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Chi ci ha guadagnato dall’11 settembre?

La tragedia delle Torri Gemelle e tutti quelli che ci hanno lucrato

E’ un peccato dire “che la tragedia dell’11 settembre ha arricchito molti”? Se lo chiede il Village Voice, settimanale free-press diffuso nell’area di New York e che nella sua edizione online pubblica una lunghissima inchiesta su tutti i figuranti, figuri, personaggi più o meno pittoreschi che dalla morte di tanti nell’attacco che ha abbattuto il World Trade Center, mediante gli aerei guidati dai talebani di Osama Bin Laden, hanno tratto un vantaggio e un lucro. Ad aprire la carrellata c’è un’ex-pompiere.

IL POMPIERE CIALTRONE  – Si tratta di Vincent Forras, originario del Connecticut e che, certo, dice di avere una storia da raccontare.

In una storia che ha detto a dozzine di giornalisti nel corso degli anni, afferma che, come pompiere volontario a South Salem, è accorso a Ground Zero l’11 settembre e si è accampato lì per settimane, andandosene solo una volta per il compleanno della figlia. Afferma di essere rimasto sotto i detriti per due ore e che solo una visione divina ha illuminato la sua fuga, dopo aver previsto di dedicare la sua vita alla carità.

I dettagli di questa storia cambiano da intervista ad intervista e sono molti a credere che Vincent sia un integrale ciarlatano, compresi i suoi ex-colleghi pompieri. Intanto, però, Vincent si fa fotografare con gente importante e famosa, fino addirittura all’ipotesi di buttarsi in politica. Ha fondato un’associazione di volontariato e, insomma, è una personalità di qualche spessore nella cultura popolare americana. Ma non è il solo che ha tirato su qualche soldino grazie all’11 settembre. Collateralmente, ricorda the Village Voice, non sono stati casuali i disordini causati da cittadini inferociti ad una manifestazione del PATH, la Port Autorithy di New York che gestisce il trasporto pubblico locale da e verso il New Jersey.

BIGLIETTI E PROTESTE – Il punto è che la Port Authority possiede anche l’area di Ground Zero, e deve dunque gestire anche la ricostruzione del sito: sulle spalle dei cittadini, alzando i prezzi dei biglietti, dice il VV.

“Sono arcistufa di sentire le vittime dell’11/9 venir usate come scuse per l’incompetenza della PA e per coprire i loro costi gonfiati”, dice Sally Regenhard, che ha perso suo figlio Christian l’11/9 ed è rimasta una dei portavoce dei parenti.

A mezza bocca, non sono in pochi ad ammetterlo: “Un sacco di gente e un sacco di aziende hanno fatto un sacco di soldi sull’11/9” Soldi, anche pubblici, piovono su compagnie varie – Goldman Sachs è della partita – e su esponenti pubblici come il sindaco Bloomberg che hanno ricevuto sussidi per occupare ed occuparsi di edifici vari nella zona – ma “nulla che abbia a che vedere, nemmeno lontanamente, con Ground Zero”.

“Mentre stavamo mangiando e dormendo dopo i fatti dell’11 settembre, le autorità insistevano nel dire che questi sussidi avrebbero salvato lower Manhattan”, dice Bettina Damiani, del gruppo watchdog Good Jobs New York. “Se dieci anni e miliardi di dollari dopo diciamo ancora le stesse cose, dobbiamo ripensare la nostra strategia”.

Analoga la situazione della Lower Manhattan Developement Corp., dotata di un certo budget – 2 miliardi di dollari e oltre di fondi federali – è diventata “una strana organizzazione permanente” da quell’ente temporaneo che doveva essere, finalizzato alla ricostruzione della bassa New York. Una struttura permanente dicevamo, con “oltre 15 dirigenti” stipendiati ad oltre 100mila dollari al mese.

“Spendono milioni in salari, e non producono nulla.

E Rudolph Giuliani?

SOLDI OVUNQUE – Il grande sindaco della Grande Mela fa soldi solo “parlando del 9/11”, ovviamente non contando il suo libro sull’argomento: la sua fama ha superato di gran lunga i confini di New York, visto che persino dal Messico lo hanno chiamato – e pagato – perché gli insegnasse la politica di contrasto alla criminalità che ha adottato a New York. E tacendo, ancora, dei grandi studi legali della città che non dorme mai.

