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Irina: la madre «parassita» di Rapallo che non merita di crescere la figlia

Abbiamo parlato del caso della piccola Maria sottratta alla mamma dalla polizia e dai servizi sociali mentre si trovava all’asilo. La bimba di 4 anni è stata prelevata due giorni fa da un istituto di Rapallo dopo che il tribunale per i minori ha stabilito che la piccola doveva essere affidata temporaneamente ad una casa famiglia. La notizia oggi è finita su diversi quotidiani. Perché? Per le motivazioni particolari del provvedimento. Nell’ordinanza la madre “pone grossi limiti alla sua disponibilità lavorativa rimanendo completamente a carico delle associazioni di volontariato territoriali”. Oggi spunta sul quotidiano Repubblica la notizia di ben dieci relazioni contrarie stilate dai servizi sociali prima del prelievo.

HUNGARY-COLORS

LA STORIA – La madre della piccola è di origini romene e risiede a Santa Margherita Ligure dove viene assistita dai servizi sociali, gli stessi che sono intervenuti insieme a poliziotti in borghese per prelevare la piccola. Lo stile di vita della donna secondo il provvedimento era “instabile, precario, alieno all’assunzione di fattivi impegni e parassitario rispetto ai sostegni ottenuti”. Nell’ordinanza del tribunale genovese parlando delle condizioni della minore: «Si trova in condizioni di indigenza e emarginazione – prosegue l’ordinanza – che ne mettono a rischio la salute psicofisica e le prospettive evolutive». Secondo i servizi la mamma avrebbe operato “una strumentalizzazione della bambina” che usava per “pretendere di ottenere una casa comunale e benefici di vario genere”. La donna a cui è stata tolta la figlia, scrive ancora nell’ordinanza il giudice del tribunale dei minori “ha dimostrato in questi anni un livello di grave inadeguatezza e irresponsabilità genitoriale, non mettendosi in grado di provvedere autonomamente al mantenimento e alla cura della figlia nonostante i molti e cospicui sostegni offerti”. Non solo, secondo il giudice, la donna avrebbe dimostrato “grande ambivalenza affermando di condividere i vari progetti che le sono stati proposti salvo poi opporsi recisamente quando erano state già trovate e impegnate le risorse”. «La povertà non è mai causa di allontanamento», hanno ieri precisato alla stampa i giudici del Tribunale dei minori. «Non cerchiamo famiglie da ‘mulino bianco’ ma un livello accettabile di garanzia di sicurezza per i bambini». Eppure la versione dell’ordinanza stride con la direttrice dell’asilo Vittoria Brioschi che ieri all’Ansa ha spiegato lo sconcerto davanti a quel provvedimento: «Siamo caduti della nuvole», ha sottolineato, parlando della bambina di quattro anni come di un minore felice. «E’ una bimba socievolissima e ben integrata», ha aggiunto. I compagnetti di classe sono rimasti sorpresi davanti all’assenza della bambina. Non vedendola, ha riferito ieri Brioschi, hanno chiesto alle maestre dove fosse quella che consideravano la loro “capa”.

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(Photocredits: GettyImages)

IL CASO SUI QUOTIDIANI – Il Corriere della Sera, in un pezzo a firma di Erika Dellacasa, riporta:

La mamma di Maria non ha problemi di droga, di alcol, non si prostituisce, quello sotto accusa è il suo «stile di vita» che il Tribunale dei Minori definisce «instabile, precario, alieno da fattivi impegni, parassitario rispetto ai sostegni ottenuti». Arrivata quasi tre anni fa in Italia («sono cittadina rumena, siamo nella Ue e ho il diritto di farmi una vita qui») la donna ha trovato una rete di accoglienza, è stata sostenuta dal Centro di aiuto alla vita di Rapallo, poi ha trovato appoggio dal Comune e un alloggio gratuito.

e ancora…

La donna, secondo il Tribunale dei Minori, avrebbe «strumentalizzato» la figlia al fine di «ottenere una casa comunale e, senza alcun impegno, il mantenimento e l’erogazione di benefici di vario genere». Se da una parte avrebbe usato la bambina per ottenere aiuti e sussidi, dall’altra l’avrebbe usata per rifiutare offerte di lavoro sostenendo che doveva stare con la piccola mentre invece ne «delegava la cura e il mantenimento al volontariato».

Nel pezzo è riportata la foto non della piccola Maria ma del caso del bambino di Padova di cui abbiamo parlato lungamente qui e qui.

tolta bambina a madre badante in nero

IL CASO DI CITTADELLA – Chi era il bimbo di Padova? Tutto iniziò da un video sul piccolo diffuso da Chi l’Ha visto in cui il minore di Cittadella veniva prelevato da scuola con la forza dai carabinieri. Il piccolo veniva sollevato tra le urla dei parenti materni e portato in una residenza protetta. Al bimbo fu diagnosticata la Pas (Sindrome da alienazione genitoriale) che prevede un abuso psicologico a carico del minore che rigetta la figura di un altro genitore. Alla base del problema c’è l’ostilità tra i due genitori. Il caso di Cittadella ha riempito per mesi le pagine dei giornali svelando retroscena e spesso audio imbarazzanti come quello del legale che assisteva la mamma del piccolo. Dopo che la Cassazione stabilì che la sindrome alla base della sentenza della Corte d’Appello di Venezia non era scientificamente provabile il minore fu di affidato alla madre. Ma non finì qui: il caso è arrivato l’anno scorso al Tribunale di Brescia che ha deciso la potestà del padre sul piccolo, assicurando alla mamma un nutrito calendario di visite.

LE RELAZIONI DEI SERVIZI – Su Repubblica, in un pezzo di Stefano Origone e Marco Preve per il caso di Rapallo si parla di ben dieci relazioni dei servizi sociali:

Da allora fino ad oggi ben dieci relazioni al Tribunale degli assistenti sociali relazionano su un atteggiamento per nulla collaborativo della donna. Si legge nell’ordinanza del Tribunale che ha disposto l’affidamento ad una casa d’accoglienza che la madre «fatica a rispettare impegni progettuali concordati come l’iscrizione al nido, la consulenza psicologica; rimane interamente a carico delle associazioni… non porta la bambina all’osservazione della relazione madre bambina rendendo impossibile l’osservazione… pone grossi limiti alla sua disponibilità lavorativa».

e delle parole della direttrice dell’asilo che difende la buona condotta della mamma:

«Tutto si è svolto senza tensioni, però avrebbero potuto avvisarci. Per me Irina è un’ottima madre, portava la piccola tutte le mattine e veniva a prenderla all’una o alle cinque a
seconda degli impegni. Naturalmente potrei non sapere tutto. Non poteva pagarmi la retta, ma
per me non c’è problema».

IN TRIBUNALE – Chi ha ragione? Irina o i servizi sociali? Nell’udienza fissata per il 30 gennaio davanti al giudice delegato del tribunale dei minori Giuliana Tondina la donna verrà accompagnata da un legale. Non sarà d’ufficio perché Irina, come ha rilasciato ieri all’Ansa “non si fida più di nessuno”. Il giudice, al termine dell’udienza, indicherà un percorso che potrebbe portare anche alla restituzione della bimba, ora affidata a una famiglia d’accoglienza. La mamma dovrà dimostrare di esser disponibile a impegnarsi in un percorso d’autonomia, a collaborare con i servizi sociali, a consentire il monitoraggio della condizione della figlia.