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Il «day after» della «giornata dei quattro papi»

Quasi un milione di fedeli hanno festeggiato nella Capitale la canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, da ieri proclamati santi. È stata ribattezzata come la «giornata dei quattro papi», per sottolineare un intreccio senza precedenti tra passato e presente. Con la cerimonia dedicata a due tra i pontefici più amati del passato, Wojtyla e Roncalli, che ha unito sul sagrato del Vaticano papa Francesco e l’emerito Joseph Ratzinger.  Secondo il “Corriere della Sera”, un evento che ha riconciliato la Chiesa con il suo popolo, facendo «dimenticare i corvi di due anni fa», a poco più di un anno dall’elezione di Bergoglio.

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PAPA WOJTYLA E PAPA RONCALLI PROCLAMATI SANTI – Di fronte ai circa 500mila pellegrini che hanno invaso Piazza San Pietro – un altro mezzo milione ha seguito la canonizzazione attraverso i maxi-schermi in diversi punti della Capitale, ndr – , è stato Papa Francesco a commemorare Wojtylae Roncalli con una cerimonia solenne, ma sobria, secondo lo stile di Bergoglio. Sul sagrato c’è stato l’abbraccio tra l’attuale pontefice e Ratzinger, accolto dagli applausi dai fedeli, che ha concelebrato insieme a Francesco.

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L’ultimo incontro pubblico era accaduto al Concistoro, lo scorso 28 febbraio. Se al momento dell’elezione, dopo le storiche dimissioni di Benedetto XVI, non erano mancati i timori per l’inedita “convivenza” tra i due pontefici, i dubbi sono stati accantonati. Bergoglio è arrivato in processione con 150 cardinali, acclamato da una folla oceanica di fedeli, arrivati da ogni parte del mondo. Proprio come i “potenti”, che non hanno resistito – così come alcuni vescovi – a immortale l’evento attraverso “selfie” e scatti fotografici. Per la «giornata dei quattro papi» cento sono state le delegazioni presenti in Vaticano, 34 tra capi di Stato e di governo: comprese alcune presenze discusse, come quella di Robert Mugabe. Sul presidente dello Zimbabwe, accusato di violazioni dei diritti umani e irregolarità elettorali, pesa il divieto di ingresso nel territorio dell’Unione Europea (non per recarsi nella Santa Sede, in base ai Patti Lateranensi, ndr). Non sono mancati gli imbarazzi: «È molto cattolico», si sono limitati a precisare i delegati del proprio Paese. È stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a precedere gli altri potenti della Terra nel saluto a Papa Francesco. Per l’Italia presente anche il premier Matteo Renzi, arrivato con la moglie Agnese,  i presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso, Laura Boldrini, oltre a quattro ministri: da Maria Elena Boschi al ministro degli Esteri Federica Mogherini, passando per Maurizio Lupi e Maurizio >Martina.

IL MESSAGGIO DEL CONCILIO VATICANO II RILANCIATO – Durante la cerimonia di canonizzazione, Bergoglio ha omaggiato Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, rilanciando il messaggio del Concilio Vaticano secondo per il futuro della Chiesa. Papa Francesco ha ribattezzato i due pontefici proclamati Santi come due «uomini coraggiosi»: «Roncalli ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo. Si è lasciato condurre, è stato per la Chiesa una Guida guidata», ha precisato l’attuale pontefice. Wojtyla, invece, è stato celebrato come il «Papa della Famiglia», così come lui aveva spiegato di voler essere ricordato. Per la Chiesa è stata una giornata di riconciliazione con il proprio popolo, come ha spiegato il Corriere della Sera, ricordando gli scandali recenti:

«Due anni fa, in questi stessi giorni, i reporter di tutto il mondo venivano a Roma a raccontare di scandali, corvi, carte trafugate, spiritualità corrotte, poteri declinanti. Oggi, i volti associati a quelle vicende, al di là delle colpe e dei meriti, son ancora tutti qui. Sull’altare, insieme con l’arcivescovo di Cracovia Dziwisz e il vescovo di Bergamo Beschi, ci sono i due decani della Curia, Re e Sodano, e in prima fila l’ex segretario di Stato Bertone e l’ex potente capo dei vescovi italiani Ruini. C’è padre Georg. E c’è Ratzinger, palesemente emozionato, prima quando Napolitano va a chiedergli notizie della sua salute, poi quando Bergoglio gli rende omaggio, perché — come ha detto al Corriere — «il Papa emerito non è una statua in un museo, partecipa alla vita della Chiesa». Ma la stagione recente del Vaticano appare paradossalmente molto più remota rispetto a quelle evocate dalle immagini di Roncalli e Wojtyla e dai racconti dei pellegrini, raccolti in piazza e davanti ai diciotto maxischermi sparsi per Roma, dalle basiliche al policlinico Gemelli dove a Wojtyla salvarono la vita»

LA CERIMONIA E UN MESSAGGIO RIVOLTO AL FUTURO – Dalla cerimonia di ieri e dai papi santi la Chiesa sembra voler ripartire anche per il futuro. Anche durante la commemorazione Francesco ha mantenuto il suo stile: non è stata una parata, bensì un rito di massa, una messa senza orpelli. Con il messaggio dei due papi santi rivolto alle sfide che attendono il Vaticano. Come i precedessori santificati, Francesco ha mantenuto le vesti del “pastore”. Come ha spiegato la Stampa, fin dalla sua elezione, il suo tentativo di “riportare la Chiesa tra la gente” «ha incontrato resistenze interne, in quanti sono nostalgici dei progetti di egemonia culturale, delle strategie di occupazione di spazi, della riaffermazione identitaria, della fede relegata in rassicuranti schemi «Law&Order». E in quanti magari sperano – presto o tardi – di poter chiudere una parentesi come se nulla fosse accaduto in questi mesi, illudendosi che il popolo cristiano torni a guardare da un’altra parte e non noti più i lussi, il carrierismo, le metrature spropositate di appartamenti, in un’epoca in cui anche lo stile è sostanza». Francesco sembra però già guardare agli impegni dei prossimi mesi, tanto da aver citato ieri il lavoro del prossimo Sinodo, che sarà dedicato alla famiglia.

UNA GIORNATA DI FESTA PER I FEDELI – Per i fedeli, invece, è stata una giornata di festa. L’organizzazione che era stata disposta dal Comune di Roma e dalle autorità si è dimostrata efficiente. E basta osservare i numeri per comprendere come l’evento sia stato senza precedenti: quasi un milione di pellegrini, tremila tra giornalisti e operatori accreditati. La canonizzazione dei due pontefici, Roncalli e Wojtyla, è stata poi seguita in mondovisione, con oltre 500 cinema di 20 Paesi in tutto il mondo che hanno mandato in onda la diretta da Piazza San Pietro. Per la cerimonia erano presenti anche circa 150 cardinali e mille vescovi, più seimila sacerdoti. Imponente il piano sicurezza: diecimila sono stati gli uomini delle forze dell’ordine impiegati, seimila i vigili urbani, 2.630 volontari della protezione.