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Lo studente picchiato a morte perché aveva i capelli ossigenati

Uno studente diciottenne ha trovato la morte nella capitale indiana per mano di un gruppo di negozianti, che lo ha linciato due volte anche grazie all’inopportuno intervento della polizia.

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UN LINCIAGGIO – Di nuovo feroci polemiche sulla polizia indiana, ma questa volta non è per la strana gestione di un caso di stupro, tanto che a seguito dell’episodio il paese s’interroga sul razzismo nemmeno tanto strisciante che permea la società indiana. Nido Taniamaveva diciotto anni ed era uno studente. Figlio di un politico locale dell’Arunachal Pradesh era stato mandato nella capitale per studiare e proprio nella capitale ha trovato la morte per colpa della sua acconciatura e della sua provenienza.

I CAPELLI OSSIGENATI – Nido esibiva infatti una cresta ossigenata che ha attirato l’attenzione e le prese in giro di alcuni negozianti, ai quali si era rivolto per chiedere un indirizzo. Questi poi sono passati a insultarlo con pesanti osservazioni razziste. Ne è seguito un litigio culminato con il violento pestaggio di gruppo del ragazzo con tanto di bastoni e spranghe di ferro. L’intervento della polizia ha calmato gli animi, ma poi gli agenti lo hanno lasciato di nuovo in balia dei suoi aggressori, che lo hanno picchiato di nuovo. Il giorno dopo lo hanno trovato morto in casa.

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LA REAZIONE – La polizia a quel punto ha fermato 3 persone per interrogarle, mentre nel paese saliva il dibattito sul razzismo, particolarmente forte nei confronti degli abitanti delle regioni Nord-orientali, considerati inferiori. La discussione così si è allargata sui media, mentre è apparsa una pagina Facebook che chiede giustizia per Nido.

IL RAZZISMO INDIANO – Non bastassero le discriminazioni di casta e quelle di genere, la presenza di decine di etnie nel paese rende particolarmente frequente l’insorgere di razzismi più o meno localizzati. Una realtà che nel discorso pubblico indiano è messa in secondo piano dalla denuncia del razzismo occidentale verso gli abitanti del sub-continente indiano, ma nemmeno l’India ne è immune