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Deflazione, tutto quello che avreste voluto sapere

Sfogliando le pagine economiche dei giornali di queste ultime settimane la parola “deflazione” o “timore di deflazione” appare sempre più spesso connessa con la situazione italiana ed europea ed essendo termine sinceramente a noi (per fortuna, e capirete il perché) poco conosciuto cerchiamo qui di spiegarvi cosa è e quale sono le sue maggiori conseguenze.

1) Cosa è “tecnicamente” la deflazione?

La sua definizione è un calo generalizzato dei prezzi di beni e servizi, in sostanza esattamente il contrario dell’inflazione, infatti quando il tasso di inflazione si avvicina o scende sotto lo zero si dice che si è entrati in una fase deflattiva.

2) Perché se l’inflazione rimane comunque sopra lo zero si parla già di fase deflattiva?

Perché l’inflazione è una media calcolata appunto su un paniere di prezzi di beni e servizi, ed una inflazione vicina allo zero significa che anche se alcuni settori dell’economia manifestano ancora un aumento dei prezzi, molti altri iniziano al contrario a registrare una diminuzione.

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3) Se i prezzi scendono non dovrei essere contento? Fare la spesa non costerebbe meno?

Per la banale legge della domanda e dell’offerta se i prezzi dei beni scendono in maniera generalizzata vuol dire che ci sono meno persone che li stanno comprando, o perché hanno meno reddito o perché preferiscono risparmiarlo per paura di averne meno in futuro. Questo induce da una parte ad abbassare i prezzi, ma anche chi potrebbe comprare qualcosa aspetta che i prezzi scendano ulteriormente, a quel punto le aziende producono ed investono di meno con conseguente aumento della disoccupazione e quindi ancora meno persone che hanno reddito sufficiente a compare quei beni e così via. Tecnicamente si chiama spirale deflattiva. Quindi certo, la spesa ti costa di meno, fintanto che riesci a mantenere un reddito uguale a prima, caso che se si è in una spirale deflattiva non si applica ovviamente alla maggior parte delle persone sennò non ci sarebbe la deflazione in primo luogo.

4) C’è qualcuno che si avvantaggia della deflazione?

La deflazione avvantaggia chi ha disponibilità di denaro, perché col suo denaro ha la possibilità di comprare più beni e servizi di prima, ma, come abbiamo detto sopra, più spesso preferisce aspettare (perché comprare oggi a 10 qualcosa che domani magari costa 9?).
Un’altra categoria avvantaggiata sono i creditori, perché si vedono restituire soldi che hanno un potere d’acquisto maggiore, mentre svantaggia di converso i debitori. Ma anche qua, come sempre in economia, esiste un trade-off, cioè ci sono anche gli svantaggi.
Se il debitore ha visto diminuire il reddito, per i motivi che dicevamo sopra, magari i soldi da restituire al creditore non ce li ha, quindi anche il creditore va in crisi e tutto ciò contribuisce ad acuire la spirale deflattiva e di stallo dell’economia.
Per questo una persistente fase deflattiva in realtà non avvantaggia il settore bancario, come spiegato dagli economisti Irving Fischer negli anni ’30 e ancora meglio da Hyman Minsky negli anni ’80, e come dimostrato empiricamente durante la lunga fase deflattiva sperimentata in Giappone, il famoso “Decennio Perduto” dove, accanto ad una persistente deflazione si è avuta una stagnazione economica

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5) Non riesco ancora a capire, se i prezzi scendono ad un certo punto il mercato si riequilibra su nuove basi e tutti sono contenti, no?

Ci sono diverse discussioni fra le varie scuole economiche sulla capacità del mercato di ritrovare una situazione di equilibrio attraverso un processo deflattivo e non è questo il luogo per entrare in tale discussione (né io avrei la capacità di farlo oltre un certo livello).
Proprio le difficoltà di uscire da una situazione deflattiva sperimentate dal Giappone negli ultimi 20 anni giustificano i timori al riguardo ed inducono cautela ad applicare alla realtà teorie economiche in modo semplicistico.

6) L’Italia ha un pesante debito pubblico, che conseguenze può avere la deflazione sui conti dello Stato?

Essendo lo Stato italiano un soggetto debitore rientra nelle categorie “svantaggiate” dalla deflazione per il debito già emesso. In parole semplici il costo di un debito si calcola usando l’interesse reale, cioè il tasso di interesse meno l’inflazione. Chiaro che su un BTP emesso due anni fa al 5% l’interesse reale varia in peggio se l’inflazione è al 2% oppure è 0,7%. Inoltre se il PIL rimane stagnante o cala le entrate fiscali peggiorano ed il rapporto del debito sul PIL aumenta anche a parità di spesa.
Questo è il motivo per cui le dichiarazioni di giubilo di vari politici su tesoretti derivanti dal calo dello spread sono piuttosto ingiustificate in quanto il tasso reale negli ultimi mesi è aumentato e non diminuito.