Dal fondo di compensazione delle vittime per i casi legali sull’11 settembre, una certa quantità di studi legali hanno ricevuto praticamente un miliardo di dollari in parcelle, spesso con molte critiche.

Così dunque la più grande tragedia americana della storia recente diventa un modo per spartirsi danaro facile e abbondante. Persino il progetto del memoriale dell’attacco è criticabile, secondo Village Voice, per più di un motivo.

Consideriamo il National September 11 Memorial and Museum, che costerà almeno 700 milioni di costruzione, e avrà un budget di 60 milioni all’anno. L’Oklahoma City Bombing memorial è costsato poco più di 29 milioni. Il Memoriale della Seconda Guerra Mondiale è costato 175 milioni. E nonostante il nome, non sarà davvero un “monumento nazionale”, ovvero pubblico. Sarà privato, affidato ad un’organizzazione non-profit.

“Ecco il progetto che trasformerà il sito dell’11 settembre in un luogo per turisti, piuttosto che il memoriale di una tragedia nazionale”, dice un vecchio pompiere newyorkese; per non parlare degli stipendi dei dirigenti del progetto museo e memoriale, che prendono di gran lunga di più del commissario di polizia sicuramente più meritevole, in termini di vite salvate, di loro. Secondo molti esperti intervistati da VV, il memoriale sarà costoso da creare e da mantenere: per molti, è già praticamente un “progetto industriale” – “non so davvero chi abbia chiesto che si facesse in questo modo”, dice un professore esperto in “scienza del fuoco”. L’articolo di Village Voice continua, implacabile, nell’elencare tutti gli enti e le persone che dalla tragedia americana hanno tratto solamente vantaggi: libri, monete commemorative, film, organizzazioni di volontariato, esenzioni fiscali reiterate e continuate: dopo la tragedia, in molti hanno donato soldi e fondi a New York per finanziare ricostruzione e opere civili.

VOLONTARIATO E COOPERAZIONE – Finita l’emergenza, che fine hanno fatto questi soldi? Chi li gestisce, ora?

Queste organizzazioni riconoscono che la propria missione è cambiata negli anni, in parte per la natura mutevole delle fonti di finanziamento e delle priorità. Aiutare le famiglie, per esempio, si è trasformato in un obiettivo diverso – memoria, preservazione della storia, e difesa degli interessi pubblici. Ma molte famiglie coinvolte nell’11 settembre dicono al Voice di essere stufe dell’esistenza di queste organizzazioni nonprofit.

“Che fa questa gente con i nostri soldi?” si chiede qualcuno, non a torto, forse. Un esempio.

Le Voci dell’11 Settembre, che ha ricevuto più di 4 milioni in donazioni individuali, aziende e dal governo, fin dal 2003 ha subito varie critiche. La cartella fiscale del 2009 mostra che ha incassato quasi 700mila dollari in quell’anno. Il gruppo ha speso due terzi dei suoi soldi – quasi 450mila – in salari, benefits e altre compensazioni per i propri impiegati. Altri 270mila sono partite per spese operative.

Solo uno dei tantissimi casi che il Voice porta ad esempio di questa microgalassia di associazioni nonprofit che hanno ricevuto finanziamento da cittadini generosi, da sponsorships private e fondi pubblici per perseguire il fine di aiutare la città a risollevarsi dalla tragedia del terrorismo. E che esistono ancora, e a fare cosa, non sempre si capisce. Vincent Forras, il pompiere un po’ ciarlatano di cui abbiamo parlato all’inizio, per il Voice è il punto di inizio e di fine di questa tragedia nella tragedia, di questa farsa dolorosa. Lo stato di New York accetterà di perseguirlo in tribunale per come riesce ad arricchirsi sulle spalle dei cittadini? Il Voice, questo, lo chiede a voce aperta.

Perciò, il procuratore generale di New York aprirà un’indagine su Forras? “Non possiamo commentare indagini aperte o potenziali presso quest’ufficio, incoraggiamo chiunque a contattarci”, dice un portavoce.