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Yara: il Dna conferma che l’assassino è il figlio di Giuseppe Guerinoni

A uccidere Yara Gambirasio è stato il figlio di Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus di Gorno morto nel 1999 all’età di 61 anni. La conferma arriva dall’analisi del DNA che ha confrontato le tracce genetiche di «Ignoto 1» – contenuta in una macchia di sangue sul corpo della ragazzina – con quelle prelevate dalla salma di Guerinoni dopo la sua riesumazione: la compatibilità è del 99,99999987%.

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YARA: CERTEZZA SCIENTIFICA SUL PADRE DEL KILLER – L’altissima percentuale di compatibilità, che sfiora il 100% e che per la scienza dei test di paternità significa certezza, prova che Giuseppe Guerinoni è il padre dell’assassino di Yara Gambirasio. Lo si era già appurato dai prelievi di particelle di saliva sul retro di una marca da bollo ma la conferma è arrivata dall’esame di materiale biologico prelevato dal femore della salma, esumata nel marzo dello scorso anno. A eseguire l’esame l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa che aveva eseguito le analisi sulla salma della 13enne uccisa a Brembate di Sopra nel novembre del 2010.

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YARA: L’ASSASSINO È IL FIGLIO ILLEGITTIMO DI GUERINONI – L’assassino, quindi, sarebbe un figlio illegittimo dell’autista: Guerinoni è stato sposato e padre di due figli, ma il dna di «Ignoto 1» ritrovato sui vestiti di Yara non appartiene a nessuno dei due. Guerinoni deve quindi aver avuto un figlio da un’altra relazione e ora, appurato che l’assassino è davvero figlio dell’autista, il problema resta quello di rintracciare la madre. Nei mesi scorsi la polizia aveva interrogato gli ex colleghi di Guerinoni che avevano raccontato come, intorno alla metà degli anni Sessanta, l’uomo avesse confessato di avere avuto una relazione extraconiugale con una donna della Val Seriana. Finora però, tutti i tentativi di risalire alla donna – e di conseguenza al figlio – si sono rivelati infruttuosi.

YARA: L’ASSASSINO SI È FERITO CON UN COLTELLINO – L’assassino di Yara Gambirasio ha lasciato sulla sua vittima tracce ematiche: secondo gli investigatori l’omicida si sarebbe ferito con un coltellino, forse nel tentativo di tagliare gli slip della ragazzina. Il risultato dell’esame, secondo quanto si apprende, è stato consegnato nei giorni scorsi al pm di Bergamo Letizia Ruggeri, titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Yara.

 

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YARA: UN CASO ANCORA IRRISOLTO – Nonostante questo ultimo dettaglio, la morte di Yara rimane un mistero: 13 anni e giovane promessa della ginnastica ritmica, la ragazzina era uscita dalla sua casa di Brembate di Sopra nel tardo pomeriggio del 26 novembre 2010 per raggiungere la palestra e riconsegnare uno stereo alle sue compagne. A casa Yara non ci tornerà mai più. Subito era scattato l’allarme e le forze dell’ordine e numerosi volontari si erano messi sulle tracce della ragazzina, seguendo anche il segnale lasciato dal telefono cellulare della ragazzina, che aveva agganciato la cella di Mapello prima di sparire. Nel frattempo, la polizia raccoglieva la testimonianza di Enrico Tironi, il vicino di casa 19enne di Yara, che disse di averla vista, quella sera, parlare con due uomini. Tironi poi cambierà versione, dicendo di essersi inventato tutto. Le indagini si concentreranno allora su Mohammed Fikri, un uomo di nazionalità marocchina che, durante un’intercettazione telefonica, aveva pronunciato frasi che lasciavano intendere un suo coinvolgimento nella sparizione della ragazzina. Fu arrestato e poco dopo scarcerato, perché la traduzione dall’arabo vagliata dagli inquirenti si rivelò errata.

YARA: CHI È IL KILLER? – Il corpo di Yara fu ritrovato tre mesi esatti dopo, il 26 gennaio 2011, in un campo incolto di Chgnolo d’Isola a una decina di chilometri da casa sua. Il cadavere era in stato di avanzata decomposizione e sul corpo della ragazzina furono rinvenute alcune ferite. Secondo gli esperti Yara sarebbe morta quella sera stessa, poche ore dopo la sua scomparsa. Sui suoi vestiti furono trovate diversi dna: esclusi quelli dei famigliari e delle persone che avevano avuto contatti con lei, gli investigatori riuscirono a isolare un dna estraneo, ribattezzato «Ignoto 1», che apparterrebbe al killer. Confrontando i dna di migliaia di persone si sarebbe arrivati quindi a Giuseppe Guerinoni, morto nel 1999 e, come si apprende oggi, padre dell’assassino di Yara.

(Photocredit: LaPresse)