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Matteo Renzi e il Def: pagano anche le banche

MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, RISPONDE PADOAN – Tocca al ministro dell’Economia che ribadisce la necessità di manifestare un rispetto per i numeri, ribadendo che l’obiettivo è quello di far partire la crescita rispettando i vincoli per cambiare gli altri. Il rientro del debito, più lento, è dovuto ad una crescita dello stesso a causa del finanziamento del fondo salva stati. Alcune operazioni sono anche state richieste dall’Unione Europea come il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. E la terza ragione è dato dall’andamento insoddisfacente della crescita nominale, del Pil e dei Prezzi. Il tasso d’inflazione del 2,5 per cento con una crescita dell’1 per cento porterebbe ad una crescita complessiva del 3,5 per cento e noi saremmo a posto perché i conti pubblici sono in ordine. Enel e Poste sono sulla via della privatizzazione con un ricavo che va a scavare sul debito che inizierà a scendere. E dopo questa battuta Matteo Renzi saluta tutti e chiude la conferenza stampa.

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MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, IL MOMENTO DELLE DOMANDE – Matteo Renzi prende la parola ed apre ad alcune domande che riguardano gli incapienti, l’aumento dello stipendio dei manager pubblici nel biennio 2011-2013, l’asciugamento della spending review, il rientro più lento rispetto al debito, una rimodulazione del fiscal compact, sulle privatizzazioni, se sono previsti tagli a sanità e difesa. Renzi chiude ad altre domande perché preoccupato dai tg incombenti. Per gli incapienti c’è una soluzione tecnica che riguarda loro ed il 18 aprile verrà presentato il decreto sul quale si penserà alle buste paga. E mettere 80 euro mensili è un fatto di giustizia sociale ed un modo per restituire fiducia agli italiani. Per quanto riguarda lo stipendio dei manager, per la prima volta esiste un limite che non riguarda però le aziende quotate ma riguarda le nomine di Palazzo Chigi e degli altri ministeri. E rilancia l’idea di Adriano Olivetti che pensava come un amministratore delegato non doveva prendere più di dieci volte. Aggiungiamo noi, dell’ultimo operaio dell’azienda. Aggiunge poi che un dirigente dell’Asl guadagna 200 mila euro l’anno anziché 300 mila vive lo stesso e se va in giro senza auto blu andrà comunque in giro. Non ci saranno tagli lineari e per quanto riguarda la sanità, in prospettiva si spenderà di più perché s’invecchia. E questo porta alla crescita di malattie più complicate. E questo significa ripensare il modello ospedaliero. E ci sono regioni come Emilia Romagna e Veneto che hanno avuto un’attenzione meritevole ai costi, a differenza di altre. E bisogna per questo incidere sulle spese di queste regioni. Per quanto riguarda le riforme, queste hanno anche un significato economico ed umano perché c’è bisogno di dire ai cittadini che la politica fa sacrifici dando a coloro che prendono meno di 1.500 euro una quattordicesima. E per questo spera che anche la Cassazione nei suoi organi si taglino lo stipendio. Ma dev’essere una loro azione. Rispetto al 12 marzo, non si vota più per le province, l’Italicum è stato approvato in prima lettura. E questo è un segnale. Segnale come il dialogo con i professori più polemici su un tema enorme nel rapporto tra Regioni e Stato centrale arrivando ad una sintesi che proponga una chiarezza seria tra competenze aprendo le porte agli investitori stranieri. Sulle riforme costituzionali vengono proposti poi dei paletti fondamentali come la cancellazione del bicameralismo perfetto, il non voto della legge di bilancio, che essendo un amministratore locale non abbia un’indennità. E questa riforma non viene fatta per risparmiare anche se l’ottica è legata alla spending-review. Ma questa è una storia enorme. E sentire che bisogna mantenere le indennità colpisce, anche da parte del Movimento Cinque Stelle, che secondo lui sono entrati con un diverso obiettivo. Poi ci sono le obiezioni di esponenti della destra che contraddicono l’accordo del Nazareno con Forza Italia che annullano i rimborsi, che il Senato viene superato, che non c’è più indennità ed elezione dei senatori e che ci sia un equilibrio con gli enti locali. E per quanto riguarda il parere di esponenti del Pd in cerca di visibilità o desiderosi di oscurare il governo, il partito è pronto a discutere ma l’idea è quella di uno Stato più leggero in cui si pensa che la politica è un servizio a tempo senza possibilità di arricchirsi. E visto che il Pd lo ha sempre pensato, si può sperare in un esito positivo.

