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Luciana Littizzetto e Cota che si compra l’erba e la mette in conto alla Regione

Luciana Littizzetto torna a Che tempo che fa dopo la pausa natalizia. E subito punzecchia Angelino Alfano, appena uscito dallo studio, sullo spinoso (per lui) argomento dei matrimoni gay. «Finirà che i matrimoni gay li farà il papa!», sentenzia Luciana.

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LUCIANA LITTIZZETTO E BERSANI – La Littizzetto fa gli auguri a Bersani, con il suo stile, ovvero legge un’infantile e puntuta letterina, con il tono petulante che usa quando propina cattiverie. «La smetterai di fare metafore?», è quella diretta a Bersani. Poi Litti passa a una notizia insolita: «Vogliono cambiare il nome a Courmayeur, vogliono che si chiami Courmayeur Mont Blanc». La Litti entra nell’argomento montagna, per parlare dell’apocalisse di Cortina, e percula il dorato mondo andato in tilt per il maltempo. Da Cortina alla Merkel, e alla sua caduta sugli sci, è ovviamente un attimo, Luciana ci arriva a velocità Warp. E la Litti insiste, il “culone” della Merkel è un piatto troppo ghiotto per evitare di farci la scarpetta. Un po’ ovvio, e greve.

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LUCIANA LITTIZZETTO E MORGAN – E Morgan? La sua comica caduta, la sua patetica figura da wannabe rockstar, potevano non essere commentate da Luciana? Certo che no, anche perché sembra proprio che Litti non abbia molto altro da dire. La battuta di Renzi su Fassina introduce il segmento politico del monologo. «Renzi, sono 20 anni che siamo abituati a uno che fa battute. Meglio “Fassina chi?” che la mela che sa di culo. Ma prima che ci disintossichiamo ne passerà di tempo. Poi le farai le battute»

LUCIANA LITTIZZETTO E LA MARIJUANA LIBERA – Litti elenca i politici favorevoli alla cannabis libera: «Ho sempre sospettato che nella Lega girasse la marijuana, quando parlava Borghezio ad esempio». E via con le battute su tutti i leghisti. Quella su Cota è fantastica: «Cota che si compra l’erba e la mette in conto alla Regione». La Litti tesse le lodi della legalizzazione, a modo suo ovviamente. «Finalmente potremo scusare i politici per le cazzate che dicono», come Razzi e Kim Jong Un, il moderato, per interndersi.