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Continua l’oltraggio a Federico Aldrovandi

Non c’è pace con la famiglia Aldrovandi, che dopo aver ottenuto giustizia superando depistaggi e menzogne, continua ad essere bersaglio delle offese da parte dei sindacati di polizia.

federico aldrovandi 5 intercettazioni

Prima era stato il COISP a insultare la mamma di Federico Aldrovandi e a insinuare che le foto nelle quali si vede insanguinato fossero «un fotomontaggio», anche se sono agli atti dei processi che si sono conclusi con una condanna definitiva per gli agenti coinvolti. Poi era stato uno dei condannati a insultarla pubblicamente, poi è stata la volta di Giovanardi e ora arriva la ola del SAP durante il suo congresso, che ha visto in prima fila il capo della Polizia, Lara Comi, Magdi Allam e Ignazio La Russa, manifestazione che ha indignato l’intero paese, ma stigmatizzata solo dal capo della polizia tra quanti erano presenti. La Russa, l’unico che si è pronunciato, ha anzi detto di capire i poliziotti e non ne ha preso le distanze.

IL NEGAZIONISMO DI CHIOCCI E TONELLI – Ancora più sfacciato il capo del sindacato, sentito in un’intervista a Radio Ies condotta da Luca Telese,Intervista nella quale Gian Marco Chiocci direttore de Il Tempo ha tenuto le parti del sindacato, giustificando la reazione dei poliziotti e assecondando l’incredibile pretesa del segretario, che ha provato a difendersi goffamente anche dicendo che si trattava di un evento privato.

I POVERI POLIZIOTTI – Chiocci chiede perché nessuno indaghi la frustrazione della polizia, che secondo lui nasce dalla mancata solidarietà all’agente «cretino» da parte del capo della Polizia e parla di «ipocrisia» nei confronti della polizia, anche se nel caso gli attacchi non sono stati rivolti alla polizia, ma un sindacato famigerato perché già responsabile di altre offese alla famiglia Aldrovandi. Che peraltro fanno parte di un modus operandi già noto, solo nel nostro paese infatti la polizia ha l’indecenza di denunciare i parenti delle vittime degli abusi di polizia, è successo anche con quelli di Stefano Cucchi e di Giuseppe Uva.

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LE SCUSE PATETICHE – E indecente pare anche la difesa da parte del segretario del SAP Gianni Tonelli, che nega tutto: «Innazitutto non erano applausi pubblici… non erano una standing ovation…», pur riconoscendo la solidarietà: «erano solo un’espressione di solidarietà a 4 colleghi che riteniamo innocenti». Innocenti perché: «abbiamo potuto verificare» che le responsabilità dei nostri colleghi non siano tali» e quindi perché non: «È legittimo manifestare i propri pensieri entro le quattro mura?» Peccato che non si tratti di pensieri, ma della contestazione di una sentenza da parte di un sindacato di polizia e della solidarietà ad agenti che l’opinione pubblica ha già condannato molto più duramente di quanto non dica la sentenza definitiva che li ha riconosciuti responsabili della morte di Aldrovandi

IL NEGAZIONISMO DEL COMPLICE – A Telese che gli ricorda come il ragazzo fosse in custodia della polizia, risponde con il negazionismo assoluto: «non è così», assistito da Chiocci che fa il paragone con il caso di  quello tenuto a terra dopo aver sparato ai carabinieri a Roma. Ma Aldrovandi non aveva sparato a nessuno, loro erano in quattro e ci sono le registrazioni nelle quali ammettono di averlo pestato selvaggiamente. Niente che abbia a che fare con i protocolli. Ma secondo Tonelli Aldrovandi si stava suicidando e i poveri poliziotti sono stati condannati perché hanno provato a salvarlo:  «… siamo stati chiamati a causa di una situazione da lui determinata… stava in quel momento creandosi a livello autolesionistico delle grosse menomazioni e purtroppo la situazione è andata».

SILENZIO SULLA CONDANNA DALLE AUTORITÀ – Purtroppo per Tonelli è andata anche la dignità del sindacato che rappresenta, che con questa ulteriore difesa dell’indifendibile e con queste menzogne, non fa che confermare nell’opinione pubblica un giudizio assolutamente negativo, peraltro condiviso pubblicamente dal Presidente del Consiglio, dal Ministro dell’Interno e dal capo della Polizia nelle ore seguenti il fattaccio. Invece di delirare di processi deviati dalla pressione mediatica Tonelli avrebbe fatto meglio a rispondere alle autorità che hanno condannato duramente quanto accaduto, e a spiegare loro che è tutto un grande equivoco, per il quale prima sono stati condannati degli innocenti e ora quelli che li difendono vengono indicati come infami indegni d’indossare la divisa.