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Clayton Lockett, il condannato a morte che si sveglia durante la sua esecuzione

La sua esecuzione era stata fissata per le 18.30 del 29 aprile. E come da protocollo Clayton Lockett – che nel 2000 era stato condannato alla pena capitale per l’omicidio di una ragazza – è stato condotto nella stanza delle esecuzioni del carcere dell’Oklahoma dove era detenuto. È stato legato sul lettino e i medici hanno praticato la prima delle due iniezioni, un cocktail di barbiturici che serve ad addormentare il condannato prima della somministrazione dell’iniezione letale. Ma, per cause ancora tutte da chiarire, l’agonia di Lockett è durata quasi quaranta minuti: una morte che i presenti hanno definito «orribile» e «una tortura».

Clayton D. Lockett (Foto: LaPresse)
Clayton D. Lockett (Foto: LaPresse)

FARMACO LETALE MAI USATO PRIMA – La drammatica vicenda dell’esecuzione di Clayton Lockett ha fatto presto il giro del mondo: secondo quanto riporta l’Huffington Post francese, l’iniezione letale praticata al condannato conteneva un cocktail di farmaci mai utilizzato prima in quel carcere, ma a provocare la straziante agonia dell’uomo sarebbe stata la rottura della vena in cui è stata iniettata la sostanza che, stando al rapporto del direttore del carcere, non sarebbe quindi riuscita a entrare in circolo, disperdendosi nei tessuti e provocando al condannato una sofferenza indicibile prima di soccombere stroncato da un attacco cardiaco.

 

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LA STRAZIANTE AGONIA DEL CONDANNATO A MORTE – Sul fatto è stata aperta un’inchiesta: si tratta di stabilire, ora, se la straziante agonia di Lockett sia stata realmente causata dalla rottura della vena o da un’errata formulazione della sostanza letale che gli è stata iniettata subito dopo i barbiturici. L’uomo, nonostante fosse già stato dichiarato privo di sensi, ha cominciato ad agitarsi sul lettino, a tremare e a cercare di sollevarsi nonostante le cinghie. I giornalisti presenti all’esecuzione hanno riferito che Lockett, oltre a lamentarsi, avrebbe pronunciato anche qualche parola incomprensibile: un dettaglio, questo, che è stato confermato solo in parte dal portavoce del penitenziario, Jerry Massie. Il decesso del condannato è stato dichiarato alle 19.06, quasi quaranta minuti più tardi. Subito dopo sarebbe stata prevista un’altra esecuzione, ma questa è stata sospesa e posticipata di 14 giorni, in attesa di capire cose sia realmente successo.

L’INCHIESTA E L’AUTOPSIA – Sarà l’autopsia a stabilire come siano andate realmente le cose: Madeline Cohen, legale di Lockett, ha sottolineato come nelle settimane precedenti all’esecuzione avesse presentato un ricorso contro il carcere chiedendo un rinvio per evitare che venisse usato quel farmaco letale mai testato all’interno del carcere. La corte però aveva comunque dato l’autorizzazione a procedere e ora la Cohen chiede che venga aperta un’inchiesta indipendente parallela a quella delle autorità carcerarie: «Abbiamo bisogno di un’autopsia e della piena trasparenza dei risultati» ha detto l’avvocato, mentre in tutti gli Stati Uniti si riapre il già acceso dibattito sulla pena di morte.

(Photocredit copertina: Getty Images)