Patrizia D’Addario ritorna per difendere Silvio

La escort barese che ha messo nei guai il presidente ora dice: i magistrati ce l’hanno con lui, io sono...

La escort barese che ha messo nei guai il presidente ora dice: i magistrati ce l’hanno con lui, io sono stata incastrata

Ritorna Patrizia D’Addario, e sembra davvero un’altra. Dopo le varie comparsate ad Annozero e le centinaia di interviste rilasciate, dopo il libro e il film la escort più famosa di Bari Vecchia e nuova racconta a Cristiana Lodi di Libero un’altra verità. Dove quelle che venivano considerate carnefici (Silvio) in realtà diventano vittime:

«Sono stata usata dai nemici di Berlusconi, a mia insaputa ovviamente. Si sono serviti di me. Strumentalizzata e poi gettata via. Ma adesso è venuto il momento di parlare».
Racconti con ordine, signora. Dall’inizio della storia.
«Avevo quelle registrazioni sulle serate passate aRoma equesto a Bari lo sapevanoin tanti. Ma l’idea di rendere pubblici i miei due incontri con il primo ministro italiano e di consegnare i nastri ai magistrati, non è stata mia. Non l’ho mai nemmeno pensato e non lo avrei fatto se non mi avessero messo paura. Tentai di ribellarmi, ma fu inutile. Mi convinsero buttandomi addosso il terrore. Mi sentivo confusa, non capivo niente e impaurita seguivo consigli sbagliati».
Scusi, se è vero che lei non ha mai pensato di usare quei nastri a scopo di ricatto e tantomeno di renderli pubblici, perché allora ha registrato? Per quale motivo, per andare a Palazzo Grazioli a cena, si è portata il registratore? A cosa le serviva?
«Posso spiegare una cosa alla volta?».
Ci mancherebbe.
«È arrivato il momento di parlare. E io voglio dire tutto».
Prego.
«Ripeto, a Bari circolava insistente la voce che avevo registrato il mio incontro con Silvio Berlusconi. Fu il mio avvocato, Maria Pia Vigilante, a dire che dovevo consegnare quel materiale per difendere la mia vita. Sosteneva che dovevo farlo per proteggere mia madre e mia figlia».
In che senso?
«In quel periodo ricevevo minacce. Ho subìto un furto in casa e perfino una violenza da parte di un carabiniere (inspiegabilmente mai identificato) entrato nel mio appartamento, suppongoin cerca di quelle registrazioni. Avevo paura. L’avvo – cato ripeteva che seio nonfossi andata in Procura a depositare quel materiale, sarei finita in prigione per falsa testimonianza ed estorsione. Mi avvisava che non avrei visto mia figlia per almeno vent’anni. Contrariamente, cioè se io invece avessi riferito e documentato tutto al magistrato e alla stampa, mi sarei salvata e sarei diventata famosa. Avrei guadagnato soldi da libri e interviste. Soldi che invece, io, non ho mai intascato. Non appena dissi all’avvocato che possedevo quelle registrazioni, il magistrato mi convocò in Procura e mi arrivò a casa la Guardia di Finanza.Dauna parte ricevevo pressioni continue, dall’altra i pm che mi chiamavano in Procura. Oltretutto, in quel frangente, il mio avvocato non mi fece sapere che sarebbe stato mio diritto avvalermi della facoltà di non rispondere. Perché non me lo disse?».
Non lo so, signora.
«In Procura mimostraronole foto che riprendevano quelle serate a Palazzo Grazioli. Si vedevano entrare le ragazze,portate da Giampaolo Tarantini. Del resto lui era intercettato. Ma che colpa ne avevo se lo stavano pedinando? Ripeto: a Bari si sapeva che anch’io ero andata a Roma e che ero in possesso di quelle registrazioni ».
E chi fu a rivelarlo, se non lei? Ovvero l’autrice delle registrazioni stesse?
«Barbara Montereale era con me a Roma, ovvio che anche lei lo sapesse. Non solo, Barbara stessa aveva scattato le famose immagini nel bagno, quelle che tutti i giornali poi pubblicarono con grande risalto. Inoltre c’era il mio ex: lui era a conoscenza di tutto. Glielo avevo riferito. Si sapeva. Ma io quelle “prove” le ho tenute per nove mesi, se avessi voluto potevo usarle prima. Mi rendo conto soltanto adesso che costringermi a consegnarle mettendomi paura, è stata un’azione a mio danno. Per questo vorrei parlare al Presidente».
Per dirgli?
«La verità. Cioè che lui ha ragione quando afferma che certi magistrati lo perseguono ingiustamente e lo colpiscono nella vita privata solo per cancellarlo dalla scena politica. L’ho provato sulla mia pelle. Per danneggiare lui, c’è chi è pronto a usare le persone fragili e sfortunate come me. Io sono stata usata e adesso che non servo più, mi hanno abbandonata. Rovinata. Non ho visto un soldo. I libri, le tante comparsate in tv e tutte quelle interviste, non mi hanno fruttato nulla. E per concludere, chi mi doveva assistere, ha invece lasciato scadere i permessi che avevo ottenuto per poter costruire il residenceche hosempresognato di realizzare. Mi hanno tolto tutto, ho perso anche mia figlia che ha soltanto 15 anni e ora si vergogna di me. Non la vedo da un anno ».