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La vera storia dei manifesti contro i ricercatori e di quei cattivoni dei vivisezionisti

«Tutti tranne gli animalisti. Ma scusa, com’è che nessun volantino è stato firmato? E non dico con nome e cognome, ma con un qualunque riferimento animalista, un “ALF”, una “A” di anarchia, anche una zampa. Un animalista militante ci avrebbe messo qualcosa, sicuro». Queste sono le parole di Paolo Mocavero, leader di Centopercento animalisti su Vice. Peccato che però il gesto sia stato rivendicato dagli animalisti, qualche giorno dopo. Nello specifico ALF, Fronte Liberazione Animale Italia ha spiegato perché:

La notte del 6/01 abbiamo attaccato poster e fatto scritte sotto casa di 4 vivisettori dell’università di milano: claudio genchi, maura francolini, alberto corsini ed edgardo d’angelo. Sui poster c’erano i loro dati personali, foto e la descrizione delle loro crudeltà una piccola azione come questa, da sempre parte delle pratiche del movimento di liberazione animale, ha creato un forte scalpore mediatico, presentando questi carnefici come vittime e benefattori dell’umanità peccato che quello che essi fanno infliggere sofferenza e morte. Non dimentichiamo quello che accade nei loro laboratori e non vogliono mostrarci,ovvero animali terrorizzati, costretti a una vita d’inferno, sottoposti ai più atroci trattamenti fino alla morte. da sempre mass-media, politici e università sono uniti nel difendere il business della ricerca e l’ autorità scientifica, che si arroga il diritto di disporre della vita e della morte di altri esseri viventi e dell’intero pianeta. L’atteggiamento vittimista dei professori, degli studenti e dei ricercatori, che solidarizzano fra di loro, dimostra che si sentono attaccati…Non lasciamoli in pace nemmeno un minuto !!che non dormano sonni tranquilli!!i loro dati personali sono di dominio pubblico, e facilmente reperibili,basta un minimo di fantasia!! Per la fine della vivisezione e per la liberazione animale. ALF

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GOMBLODDO! – Eppure gran parte del mondo animalista annunciava il complotto più totale. Nessuna mano anti-test contro i ricercatori, messi alla gogna pubblicamente, con tanto di nomi, indirizzi e recapiti utili a ricordare l’anonimia di “torturatori di animali”. In rete nei giorni scorsi sono girate alcune dichiarazioni riprese da pagine contro la sperimentazione animale:

Nei giorni scorsi, a nome mio e del movimento che rappresento, avevo preso pubblicamente le distanze senza mezzi termini da coloro che avevano offeso Caterina Simonsen, perché la notizia era reale come erano reali gran parte delle persone che l’avevano offesa (altro che fake). La mia onestà intellettuale mi costrinse a fare i “complimenti” ai vivisettori, per la grande strategia dimostrata sfruttando una povera malata divulgando i suoi filmati e foto strappalacrime ai media, con l’unico scopo di catturare facili consensi. Purtroppo il danno è stato fatto e l’immagine dell’animalismo è stata danneggiata. Oggi i vivisettori ci riprovano… mi spiego meglio. Sulla pagina FB degli aguzzini, martedì mattina alle ore 11.35 veniva pubblicata una notizia a dir poco sospetta: ignoti avevano scritto sui muri e affisso manifestini con indirizzi di casa, numeri di telefono e nomi di vivisettori più o meno noti… A tempo di record veniva emanato dai vivisettori un comunicato sulla questione, nel giro di poche ore la notizia era online sulle principali testate. Ovviamente senza un minimo di dignità, i vivisettori additavano le colpe agli animalisti. Al contrario degli animalisti dell’ultima ora, che nemmeno sanno quello che è successo sulla questione, dato che sono troppo impegnati a farsi i complimenti tra di loro sulle bacheche dei social network, ho cercato di capirci qualcosa e troppe cose non tornano. Come mai non avevano nessun riferimento animalista? Non una sigla? Non un simbolo? (mi riferisco alle sigle che si usano solitamente, tipo ALF o nel peggiore dei casi, la A dell’anarchia). Qualsiasi animalista militante (anche il più fesso) un simbolo l’avrebbe messo.

Questo era Paolo Mocaovero, ripreso anche da alcune testate come Milano Today e Il Giorno. Peccato che, alla luce delle dichiarazioni di Alf, non si trattava bensì di un complotto ordito da ricercatori ma bensì da azioni facenti capo ad una frangia che segue più o meno i medesimi ideali. Tant’è che i commenti sotto al coming out di Alf non sono stati proprio benevoli:

guarda la gallery:

DIETRO TUTTO – Ma chi è Alf? Alf ha lo scopo di bloccare, con azioni dirette, la sperimentazione animale. Obiettivo? Nel caso di impresa che pratica un impiego di animali si contribuisce con azioni e blitz volte ad arreccare un “danno economico”. Ecco in Spagna per esempio cosa è successo con il “furto” di 4 vitelli da un circo iberico.

