campagna del rione Matignano. In quegli oggetti, preziosissimi, gli inquirenti sperano di trovare impronte digitali e tracce organiche che possano far risalire all’assassino (o agli assassini) della giovane. Dentro la borsetta della ragazza c’erano il cellulare e alcune carte, piccole tessere di un puzzle che potrebbero rivelarsi fondamentali per arrivare ad un volto e ad un perché che gli inquirenti ipotizzano come pianificato e premeditato. Cristina non è però la prima ragazza ad esser stata legata e condotta lì sotto il viadotto dell’autostrada. Non è l’unica donna che ha beccato sprangate e violenza dai propri clienti, nello stesso luogo e nelle stesse modalità.

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(Il ritrovamento del corpo. Credits: Sanesi/LaPresse)

GLI ALTRI CASI SIMILI – Il Messaggero dedica un pezzo a parte sui numerosi casi di aggressioni a prostitute avvenute nello stesso luogo e con i stessi metodi dell’omicidio della giovane romena. Casi denunciati da diverse ragazze, presentati in diversi anni, che potrebbe portare ad una pista papabile per gli inquirenti.

Ha 46 anni, è italiana, è una prostituta. Ieri pomeriggio gli uomini della Squadra Mobile di Firenze l’hanno cercata per mare e monti. Non perché la sospettino di qualcosa, né perché possa aver conosciuto Cristina, la rumena serviziata e uccisa, sotto il viadotto di Ugliano. L’hanno cercata perché è la sola in grado di dare indicazioni capaci di mettere la polizia sulle tracce del maniaco assassino.

L’episodio avvenne nella notte tra il 26 e 27 marzo 2013. La donna fu serviziata nello stesso modo, con un oggetto metallico e sopratutto con lo stesso nastro. E anche allora l’uomo se ne andò via, lasciandola nuda, senza i suoi vestiti.

Riuscì però a conservare le forze per urlare così forte da farsi sentire da una donna che abita nelle case vicine al viadotto. La soccorsero, la liberarono, la salvarono portandola in ospedale: venti giorni di letto e di cure.

Ma l’inchiesta non portò a nessuna svolta. Nel 2008 un’altra prostituta ricevette lo stesso trattamento nello stesso luogo. Per quel caso fu fermato un uomo (rom) poi prosciolto a formula piena in quanto, oltre ad una alibi di ferro, l’identikt fornito dalla vittima era completamente differente.

GLI ABITANTI DELLA ZONA – Ad aiutare gli inquirenti anche i racconti delle persone del posto, che spesso si sono trovati davanti ad episodi di violenza simili. L’ultima vittima nemmeno un mese fa. Il Messaggero riporta:

Quattro mesi fa (era gennaio) un’altro episodio simile. Senza denuncia: «Bussò alla nostra porta, era giovane, straniera. Era confusa, le proponemmo di portarla in ospedale, lei si accontentò di qualche abito promettendoci di riportarli. Non l’abbiamo più vista».

Finora sul caso di Cristina Zamfir non risulta ancora nessun indagato. Si cerca ancora di capire, ricostruire e trovare. A guidare è Paolo Canessa, lo stesso magistrato che si è occupato del Mostro di Firenze.