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MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, PARLA PADOAN – Dopo Matteo Renzi tocca al ministro dell’Economia Piercarlo Padoan che parla di una lettera di dimissioni in tasca nel caso di una nuova sollecitazione calcistica da parte del Presidente del Consiglio. Vengono presentate poi le riforme che verranno dettate da decreti futuri che dovrebbero portare ad un taglio dei costi, ad una politica di privatizzazioni, al rilancio del mercato del lavoro, al sostegno ai redditi più bassi, pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, che includeranno misure permanenti di efficientamento nel pagamento dei conti. Infine si pensa ai meccanismi di spesa ridotti, ovvero la speding review, un provvedimento con prospettiva triennale. E questa è la parte strutturale del Def. A livello macroeconomico, la crescita stimata dello 0,8 per cento è considerato ragionevole così come l’indebitamento al 2,6 per cento e l’aggiustamento infrastrutturale che resta in equilibrio per quest’anno ed il prossimo. E per quanto riguarda il rapporto con l’Europa, questo provvedimento porta ad una manovra in cui si abbandonano le ideologie per un discorso comune.

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MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, LE COPERTURE – Per quanto riguarda il 2014 la copertura riguarda due terzi del periodo, quindi si parla di 6,7 miliardi di euro. E questa, inserita nel decreto presentato venerdì 18 perché necessita del passaggio del Def in parlamento che avverrà il 17 per sbloccare alcuni fondi. 4,5 miliardi verranno dalla spending, una cifra che verrà scremata dai 6 miliardi stimati da Cottarelli, cifra troppo alta. Spending review che viene da un’rimodulazione del processo di spesa ed è un elemento che cambia la Pubblica Amministrazione. 2,2 miliardi vengono dall’aumento dell’Iva e dall’aumento della tassazione sull’operazione Banca d’Italia. Per quanto riguarda lo stipendio dei manager pubblici, è deciso il limite massimo di 238.000 euro a partire dal 18 aprile, cifra a pari con lo stipendio di Napolitano, un limite del tutto coerente. Poi questo pagamento non sarà legato più a degli obiettivi. Il 10 per cento di questa cifra verrà comunque dalla ripresa dell’Italia. Un’operazione di giustizia sociale quindi, che premia chi lavorerà bene così come avviene nel privato. Così si mantiene il rapporto deficit-Pil al 2,6 per cento. E Renzi ribadisce che quest’obiettivo conferma la volontà di cambiare l’Europa mantenendo gli impegni. E per questo si spera e si chiede che Bruxelles possa riconsiderare sé stessa. Entro venerdì il Def verrà votato da Camera e Senato, entro il 18 aprile verrà presentato il decreto sugli 80 euro ed entro fine aprile si vuole presentare la riforma del fisco e della giustizia ed entro fine maggio si spera che il Senato possa dare il primo colpo sull’abolizione del Senato, del Cnel e di rimborsopoli.

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MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, LA CONFERENZA STAMPA – Matteo Renzi entra in sala a Palazzo Chigi stemperando il clima parlando dei una discussione sulla prova tv che ha riguardato Mattia Destro, attaccante della Roma. Renzi precisa che si tratta di un documento serio e rigoroso ed aggiunge che la crescita stimata è dello 0,8 per cento. E questi interventi sono stati studiati con uno sguardo aderente alla realtà. Per questo non si avranno numeri ballerini e volatili a partire dalla previsione di crescita per il 2014, con numeri che spera verranno smentiti in positivo. Il documento sulla stabilità e convergenza in Europa verrà presentato intorno al 22 aprile, verrà valutato a maggio e gli esiti si vedranno a giugno. E questa notizia anticipa la presentazione che verrà fatta dal ministro Piercarlo Padoan. Renzi aggiunge che le riforme sono la pre-condizione per la ripresa e per questo si tratta di un’impegno morale da parte del governo. Aggiunge poi che la settimana prossima la riforma del Senato e del Titolo V verrà analizzata dopo che Napolitano ha studiato la riforma, come confermato dalla Costituzione e conferma che in questa sede verranno rispettati tutti gli impegni presi, rivendicando la riforma del lavoro entro marzo (ma solo il decreto). Vengono ridotti poi i nominati nelle varie strutture e parla di autorevolezza morale nel taglio di politici provinciali e senatori. Ed a questo punto bisogna dare vita ad una riforma strutturale anche nella pubblica amministrazione, scandito dal metronomo delle riforme. E visto che la politica stringe la cinghia, ora tocca anche ai dirigenti. Per cui si agisce sulle municipalizzate, sulle partecipate e sulle nomine. Confermate poi le misure sull’idrogeologico e sull’edilizia scolastica. E parlando degli 80 euro, Renzi ringrazia i giornalisti e le loro ipotesi sul taglio dei casi di spreco affiancato da un pessimismo graduale citando poi Crozza che imita un architetto celebre. E dopo la televendita, definizione per cui Renzi appare grato, torna alle coperture dicendo che i 10 miliardi di taglio di cuneo fiscale erano stati annunciati in Parlamento e non durante la televendita.