Giusto per dare una idea, oltre l’assalto alla facoltà di Farmacologia di Milano, occorre ricordare l’azione rivendicata contro il bioparco Laghi Baite che ha portato alla morte di 40 volatili:

Intanto è mistero sugli uccelli che sarebbero morti nell’attentato incendiario, rivendicato dall’Alf (Animal Liberation Front): non si esclude infatti che chi ha appiccato le fiamme possa aver prima liberato i volatili che si trovanano nella struttura. Al momento, infatti, non è stata trovata alcuna carcassa di animale nell’incendio, nè sono stati recuperati i ‘tondini’ che tengono chiuse le gabbie, circostanza che fa pensare che siano state aperte e che quindi nell’incendio non siano morti una quarantina di esemplari, come si pensava questa mattina.
Sul posto è stato chiamato anche un ornitologo. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Pinerolo. Inizialmente si era parlato di 40 uccelli morti.

Così come Alf esiste anche Nemesi Animale che ha diffuso un report sui laboratori dove si pratica sperimentazione animale sotto la Madonnina. Nel pdf compaiono nomi e cognomi dei docenti bersagliati nei giorni precedenti dai fanatici animalisti.

I carnefici in camice bianco, con lauree, specializzazioni all’estero, riconoscimenti, fanno rivivere giorno dopo giorno questi orrori che avevamo detto di volerci lasciare alle spalle. I loro occhi sembrano non vedere l’orrore
del corpo martoriato, le loro orecchie sembrano non udire i lamenti, i gemiti, le invocazioni. Gli animali sono
solo degli strumenti per portare a termine quello che assicurerà la pubblicazione delle loro ricerche.

Un aggiornamento delle azioni è rivelabile qui sul sito di Bite Back. Una conseguenza dei blitz è riscontrabile invece qui,come nel caso del sequestro (o liberazione) dei topi del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano.

TRA BIC E SEDE SOCIALE – Ad aprile 2013, quando ci fu l’assalto a Farmacologia Milano “Nemesi Animale” ed “Essere Animali” si presentavano come “due associazioni”. Peccato che sui loro siti non compare alcun indirizzo fisico ma solo contatti e-mail. Nemesi Animale si è unita all’associazione Essere Animali per formare un’unica associazione nazionale. L’iban su cui versare il conto è intestato presso Poste Italiane. Ed è il medesimo. Nel registro imprese sia Nemesi che Essere non risultano registrate. Il conto sarebbe intestato ad “Associazione Liberazione Animale” con sede a Milano. A difesa della sperimentazione animale specifica il suo indirizzo: residente in via borgo Palazzo 13 a Bergamo con tanto di negozio da sposa al piano terra ed abitazioni private fino al secondo piano. “Essere animali”, invece, si presenta come una onlus. Il suo statuto non è più rintracciabile on line. In copia cache si definisce la natura della realtà animalista. All’articolo uno:

Articolo 1
Costituzione e sede

1.1 E’ costituita l’associazione di volontariato animalista e antispecistadenominata “Essere Animali Onlus” (di seguito “essere Animali” o“Associazione”).1.2 Ai sensi del Decreto Legislativo n. 460/1997 e successive modificazioni eintegrazioni essereAnimali si obbliga a inserire nella denominazione e inqualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico la locuzione“Organizzazione Non Lucrativa Di Utilità Sociale” oppure l’acronimo “ONLUS”.1.3 L’Associazione è regolata dal presente statuto e dalle vigenti norme di legge in materia

Perché non indicare sede sociale di una onlus? Sotto che nome registrare alla Agenzia delle entrate tale realtà? Non solo, nello spazio donazioni compare il Bic utile in caso di bonifici esteri. E il bilancio? Per la pubblicazione on line si dovrà attendere più avanti, dato che alcune delle associazioni sopraindicate sono “nate” da poco. Non solo, come ben nota il blog “A difesa della sperimentazione animale” non è facile risalire all’intestatario effettivo del conto:

Sul sito di Essere Animali (http://www.essereanimali.org/sostienici/), compare: sostienici…codice IBAN IT 22 A 05018 02400 000000168721 codice BIC CCRTIT2T84A. Da una ricerca ho appreso che il conto corrente si trova presso Banca Popolare Etica – Societa’ Cooperativa per Azioni (in Forma Abbreviata Banca Etica o Bpe) | Filiale di Bologna (BO) | Via Dagnini, 11, ma non si riesce a sapere a chi sia intestato.

