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I veneti che vanno in Svizzera col passaporto della Republica Veneta

Gli indipendentisti del Veneto si sono recati in Svizzera esibendo un passaporto della Republica Veneta, senza b come si dice nel loro dialetto, per affermare il riconoscimento internazionale della secessione avvenuta con il referendum di due settimane fa. Un successo diplomatico per l’autoproclamatosi governo veneto, che è rimasto un paio d’ore in Svizzera italiana con una delegazione di una dozzina di persone.

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PASSAPORTO VENETO – I siti di informazione del Canton Ticino così come alcuni quotidiani del Veneto parlano di un curioso episodio avvenuto il fine settimana appena passato. Una delegazione di indipendentisti del Veneto, in rappresentanza del governo della Republica Veneta, si è recata in Svizzera per ottenere un riconoscimento internazionale alla secessione avvenuta con il referendum svoltosi una decina di giorni fa. Si tratta della consultazione promossa dal sito Plebiscito.eu, che si sarebbe conclusa con più di due milioni di voti di favorevoli all’addio del Veneto dall’Italia, secondo i dati forniti dagli organizzatori. La delegazione della Republica Veneta, guidata dal presidente Albert  Gardin, ha attraversato la dogana di Chiasso, cittadina svizzera sul confine con l’Italia, esibendo passaporti del nuovo stato. Secondo gli organizzatori di questa visita, il fatto che le guardie di confine elvetiche li abbiano fatti passare testimonia il riconoscimento internazionale della nuova entità statale veneta. Una tesi alquanto ardita, visto che da nessuna istituzione elvetica è arrivata una neanche vaga conferma in questo senso.

VENETI DAI LEGHISTI SVIZZERI- La delegazione del Governo Veneto ha incontrato alcuni esponenti istituzionali della Svizzera italiana, tra i quali Massimiliano Robbiani, gran consigliere del Canton Ticino, un incarico equivalente al nostro consigliere regionale, e municipale di Chiasso, ruolo che nell’ordinamento elvetico è comparabile a quello di assessore. Tra altri leghisti c’era anche Emiliana Cerè, consigliere comunale nella vicina Mendrisio, cittadina svizzera nota in Italia per essere la sede di un popolare outlet, il Foxtown. «Il deputato ticinese Massimiliano Robbiani ha portato il saluto del mondo politico ticinese e assicurato l’impegno della società civile elvetica in favore del ritorno alla Serenissima», ha dichiarato il presidente del Governo Veneto Alberto Gardin. Il quotidiano online Ticinonews ha descritto la visita come piuttosto breve. La dozzina di indipendentisti veneti, i venetisti, hanno parlato un’oretta con i leghisti elvetici, passando il confine con le loro bandiere della Serenissima e guardando anche le bancarelle. Una gita fuori porta resa comoda dall’autostrada dei Laghi che collega la Svizzera all’Italia, passando per la frontiera di Como.

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VENETO INDIPENDENTE – Nel colloquio con i leghisti del Canton Ticino i venetisti hanno parlato soprattutto del referendum svizzero svoltosi a inizio febbraio, che ha sancito la bocciatura della libera circolazione dei cittadini UE all’interno dei confini elvetici. Un’ingerenza dell’UE secondo i rappresentanti del governo veneto, forse ignari che si trattava di un trattato firmato dal governo svizzero, un’autorità riconosciuta a differenza di quello della Republica Veneta. Come rimarca il quotidiano di Padova il Mattino, il viaggio in Svizzera con tanto di esibizione di passaporti diversi da quelli italiani è stata un mossa per generare attenzione dopo il clamore mediatico per lo più negativo subito in questi giorni. Dopo la proclamazione dei risultati i dubbi sui dati forniti da Plebiscito.eu sono stati numerosi, e in pochi giorni vari tecnici hanno smentito che sul sito del referendum ci sia stato un traffico tale da generare l’imponente messe di voto proclamata dagli accoliti di Gianluca Busato. Il leader indipendentista questo fine settimana ha riunito i suoi militanti per annunciare le prossime iniziative del fronte raccolto attorno a Plesbiscito. eu. Probabile una raccolta firme contro le troppe tasse pagate dai veneti all’Italia.

PASSAPORTO ANTICO – L’attraversamento della dogana svizzera con passaporto della Republica Veneta non rappresenta comunque una novità, anche se lo svolgimento del referendum online ne ha dato maggior risalto. Nel giugno del 2013 infatti Gardin e i suoi amici del Governo Veneto avevano attraversato il confine esibendo il passaporto della loro Republica.  «Esibiremo alle guardie di frontiera di Chiasso e Como il passaporto, come già fatto con successo nel giugno 2013, le polizie di frontiera approvavano per non aprire questioni sulla Repubblica Veneta. Evidentemente la Serenissima continua a incutere rispetto», aveva dichiarato il presidente del Governo al quotidiano La Tribuna di Treviso. La dogana di Chiasso è tra l’altro meta di molti italiani, per diversi motivi. Da una parte ci sono i tanti frontalieri o i liberi professionisti che si recano in Svizzera per lavorare, attraversando la frontiera che ti permette di arrivare nel cuore produttivo del Canton Ticino, il Sottoceneri, l’area legata a Lugano. Dall’altro alto invece ci sono molti turisti del sesso che arrivano a Chiasso per potersi recare nei bordelli  ticinesi dove le prostitute svolgono la loro attività. Proprio a Chiasso ce ne sono diversi, e l’area vicina a quella frontiera è la più ricca di postriboli.

Photocredit: Ticino News, Facebook