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Il referendum per vietare il lavoro ai pedofili

La Svizzera ha fama di essere un paese politicamente noioso, ma i suoi referendum suscitano spesso dibattito e curiosità anche nelle altre nazioni. Tra poche settimane il popolo elvetico si dovrà esprimere su un’iniziativa popolare che vuole vietare il lavoro ai pedofili, nel caso in cui essi dovessero essere vicini ai bambini. Un tema molto scottante, che mette paura ai partiti orientati per il no. L’accusa di voler difendere i pedofili non piace a nessuna forza politica.

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REFERENDUM ANTI PEDOFILI – A poche settimane dal referendum anti immigrazione che ha suscitato un’enorme eco all’interno dei paesi europei, la Svizzera torna al voto con un’iniziativa popolare su un tema ancora più scabroso. Il 18 maggio il popolo elvetico sarà chiamato ad esprimersi su tre quesiti, ed uno di essi probabilmente genererà un acceso dibattito anche alle nostre latitudini. L’iniziativa popolare si chiama  «Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli» e propone questo testo di modifica costituzionale.

La Costituzione federale è modificata come segue:

Art. 123c (nuovo) Misura conseguente ai reati sessuali commessi su fanciulli o su persone inette a resistere o incapaci di discernimento Chi è condannato per aver leso l’integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente è definitivamente privato del diritto di esercitare un’attività professionale od onorifica a contatto con minorenni o persone dipendenti.

PEDOFILI SENZA LAVORO – Il referendum è promosso dall’associazione Marche Blanche, una sezione elvetica del gruppo nato in Belgio dopo le rivelazioni sugli omicidi commessi da Marc Dutroux. Il testo dell’iniziativa popolare corregge l’attuale sanzione per i pedofili, che in Svizzera non possono lavorare a contatto coi bambini per dieci anni. La pena diventa una sorta di ergastolo professionale a vita, ed è piuttosto controverso all’interno della politica svizzera visto che moltissimi lavori prevedono una possibile frequentazione con i minori. Come rimarca il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, la materia di mestieri vietati è molto numerosa: l’insegnante, allenatore sportivo, consulente o aiutante in centri di vacanza, e così via. Per questo motivo il Consiglio federale, il governo svizzero, aveva chiesto la bocciatura dell’inasprimento della pena sui pedofili, a cui il Parlamento elvetico aveva detto sì. L’opposizione dei legislatori non ha però fermato Marche Blanche, che ha raccolto le firme ed ora potrebbe conseguire la modifica costituzionale per via referendaria. Una prassi della politica svizzera, con la politica istituzionale corretta dal popolo.

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NO IMPOSSIBILE – L’analisi di SZ rimarca come il sì al referendum sia diventato sempre  più probabile, nonostante la maggior parte della politica svizzera sia contrario. In questo si sta riproponendo una situazione non così dissimile allo scenario occorso con il referendum anti immigrazione passato ad inizio febbraio. All’inizio mossa isolata della destra svizzera, gradualmente cresciuto nel consenso delle persone e poi esploso con la sorprendente vittoria alle urne. Anche sul referendum anti pedofilia la destra elvetica anti stranieri, la Svp/Udc di Blocher, si è mossa con anticipo, appropriandosi di questa battaglia molto popolare. Una scelta che sta mettendo in difficoltà gli altri partiti che avevano votato no in Parlamento all’inasprimento delle pene. Nessuno o quasi vuole fare una campagna elettorale dove gli avversari ti possono accusare di voler difendere chi molesta i bambini. Se questa fosse la dinamica, appare anche piuttosto chiaro come il referendum abbia buone probabilità di successo.

FUGA DAL REFERENDUM – Il presidente dei liberali svizzeri, Philipp Müllerm, spiega al quotidiano tedesco SZ quanto il tema sia controverso. Il suo partito, la Fdp, schierata al centro che si contrappone alla destra della Svp e alla sinistra dei socialisti e dei Verdi, avrebbe dovuto guidare il comitato per il no all’iniziativa. Le sezioni cantonali dei liberali hanno però espresso il loro sostegno al sì all’iniziativa anti pedofili, così da far ritirare subito il sostegno esplicito del partito al no. Il tema mette ansia alle altre forze politiche svizzere, tanto che chi si è opposto all’inasprimento delle pene in Parlamento, come gli stessi ecologisti o i socialisti della Sp, rimarcano come si impegneranno negli altri due referendum in votazione il 18 maggio, uno contro l’acquisto di nuovi caccia, l’altro sull’aumento del salario minimo. A settembre, quando la Camera bassa del Parlamento svizzero aveva fermato l’iniziativa si era verificato un vero e proprio assalto sui social media sull’esponente dei Verdi Maya Graf. L’Assemblea nazionale si era infatti divisa 88 voti pari, e l’esponente ecologista, presidente dell’organismo, aveva rotto l’equilibrio con il suo voto.