MONITORAGGIO ANTITERRORISMO E INCONGRUENZE – Gnosis, rivista di intelligence italiana, racconta come “l’animalismo estremista” sia un fenomeno da monitorare.Lo spiega con un pezzo corredato da grafici:

Non aiutano di certo le difformità giuridiche, culturali ed operative che caratterizzano lo scenario della prevenzione di questo fenomeno a livello europeo ed internazionale. L’immagine e la realtà del fenomeno conosciuto come ARE (Animal Rights Extremism) sono discordanti, soprattutto tra le opinioni pubbliche ma anche tra gli operatori della sicurezza. La mancanza di un’adeguata informazione fa sì che, in determinate circostanze, l’azione dei gruppi animalisti violenti crei addirittura un’empatia con alcune porzioni di società civile, convinti a torto che la bontà di una “battaglia di valori” sia enormemente superiore all’entità dei danni provocati. Invece ci troviamo di fronte ad una proliferazione di movimenti estremisti che sfruttano il tema dei diritti degli animali per legittimare pratiche di aggressione o di intimidazione, se non quando di autentica violenza. L’estremismo animalista è una galassia multiforme, la cui attività violenta conosce preoccupanti emulazioni, soprattutto in Europa. Esso non ha nulla in comune con le numerose e pacifiche campagne di informazione e di propaganda sui diritti degli animali e sul loro utilizzo nella ricerca medica e scientifica. Il principio inderogabile della libertà di espressione e di opinione rende qualsiasi campagna di diffusione di idee e principi un pezzo essenziale del pluralismo democratico. Ma, oggi più che in passato, l’utilizzo di forme violente, e spesso armate, di lotta deve rappresentare il discrimine invalicabile per una piena tutela dei diritti e del benessere dell’intera collettività.

guarda i grafici:

(Andamenti grafici ecoterrorismo e provenienza politica su Gnosis)

E sopratutto…

Il Parlamento italiano ha avviato l’esame di due disegni di legge di recepimento. Il testo unificato, che tuttavia non trova ancora adeguata speditezza nel calendario dei lavori parlamentari, appare nella sua formulazione attuale restrittivo rispetto al ventaglio sempre più composito e articolato delle minacce costituite da attori transnazionali e che si allarga rapidamente a gruppi di ispirazione varia, ivi inclusi quelli appartenenti alla galassia dell’estremismo animalista. Più in generale, appare necessario stimolare un dibattito a livello politico sulla opportunità di elaborare un strategia di contrasto specificamente dedicata all’estremismo animalista, sul modello di quanto già sperimentato nel Regno Unito. La revisione delle procedure operative attuerebbe una strategia di sensibilizzazione estesa alle Forze di polizia e di intelligence, finalizzata a rendere l’estremismo animalista un obiettivo costante di osservazione, di indagine e misurazione a livello nazionale.

Eppure la frase dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla nel salotto Mediaset di qualche giorno fa riecheggia ancora nel web: «Gli animalisti sono pacifici. Nella storia non si sono mai verificati episodi di violenza ad opera di animalisti». Alf nelle sue linee guida si presenta così:

1- Liberare gli animali da luoghi di sfruttamento, come laboratori, allevamenti da carne e da pelliccia etc, e trovargli una casa dove vivere la loro vita naturale, senza sfruttamento e sofferenza.
2- Causare danni economici a chi si arricchisce con lo sfruttamento animale.
3- Svelare l’orrore e le atrocità commesse in segreto ai danni degli animali, utilizzando a questo scopo l’azione diretta non-violenta e le liberazioni.
4- Prendere ogni necessaria precauzione affinché nessun animale, umano o non-umano, venga ferito durante un’azione.
5- Ogni singola persona o gruppo che sono vegetariane o vegane e che fanno azioni secondo queste linee guida hanno il diritto di considerarsi parte dell’ALF.

Cosa sarebbe allora la rivendicazione dei manifesti contro alcuni ricercatori a Milano? Sul sito di Alf si legge il mood del movimento: «Azioni Non Parole Liberazione Animale Con Ogni Mezzo Ad Ogni Costo». Su Gnosis si parla di ARE (Animal Rights Extremism), fenomeno già monitorato a livello europeo. Casi che però in Italia non si sono ancora “manifestati”: «La mancanza di un’adeguata informazione – spiega il pezzo – fa sì che, in determinate circostanze, l’azione dei gruppi animalisti violenti crei addirittura un’empatia con alcune porzioni di società civile, convinti a torto che la bontà di una “battaglia di valori” sia enormemente superiore all’entità dei danni provocati. Invece ci troviamo di fronte ad una proliferazione di movimenti estremisti che sfruttano il tema dei diritti degli animali per legittimare pratiche di aggressione o di intimidazione, se non quando di autentica violenza». Ad ogni mezzo, ad ogni costo. Perfino quello di appendere nome, cognome e numero di telefono di un ricercatore sul muro. Il fine non giustifica i mezzi, avrebbe detto Macchiavelli. Ma se il mezzo è una black list come ci si deve comportare?