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Perchè l’Asia minaccia l’economia mondiale

L’Asia è stata negli ultimi anni la locomotiva dell’economia mondiale. Nel Continente più grande del mondo c’è però aria di tempesta. Le bolle immobiliari del Sud Est asiatico e la politica monetaria del Giappone rischiano di provocare forti tensioni sui mercati internazionali, con una fuga degli investitori che renderebbe più fragile l’intera crescita globale. Una contrazione che colpirebbe anche l’Europa che combatte per riprendersi.

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BOLLA IMMOBILIARE – Negli ultimi anni l’Asia ha trainato la crescita globale. I Brics più importanti sono Cina e India, i due paesi più grandi e popolosi del Continente che sta ridefinendo gli equilibri geopolitici mondiali. In questo momento però un’analisi di Die Welt rimarca quanti rischi si stiano accumulando in Asia. Il primo è la bolla immobiliare che si è formata in questi ultimi anni nel Sud Est Asiatico. L’analisi del quotidiano tedesco parte dalla Malesia, dal racconto del signor Lee, la cui casa ha quintuplicato il suo valore negli ultimi cinque anni. Ora il governo ha cercato di frenare il surriscaldamento dei prezzi ponendo un tetto agli investimenti di stranieri, che non potranno acquistare case al di sotto del milione di Ringitt, una somma equivalente grossomodo a 250 mila euro. Il boom dei prezzi delle case è un fenomeno che si registra in tutta l’Asia, dalla stesse Malesia, al Vietnam, alla Tailandia fino ad Hong Kong. Una bolla sottaciuta nel mondo degli affari, a differenza della crescita esplosiva dei prezzi registrata in Cina.

TIMORI DI CRASH – Die Welt sottolinea come le tensioni sul mercato immobiliari stiano trasformando l’Asia da motore dell’economia mondiale a uomo malato del sistema. Un esempio di questo mutamento è una delle capitali finanziarie, Hong Kong. Dal 2009 i prezzi delle case sono raddoppiati, una crescita che fa paura a Franz Wenzel, dirigente di Axa Investment Managers. L’investitore teme infatti che se la Fed rialzasse in modo deciso gli interessi, la correzione sarebbe molto dolorosa per l’Asia che finora ha approfittato della maxi liquidità americana. Analisi di Ubs e Barclays temono che i prezzi immobiliari possano ridursi del 30%, un vero e proprio crollo che frenerebbe l’economia, come già era successo con la crisi finanziaria del 1997. A Singapore si registrano simili dinamiche, visto che il costo delle abitazioni è aumentato di due terzi, tanto che molte famiglie non possono permettersene più una. Il problema della bolla è accresciuta dall’aumento del debito privato: in caso di diminuzione dei prezzi immobiliari, il peso dei mutui potrebbe farsi insostenibile. Per questo S&P’s ha abbassato il rating di quattro grandi banche della Malesia, per l’eccessivo peso dei mutui nei loro asset.

PROBLEMA GIAPPONE – Nel 1997 l’Asia subì una pesante crisi valutaria, che fu innescata anche dalla decisione del governo giapponese di aumentare l’Iva al 5% per contrastare la deflazione che stava allora iniziando a minacciare l’economia nipponica. Curiosamente, tra le ricette dell’Abenomics iniziata ormai quasi un anno fa c’è un forte incremento dell’imposta sul valore aggiunto. Tokyo vuole portare l’Iva all’8%, al fine di rafforzare la svalutazione dello yen, e penalizzare le importazioni. Vista la rilevanza della domanda nipponica per l’economia asiatica, la scelta del Giappone potrebbe, come successe quasi vent’anni fa, colpire sistemi già surriscaldati dalla bolla immobiliare, e che con uno sviluppo al momento squilibrato. Una contrazione congiunturale che si sommerebbe alle già rilevanti tensioni politiche che caratterizzano l’area. In Tailandia è scontro aperto tra le fazioni in lotta per il potere, con una battaglia che rischia di sfociare nella guerra civile. Tra Cina e Giappone la conflittualità è costante, e il nazionalismo militare di Abe indispone sempre di più Pechino.

FUGA DEGLI INVESTITORI – Gli stessi investitori dubitano anche della solidità del gigante cinese, la cui crescita sembra avere basi sempre meno solide. La Borsa cinese va peggio rispetto al resto del mondo, e l’indice azionario di Bangkok ha perso da ottobre il 15% del suo valore. Il valore della rupia  indonesiana è al livello più basso dal 1997. Per il momento solo il Giappone è apprezzato dagli investitori, ma questo non può stupire. Gli investitori apprezzano sempre le immissioni di liquidità, che consentono di poter ricevere denaro a bassissimo costo, così da ridurre il minimo il rischio insito nel credito. Die Welt rimarca come il punto sia quanto questa fase possa durare, prima che esplodano le contraddizioni che si stanno accumulando all’interno dell’economia asiatica. In Malesia, intanto, si accumulano le case vuote che non riescono ad essere vendute per mancanza di compratori. Un problema anche per chi ha contratto mutui, che ora fa fatica ad onorare per la svalutazione dei beni acquisiti.