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Sperimentazione animale: l’UE e la multa da 150mila euro al giorno all’Italia

Una multa da 150.787 euro al giorno, fino a quando il nostro paese non si sarà adeguato sulla direttiva comunitaria del 2010 in materia di test sugli animali. È quanto chiede il commissario europeo per l’ambiente, Janez Potocnik, dopo la denuncia contro l’Italia presentata dalla Commissione Europea alla Corte di Giustizia, per la mancata attuazione della 63/2010 CE. I termini per l’attuazione sono scaduti lo scorso 10 novembre 2012 e la questione sta generando un acceso confronto nel dibattito già caldo in materia di sperimentazione animale.

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COSA DICE LA DIRETTIVA 63/2010 CE SULLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE  – «I test sugli animali devono essere conformi a quanto stabilito nella direttiva 63/2010 CE, ma in Italia non solo non abbiamo recepito la direttiva – rischiando ora rischiamo di essere deferiti dinanzi alla Corte di Giustizia Ue dalla Commissione Europea – ma abbiamo tradito lo spirito originario della direttiva, inserendo delle modifiche che ci portano fuori dagli standard europei». Così scrive in una nota Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. «La direttiva europea 63/10 CE nel proprio articolato chiarisce una finalità principale – spiega ancora Gallo – La volontà di eliminare le disparità tra le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici. Per questo – prosegue Gallo – prevede norme più dettagliate al fine di ridurre tali disparità avvicinando le norme applicabili in tale settore e al fine di garantire il corretto funzionamento del mercato interno e nel contempo afferma che il benessere degli animali è un valore dell’Unione».

 

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COME FUNZIONA LA DIRETTIVA – Filomena Gallo spiega dove si è prodotta l’infrazione: «Il 31 luglio 2013 la Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2013 (L. 6 agosto 2013, n. 96) e la legge europea 2013 (L. 6 agosto 2013, n. 97). La legge n.96/2013, all’articolo 13, di fatto, aziona un non recepimento alla luce delle le restrizioni introdotte. La legge n.96 espone il nostro Paese a procedimento d’infrazione perché di fatto la direttiva risulta non recepita poiché l’art. 13 non risponde ai dettami fondamentali della direttiva 63/2010 e non rispetta neppure i criteri di recepimento previsti». E ancora, spiega ancora Gallo: «Lo stesso articolo 2 ‘Misure nazionali più rigorose’ prevede: nel rispetto delle disposizioni generali del TFUE, gli Stati membri possono mantenere disposizioni vigenti al 9 novembre 2010, intese ad assicurare una protezione più estesa degli animali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva rispetto a quella prevista nella presente direttiva. Prima del 1 gennaio 2013, gli Stati membri informano la Commissione di tali disposizioni nazionali. La Commissione le porta all’attenzione degli altri Stati membri». Spiega ancora la Gallo: «Quando agisce conformemente al paragrafo 1, uno Stato membro non vieta o ostacola la fornitura o l’uso di animali allevati o tenuti in un altro Stato membro in conformità della presente direttiva, né vieta o ostacola l’immissione sul mercato di prodotti derivanti dall’uso di tali animali in conformità della presente direttiva. All’indomani dell’emanazione del decreto legislativo – conclude Gallo – Siamo pronti con i ricercatori a inviare denunce in sede europea affinché sia sollevato procedimento d’infrazione nei confronti dell’Italia e ad azionare le via giuridiche interne affinché la norma sia cancellata».

L’ENPA E LA «LOBBY DEI VIVISETTORI» – L’Enpa, l’Ente Protezione Animali, risponde: «Se l’Italia è in procedura d’infrazione, la responsabilità è della lobby della sperimentazione animale e di quanti hanno ritardato il recepimento della direttiva proprio per arrivare a questo punto. Per usare cioè la procedura di infrazione come uno strumento di pressione e ottenere così una regolamentazione della materia che permetta ai vivisettori di portare avanti i loro test senza garantire agli animali neanche una tutela minima. Com’è possibile – chiede oggi la Protezione Animali –  A tre anni di distanza dall’emanazione della direttiva, che ci si sia accorti solo oggi che il nostro Paese corre il rischio di essere condannato in sede europea?», Secondo l’Enpa  «non può e non deve essere il grimaldello attraverso il quale compiacere la lobby dei vivisettori e, di conseguenza, contraddire l’orientamento degli italiani, i quali, come rileva l’Eurispes, si oppongono ai test sugli animali».

IL VOTO IN SENATO SULLA DIRETTIVA UE – «Abbiamo fatto uno sforzo per trovare un difficile equilibrio, e penso che ci siamo riusciti. Per questo ringrazio tutta la Commissione». Così Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, annuncia con «piena soddisfazione» il parere positivo «a larghissima maggioranza» da parte della Commissione sull’atto del Governo relativo alla sperimentazione animale, che recepisce la direttiva Ue in materia. La senatrice ricorda che la Commissione «chiede al Governo di valutare la conformità alla direttiva europea su punti non irrilevanti: gli xenotrapianti e le sostanze d’abuso, gli allevamenti di animali in Italia, poiché la normativa italiana risulta più restrittiva di quella europea, esponendo l’Italia alla possibile procedura di infrazione da parte dell’Europa». Inoltre, puntualizza De Biasi, «abbiamo sollecitato attenzione alle sanzioni sugli eventuali abusi nella sperimentazione e abbiamo evidenziato la necessità di finanziamenti adeguati per la ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione animale». Dopo aver ricordato che la Commissione ha anche recepito il parere della Conferenza Stato-Regioni sulle procedure di autorizzazione sugli allevamenti e sui controlli veterinari, De Biasi sottolinea che il parere espresso «rafforza la ricerca nel nostro Paese, la tutela, apre alla ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione animale, e chiede al Governo di proseguire nell’armonizzazione fra legislazione italiana ed Europea, contemperando le esigenze di protezione degli animali usati a fini scientifici e quelle della ricerca scientifica, i cui risultati sono indispensabili per salvare vite, per farmaci appropriati e non dannosi, per un’etica della scienza trasparente ed autonoma, aperta al pubblico dibattito».

(Photocredit: Getty Images)

 

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