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MATTEO RENZI PRESENTA IL DEF, L’APPUNTAMENTO – Alle 19.30 Matteo Renzi presenterà i contenuti del Def, documento economico e finanziario, al cui interno saranno presenti le misure studiate dal commissario per la spending review Carlo Cottarelli e che dovrebbero portare, almeno nelle intenzioni di Matteo Renzi, 80 euro in più in busta paga ai lavoratori dipendenti il cui stipendio mensile non supera i 1.500 euro.

Matteo Renzi presenta il Def

LA SICUREZZA DI MATTEO RENZI – Le coperture annunciate, come ha detto Renzi, sono confermate già da giorni. Il Presidente del Consiglio, ai microfoni del Tg1, ha illustrato la situazione:

«Abbiamo trovato le coperture, verranno in gran parte dalla revisione della spesa. Allocheremo le risorse sui settori strategici, e taglieremo la spesa dove non è efficiente»

Repubblica ha spiegato che

«La caccia alle risorse si è mossa sul terreno del tabellone elaborato da Cottarelli. Alcune cose sono uscite come le pensioni (anche ieri sono arrivate rassicurazioni su questo fronte), altre sono rimaste. Il grosso viene da tagli ai beni e servizi per 800 milioni, della riduzione a quota 239 mila euro degli stipendi dei dirigenti dello Stato, dalla riduzione del numero delle partecipate degli enti locali e dei consigli di amministrazione. Poi auto blu, affitti, enti inutili, sedi periferiche»

RADDOPPIA L’IMPOSTA SULLE PLUSVALENZE IN BANKITALIA? – Ma in generale Il def delineerà il Piano nazionale delle riforme e le indicazioni fondamentali sulla politica economica del governo. Quindi non verranno proposti dati relativi ai tagli. Intanto secondo alcune indiscrezioni, raddoppia al 26% per cento l’imposta sulle plusvalenze delle quote Bankitalia. E questo sarebbe l’asso del governo per raggiungere i 6,6 miliardi per tagliare il cuneo. La misura, non contenuta nel Def, arriverebbe comunque sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

IL PESSIMISMO DI GIULIO TREMONTI – Ma l’ambiente non sembra dei migliori. Mentre Forza Italia ironizza attraverso il Mattinale, la nota politica del gruppo della Camera dei Deputati, chiedendosi se i famosi 80 euro sono lordi o netti, si scopre che il Def che verrà presentato oggi dal Consiglio dei Ministri verrà esaminato dal Senato a partire da giovedì 17 aprile. Ed a proposito di critiche, è opportuno segnalare quelle dell’ex ministro del tesoro Giulio Tremonti che, ripreso da Sky Tg24, ha definito il taglio delle spese calcolato in massimo sei miliardi di euro un taglio minimo e non una terapia d’urto, aggiungendo che la riduzione delle tasse dev’essere perpetua e non limitata a cinque, sei mesi.

 

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ANCHE PARTE DEL PD DICE NO – Ma i contrasti arrivano anche all’interno del Partito Democratico, a dimostrazione del fatto che al di là della facciata, al Nazareno il movimento è più diviso che mai. Donata Lenzi, capogruppo del Pd all’interno della Commissione Affari Sociali della Camera lancia l’allarme: «Siamo molto preoccupati per quanto sta emergendo in merito al Documento economico e finanziario. Noi vogliamo evitare che i previsti 80 euro in più nelle buste paga degli italiani si traducano nella riduzione dei servizi sanitari e siano pagati dai malati. Si tratterebbe di una brutta partita di giro». La Confcommercio invece attacca l’idea di una soppressione delle camere di Commercio, ritenendo che tale decisione rappresenterebbe un ostacolo allo sviluppo del settore agricolo specie per le imprese medio piccole, ricordando che la Camera di Commercio di Roma approva ogni anno 100 milioni di investimenti a favore delle imprese che chiedono un sostegno.

L’IRONIA DI FORZA ITALIA – E tornando a Forza Italia, il Mattinale ha riportato le previsioni del Fondo Monetario Internazionale che ha stimato per l’Italia, nell’anno in corso, una crescita del Pil allo 0,6 per cento:  «Nei confronti delle indiscrezioni fatte filtrare dal Governo (una crescita dello 0,8%) la tara è del 25%. Brutta giornata per Matteo Renzi che proprio in queste ore si appresta a varare il Def, premessa indispensabile per la campagna di primavera che dovrebbe portare qualche euro in busta paga ai lavoratori dipendenti, nella speranza che poi questi ultimi votino per il suo partito. Sarà quindi piu’ difficile del previsto trovare la quadra ed eventualmente convincere l’Europa che solo il Governo italiano è in grado di leggere nei fondi del caffé ed azzeccare il numero giusto. Mentre tutti gli altri non solo sbagliano, ma perseverano diabolicamente nell’errore».