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«La marijuana fa danni? L’alcol è peggio»

Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo che ha diretto il Dipartimento di Neuroscienza a Cagliari, parla con il Corriere della Sera degli effetti della cannabis. Gessa dice di aver provato la marijuana e spiega, con paragoni arditi ma centrati, quali sono le controindicazioni:

«Ovviamente l’ho sperimentata. Se si prova da adulto, le conseguenze non sono preoccupanti. A certe condizioni».
Quali?
«Molte. Anzitutto è necessario che abbia un alto contenuto di cannabidiolo, una sostanza cugina stretta del principio attivo che attenua quello che fa male».
Come si può essere sicuri che la cannabis sia «buona»?
«Non si può, non con quello che c’è in circolazione, senza regole».
Effetti negativi?
«Il primo e più grave è finire in prigione. Poi la capacità della sostanza di dare dipendenza. Ancora, un’influenza negativa sulla coordinazione motoria: se dopo guidi o vuoi fare sport, potresti avere degli incidenti. E ci sono ripercussioni sull’apprendimento e sulla memoria: durano una o due ore dal momento dell’assunzione ».

Poi, la risposta più interessante:

Cosa risponderebbe a un adulto che le chiede se può «farsi una canna»?
«Se non rientra nelle categorie appena dette, non lo dissuaderei più che dal bere tre bicchieri di vino a cena: l’effetto è lo stesso e il rischio dipendenza minore».